La strada per lucidare la propria vita: primo, sfidarsi coraggiosamente

Riguardo alla funzione del daimoku di “lucidare” la vita, il Daishonin afferma: «Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall’oscurità innata della vita è come uno specchio appannato, che però, una volta lucidato, sicuramente diverrà chiaro e rifletterà la natura essenziale di tutti i fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam myoho renge kyo».
La metafora dello specchio è veramente calzante. Così come lo specchio è dotato della proprietà della riflessione, così la nostra vita è dotata della mistica verità. Ma se uno specchio non viene lucidato diventerà opaco. Poiché ai tempi del Daishonin gli specchi erano fatti pr incipalmente di bronzo, si opacizzavano facilmente; ma se uno specchio è opaco non può più adempiere alla sua funzione originale e quindi va lucidato regolarmente. Anche la nostra vita, se la trascuriamo e non la coltiviamo, sarà avvolta dall’ignoranza.
Da qui la metafora dello specchio. L’atto di lucidare è indispensabile per ripristinare la proprietà innata dello specchio, e inoltre non è sufficiente pulirlo una volta soltanto. Se vogliamo che mantenga la proprietà della riflessione dobbiamo continuare a lucidarlo.
Come suggerisce questa metafora, la nostra pratica di recitare daimoku è una lotta per pulire la nostra vita, per spazzar via la polvere dell’ignoranza e aumentare al massimo lo splendore della nostra natura illuminata del Dharma.
La pratica di “lucidare” la nostra vita ha due aspetti. Uno consiste nel risvegliare una fede profonda, come ci esorta a fare il Daishonin; potremmo dire anche che consiste nel trovare il coraggio di combattere la nostra oscurità interna.
L’altro aspetto è continuare questo sforzo costantemente, secondo il monito del Daishonin di “lucidare con cura il nostro specchio notte e giorno”.
Questi due punti ricordano i due aspetti della recitazione del daimoku di cui tratta Nichikan Shonin facendo riferimento all’espressione del secondo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti; «Si è esercitato con coraggio e diligenza». Nichikan, famoso per essere un grande restauratore del Buddismo di Nichiren Daishonin, spiega che “con coraggio e diligenza” (yumyo) significa far sgorgare con coraggio il potere della fede mentre recitiamo daimoku, ed “esercitarsi” (shojin) significa impegnarsi sinceramente nella pratica della recitazione.
Quando si recita daimoku la prima cosa importante è avere lo spirito di sfida per agire con coraggio. Potremmo definirlo come l’atto di risvegliare una fede profonda dalle più riposte intimità della nostra vita in accordo con le parole del Daishonin, credendo fermamente di riuscire ad attivare la Legge mistica dentro di noi, a manifestare la nostra Buddità innata e a ottenere senz’ombra di dubbio l’illuminazione in questa esistenza. Significa anche affrontare direttamente i tre ostacoli e i quattro demoni che cercano di impedirci di recitare daimoku. Ci occorre uno spirito di sfida instancabile, impavido e assiduo per affrontare e vincere le schiere di ostacoli che sorgono per assalirci. È proprio sfidando, combattendo e sconfiggendo l’ignoranza che possiamo “lucidare” la nostra vita.

Commenti

Posta un commento