Cambiare noi stessi e cambiare la terra

Il Sutra di Vimalakirti afferma che, quando si ricerca l’emancipazione del Budda nella mente degli esseri comuni, si scopre che gli esseri comuni sono l’entità dell’illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte sono nirvana. Afferma inoltre che, se la mente degli esseri viventi è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra; non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente.
Lo stesso vale per un Budda e una persona comune. Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda. È come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato. Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall’oscurità innata è come uno specchio appannato che però, una volta lucidato, sicuramente diverrà chiaro e rifletterà la natura essenziale di tutti i fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam myoho renge kyo.
Come ho già spiegato a fondo, la totalità del Buddismo esiste all’interno delle nostre vite e così anche la chiave per il conseguimento della Buddità – la trasformazione basilare della nostra condizione vitale – risiede in un cambiamento del nostro cuore o mente.
Per far capire questo punto il Daishonin cita il Sutra di Vimalakirti riassumendone alcuni passi nella seguente affermazione: «Quando si ricerca l’emancipazione del Budda nella mente degli esseri comuni si scopre che gli esseri comuni sono l’entità dell’illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte sono nirvana ».
«Gli esseri comuni sono l’entità dell’illuminazione» significa che la saggezza per conseguire la Buddità (illuminazione) si manifesta nella vita delle persone comuni immerse nelle illusioni e nei desideri. Analogamente «le sofferenze di nascita e morte sono nirvana» significa che la condizione vitale di Budda, caratterizzata da vera pace e serenità (nirvana) si manifesta nella vita delle persone comuni afflitte dalle sofferenze di nascita e morte. Il Daishonin sta spiegando che il Budda e le persone comuni non sono separati da un baratro insormontabile, che tutto ciò che li distingue è una differenza «nella mente degli esseri comuni».
Il Daishonin cita anche il passo del Sutra di Vimalakirti che spiega la differenza fra terre pure e impure, riassumendolo nella frase «se la mente degli esseri viventi è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra». Vi si spiega che non esistono due terre separate ma che l’unica differenza fra terre pure e terre impure sta nella bontà o malvagità della nostra mente. Secondo questa visione la terra pura non esiste in qualche mondo ultraterreno bensì nel mondo reale, e le persone la raggiungono attraverso la propria trasformazione interiore. Si tratta di una visione dinamica e al tempo stesso pratica della terra pura, basata sul concetto di “purificazione delle terre del Budda” esposto nel Sutra del Loto.
Il passo del Sutra di Vimalakirti che il Daishonin cita è tratto dal quinto capitolo, Informarsi sulla malattia, che descrive il dialogo fra Vimalakirti, eminente credente laico che pratica la via del bodhisattva e che si è ammalato, e Manjushri, uno dei principali discepoli di Shakyamuni, che è andato a fargli visita. Quando gli viene chiesta la causa della sua malattia Vimalakirti risponde: «Poiché tutti gli esseri viventi sono malati, io sono malato». È un passo famoso, emblematico dello spirito del bodhisattva che condivide le sofferenze degli altri come se fossero le proprie. Vimalakirti prosegue spiegando che i bodhisattva scelgono di nascere fra gli esseri viventi, afflitti dalle illusioni, e di condividerne le sofferenze di nascita e morte allo scopo di istruirli e guidarli all’illuminazione. Inoltre, poiché i bodhisattva hanno costruito dentro di sé una pura condizione vitale illuminata, non vengono sviati né sopraffatti dalle sofferenze.
I passi del Sutra di Vimalakirti che il Daishonin cita spiegano dunque il significato della Buddità e della terra pura dal punto di vista di un bodhisattva che lotta in mezzo alla realtà della vita quotidiana. Perciò, concludendo, il Daishonin afferma: «Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, ma una volta illuminata è chiamata Budda». Vale a dire che la differenza fra persone comuni e Budda non è altro che la differenza fra illusione e illuminazione nella mente delle persone comuni. Come possiamo allora trasformare l’illusione in illuminazione?
Nel passo precedente il Daishonin spiega che quando cambia il cuore delle persone, cambia anche la terra, cioè il loro ambiente esterno. Fondamentalmente, si tratta di una trasformazione da illusione a illuminazione. Come ho già sottolineato, ciò che rende possibile questa trasformazione è il daimoku e, sul piano spirituale, la fede.
È attraverso la fede che possiamo vincere sull’ignoranza e l’oscurità che è alla radice delle illusioni e manifestare la Buddità di cui siamo originariamente dotati.
Il Daishonin impiega una celebre metafora per descrivere questa potenzialità fondamentale di cambiamento: «È come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato», spiegando così che la recitazione del daimoku – il mezzo per sconfiggere l’oscurità interna attraverso la fede – serve a “lucidare” la nostra vita.
Tutti gli esseri viventi sono per loro natura entità della Legge mistica. E, per sua stessa natura, la condizione vitale di Buddità ci permette di utilizzare, senza alcun impedimento o limitazione, l’infinito potere della Legge mistica che esiste dentro di noi, ogni qualvolta e in qualsiasi forma ci occorra.
Il Daishonin paragona questo supremo stato vitale a uno specchio limpido che brilla come un gioiello. E tuttavia, pur essendo entità della Legge mistica, se la nostra vita è immersa nell’ignoranza non siamo in grado di far emergere il potere di questa Legge; in questa condizione oscurata siamo come “uno specchio appannato” incapace di riflettere alcunché. Recitare daimoku è la pratica per lucidare lo specchio appannato della nostra vita.

Commenti

  1. Ciao, sono Cristina e pratico da qualche mese. Leggo tutti i giorni questi appunti sul buddismo. Ricevo una carica e una forza incredibili ogni giorno, è diventato un piacere quotidiano. Grazie, grazie, grazie!!!

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