La giusta medicina

Toki ama gozen era di salute cagionevole. Il Daishonin le consiglia sia di incrementare la sua energia, sia di rivolgersi a un bravo medico. Seguendo alla lettera queste istruzioni, la donna riesce a guarire e a vivere ancora per venti anni.

articolo tratto dalla rivista Daibyakurenge

Toki Ama Gozen, conosciuta col nome buddista di Myojo, era originaria della provincia di Suruga, l’attuale prefettura di Shizuoka. In prime nozze aveva sposato un ricco proprietario terriero Iyo-no-kami Tachibana Sadatoki, dal quale ebbe un figlio nel 1252, Iyo-bo. Rimasta vedova, Toki Ama si risposò con Toki Jonin e insieme ebbero un figlio che più tardi prese il nome di Jakusen-bo Nitcho e una figlia, Oto Gozen. Entrambi i maschi si fecero monaci: il primo divenne in seguito Nitcho, uno dei sei preti anziani designati da Nichiren Daishonin l’8 ottobre del 1282. L’altro fu discepolo di Nikko Shonin, che lo nominò primo istruttore della scuola Omosu Dansho del tempio Taiseki-ji.
In una lettera indirizzata a Toki Ama, Nichiren Daishonin si premura di farle sapere che «Iyo-bo Nitcho è dotato di qualità superiori» (Gosho Zenshu, pag. 962), dato che la donna, come tutte le madri, probabilmente era ansiosa di sapere se il figlio si stesse comportando bene o meno e doveva aver chiesto sue notizie al Daishonin.
Toki Jonin, il secondo marito, era nato nel 1216 nella provincia di Inaba, attuale prefettura di Tottori, ma era vissuto per lo più nella provincia di Shimosa, ora prefettura di Chiba. Uomo di notevole cultura, si convertì al Buddismo quando Nichiren Daishonin si recò a Shimosa nel 1254 e da allora, insieme alla moglie, fu uno dei più fedeli seguaci, impegnandosi a fondo nelle numerose attività di propagazione della sua regione e mettendo a disposizione la sua casa come punto di riferimento per i credenti della zona. Nel 1260, all’epoca della persecuzione di Matsubagayatsu, accolse in casa il Daishonin, sfuggito per un soffio a un attentato e, nel 1271 gli mandò in aiuto un suo servitore quando Nichiren fu esiliato a Sado.
Il Daishonin gli inviò dei trattati e delle lettere di particolare importanza, quali Il vero Oggetto di culto e Lettera da Sado. Toki Jonin dal canto suo lo sostenne in ogni modo con offerte di indumenti, argento e altre cose necessarie per la sopravvivenza, e ancora, inchiostro, carta e materiale per scrivere perché potesse continuare a redigere i suoi preziosi insegnamenti. Nel febbraio del 1275, all’età di oltre novant’anni, morì la madre di Toki Jonin. Addolorato per la scomparsa, il figlio ne fece trasportare il corpo fino a Minobu perché Nichiren Daishonin celebrasse la cerimonia dei defunti. In quell’occasione il Daishonin, al corrente del fatto che Toki Ama aveva consigliato al marito di recarsi da lui, le scrisse una lettera lodandola per la sua premura: «Una freccia può fendere l’aria grazie alla potenza dell’arco che l’ha scagliata, le nuvole vengono spazzate via dall’uragano che le sospinge e un uomo può agire grazie alla forza di sua moglie» (Gosho Zenshu, pag. 975). Inoltre la informò che Toki Jonin era particolarmente felice del fatto che si fosse presa cura fino all’ultimo della suocera. Nichiren le scrisse questo particolare perché aveva notato che Toki Jonin le era molto grato, ma che, per una ritro- sia tutta maschile, non riusciva a esprimere ciò che provava.
La salute di Toki Ama era particolarmente cagionevole e, all’ epoca, questo significava una probabile morte prematura. Per questo Nichiren Daishonin scrisse per lei Il prolungamento della vita, incoraggiandola con queste parole: «Ci sono due tipi di malattie: più gravi e meno gravi. Una cura tempestiva di un bravo medico può guarire anche le malattie più gravi, per non parlare di quelle leggere.
«Anche il karma può essere diviso in due categorie: mutabile e immutabile. Un pentimento sincero sradicherà anche un karma immutabile, per non parlare di quello mutabile» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 87) .
Raccontandole l’esperienza della malattia della propria madre che – grazie alle preghiere del Daishonin aveva prolungato la sua vita di quattro anni – Nichiren esortava Toki Ama a sviluppare la propria forza vitale per mezzo della pratica buddista in modo da attivare al massimo l’efficacia della medicina: questo è infatti il sistema migliore per proteggere la propria salute. Le consigliò, quindi, di rivolgersi a Shijo Kingo, che era un ottimo medico, perché si prendesse cura del suo caso, e le spiegò che avrebbe potuto contattarlo lui direttamente, ma preferiva che fosse lei stessa a farlo perché, ben conoscendo il carattere suscettibile del suo discepolo, temeva che questi potesse avvertire la cosa come un’ imposizione. Il genere di sensibilità dimostrata da Nichiren suggerisce che sempre, prima di agire, è indispensabile tener conto dei sentimenti altrui. Toki Ama alla fine riuscì a sconfiggere la malattia e visse per altri vent’anni.
Nel periodo di Kamakura si pensava che fosse prossima la fine del mondo, anche perché la società era travagliata da feroci rivalità politiche e le epidemie si facevano sempre più virulente. Le malattie più comuni erano il vaiolo e il morbillo – che non colpiva solo i bambini, ma anche gli adulti – e spesso portavano alla morte. Ovviamente non esistevano i vaccini, e quando scoppiava un’epidemia, in seno alla popolazione il panico e la disperazione erano quanto mai gravi. In più, stava cominciando a diffondersi anche la dissenteria – sappiamo che ne soffriva anche il Daishonin – che arrecava ulteriori danni.
Toki Jonin, preoccupato per questa situazione, ne parlò col Daishonin, che per tutta risposta gli inviò il Gosho Curare la malattia (Ibidem, vol. 5, pag. 73). In questo scritto Nichiren Daishonin spiega che esistono due categorie di malattie, quelle del corpo e quelle della mente e che, queste ultime sono più difficili da guarire perché derivano dall’ opposizione alla Legge. Inoltre parla delle possibilità di guarigione, della relazione fra il Buddismo e la medicina e delle cause delle epidemie che imperversavano fin dal 1259.
Le malattie della mente – afferma – sono originate dai tre veleni di avidità, collera e stupidità. Si possono sanare sia le malattie del corpo che quelle della mente facendo ricorso a un buon medico. Ma quando i seguaci dei sutra Hinayana si oppongono agli insegnamenti Mahayana allora appariranno le malattie più svariate.
E ancora: se i seguaci del Mahayana provvisorio dichiarano questi insegnamenti superiori a quelli del Sutra del Loto utilizzandoli per combattere le malattie, non faranno altro che farle peggiorare.
“Perché oggi – si chiede il Daishonin – assistiamo alla comparsa delle malattie, delle tre calamità e dei sette disastri? Perché il sovrano e il popolo non credono nel corretto insegnamento e perseguitano il devoto del Sutra del Loto”.
Toki Ama non si lasciò scoraggiare dalla malattia e rafforzò la sua fede grazie ai costanti consigli del Daishonin. Nel 1279 egli chiese alla donna di proteggere tre monaci che avevano lottato con coraggio durante la persecuzione di Atsuhara e ringraziandola per le sue continue offerte le scrisse: «Ti auguro di vivere così a lungo come la tartaruga e la gru. Devi pregare per espandere la tua vita al di là di ogni limite per diventare luminosa come la luna piena e come la marea che cresce incessantemente» (Gosho Zen- shu, pag. 990).
Quando si convive da tempo con una malattia si è portati a credere che non si guarirà mai, ma la nostra lotta non è contro la malattia. Bisogna lottare per approfondire la propria convinzione nel Gohonzon che permette di trasformare il proprio karma. Questa è la causa per vincere e superare qualunque difficoltà: uno dei tre principi guida insegnati dal presidente Toda.
Una volta ritiratosi sul monte Minobu Nichiren Daishonin inviò più di quaranta lettere a Toki Jonin e questi, alla morte del maestro, si preoccupò di conservarle. Grazie a lui, oggi, possiamo disporre di numerosi manoscritti originali.
Toki Ama visse ancora a lungo e finì i suoi giorni serenamente non lontano dal monte Fuji.

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