Fedeli a se stesse

L’immagine di una donna, Nichinyo Gozen, che con coraggio e coerenza scelse quale maestro seguire a dispetto delle mode e delle opinioni correnti.

Di Nichinyo Gozen, una delle più famose seguaci del Daishonin, non abbiamo molte notizie. Per certo sappiamo che intraprese il duro viaggio fino a Minobu per poter incontrare il suo maestro, e che lo sostenne costantemente con delle offerte. Forse era la moglie di Munenaka, il maggiore dei fratelli Ikegami, oppure chissà, poteva anche trattarsi della figlia della signora Matsuno.
Le maggiori indicazioni sulla sua personalità e sulle sue condizioni di vita le abbiamo dal Gosho, direttamente dalle parole del Daishonin, che l’aveva particolarmente a cuore per la sincerità e il rigoroso spirito di ricerca.
Nonostante il Giappone fosse funestato da lotte intestine ed epidemie, Nichinyo Gozen ebbe modo di inviargli, nell’arco di breve tempo, delle offerte particolarmente consistenti.
Sicuramente era una donna ricca, che apparteneva ad una classe sociale piuttosto elevata. Bisogna dire che rispetto a prima, la posizione delle donne in quel periodo, si era leggermente modificata: esse infatti potevano ereditare e in qualche misura possedere delle terre.
Naturalmente l’entità dei suoi doni è testimone sì della sua condizione economica, ma, sopratutto, dell’immensa gratitudine che aveva per Nichiren Daishonin, costretto in condizioni difficili sul monte Minobu.
Nel 1277, Nichinyo Gozen ricevette il Gosho Risposta alla signora Nichinyo, meglio noto col titolo Il vero aspetto del Gohonzon. Sappiamo che in precedenza il Daishonin aveva iscritto un Gohonzon, appositamente per lei. È proprio dal contenuto di questa lettera, – che tratta di argomenti importanti quali il significato e la forma del Gohonzon, il ruolo essenziale della fede – che capiamo che la donna univa una fede profonda a un notevole livello intellettuale, che le permettevano di occupare una posizione di rilievo nella cerchia dei discepoli.
Inoltre, sempre in questa lettera, Nichiren Daishonin le insegnò che nel profondo del suo cuore si trovava il tesoro più grande e che, basandosi su questo valore dentro se stessa, poteva costruirsi una vita autonoma e felice.
Un altro Gosho a lei indirizzato è Il vero significato del capitolo Zokurui, del 1278, dove il Daishonin, alla luce dei sette capitoli del Sutra del Loto, dal capitolo Zokurui (ventiduesimo) al capitolo Fugen (ventottesimo), le spiegò che i gravi problemi che agitavano la società giapponese erano dovuti al fatto che il devoto del Sutra del Loto era stato perseguitato dalle autorità del governo.

Le differenti scuole fede nel Sutra del Loto all’epoca di Kamakura

Per conoscere l’inizio della propagazione del Sutra del Loto in Giappone, bisogna risalire all’epoca Asuka (538-845) e Nara (710- 784).
Dell’era Asuka ricordiamo la figura del Principe Shotoku (574- 622), rimasto celebre per le sue conferenze sul Sutra del Loto che, come si legge in alcuni documenti storici, tenne su precisa richiesta dell’imperatore.
Nell’epoca Nara, furono costruiti numerosi templi per la pacificazione del paese e le autorità al potere si servirono dell’ insegnamento del Sutra del Loto.
Nel successivo periodo Heian (794-876), il Sutra del Loto era in auge fra tutta l’aristocrazia, che diede vita a una nuova forma di cultura, nota come “l’ epoca dell’insegnamento ornamentale”. Ma soprattutto si diffuse sempre di più fra le donne dell’ aristocrazia poiché il Sutra del Loto, in questo assolutamente rivoluzionario, insegnava che anche le donne potevano raggiungere la Buddità. Esse si dedicarono, pertanto, alla ritrascrizione del Sutra del Loto per ottenere, così come viene detto nel sutra, maggiori benefici e, nel contempo sostenevano i monaci con delle offerte. Le sincere offerte della signora Nichinyo si inseriscono in questa tradizione.
I duemila anni sucessivi alla morte di Shakyamuni (avvenuta, secondo l’ipotesi più accreditata, nel 949 a.c.), corrisponde all’ultima parte dell’epoca Heian e all’inizio dell’epoca di Kamakura (1185-1392). Questi furono anni particolarmente bui: la cultura buddista basata sull’insegnamento del Sutra del Loto venne meno, la guerra imperversava senza sosta e si verificarono numerose calamità naturali. La gente era sprofondata nella sofferenza e aveva perso ogni speranza. Apparvero delle nuove scuole buddiste ostili al Sutra del Loto e affatto preoccupate della sorte delle persone. Il loro unico scopo era quello di accattivarsi le grafigure femminili nel buddismo zie delle autorità per poter beneficiare della loro protezione. Per di più la gente, confusa, seguiva le scuole istituzionalizzate senza chiedersi quale insegnamento potesse realmente aiutarli a essere felici.
Nichinyo Gozen, nonostante questa situazione, non si lasciò influenzare minimamente; dando prova di grande temperamento, andò controcorrente e seguì l’insegnamento del Daishonin, il quale le spiegò che in quell’epoca regnava una grande confusione nel mondo del Buddismo e le chiarì quale fosse il modo corretto di credere nel Sutra del Loto. Così le scrisse: «Credere in apparenza al Sutra del Loto come i monaci della scuola Shingon, che sostengono che il sutra Dainichi è superiore e recitano formalmente il Sutra del Loto, equivale in realtà a disprezzare il vero insegnamento» (Gosho Zenshu pag. 1247).

Fede: requisito essenziale per il raggiungimento della Buddità

Qual è l’aspetto prioritario della pratica del Buddismo? Il Sutra del Loto insegna i principi di “accedere attraverso la fede” e “sostituire la saggezza con la fede”.
La fede dunque è essenziale per raggiungere la Buddità e Nichiren Daishonin chiarì molto bene a Nichinyo Gozen che questo è il principio fondamentale del Buddismo. Le spiegò che una forte decisione, basata su una fede profonda permette di attivare la forza illimitata della Legge meravigliosa. La fede è la sorgente unica che fa brillare il tesoro nascosto nella profondità del nostro cuore.
Di solito cerchiamo la felicità lontano da noi, ma sviluppare una forte condizione vitale equivale alla vera felicità: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi, persone comuni, che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol.4, pag.201).

articolo tratto dalla rivista Daibyakurenge

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