La mia isola dei sogni

A Pistoia avevo un ristorante gestito insieme a Paolo, il mio compagno. Gli affari non andavano per niente bene, eravamo sull’orlo del fallimento non potendo pagare né affitto né bollette. Mia sorella Sara e suo marito Natale mi spinsero a riprendere la pratica, ma questa volta, precisarono loro, dovevo farlo in modo serio e corretto. Dipendeva solo da me, se volevo essere veramente felice. Io, che non sapevo più dove sbattere la testa e non avendo niente da perdere, decisi, insieme a Paolo, di ricominciare con il Buddismo allo scopo di migliorare il lavoro e diventare felice. Decidemmo di vendere il ristorante in una settimana: venti milioni in contanti era la richiesta e poi saremo andati a vivere alle Canarie, nell’isola di Tenerife. Un’ora di Daimoku al giorno e Gongyo tutte le mattine alle sette per una settimana, questa era la nostra disponibilità per vedere cosa succedeva. Volevamo subito una risposta, ...che arroganti, ...in così breve tempo... sì, però, anche molto determinati. Cominciammo il lunedì. Bene, il venerdì avevamo concluso l’affare alle nostre condizioni, il martedì successivo eravamo a Tenerife. È stata davvero un’impresa. Immaginate soltanto che il locale era completamente buio, senza gas né telefono.
A Livorno, per circa un settimana, ebbi la possibilità di assistere alle riunioni del gruppo di mia sorella, e mi piaceva molto l’atmosfera che c’era, la serenità e la semplicità della gente, il fatto che parlassero di pace nel mondo attraverso la rivoluzione di ogni singolo individuo. Qualsiasi problema avessero avuto, avevano l’assoluta fiducia che lo avrebbero risolto con il Gohonzon. Uscito dalle riunioni mi sentivo sereno, alleviato da quell’angoscia che mi aveva sempre perseguitato. Qualsiasi cosa facessi o pensassi, per me infatti era tutto nero: ero nato sfortunato. Avevo trovato, forse, un sistema che mi permetteva veramente di essere sereno e felice?
A Tenerife ci mettemmo subito in contatto con i buddisti del luogo. Trovammo un clima senza dubbio più teso rispetto a quello delle riunioni fiorentine, tantoché ci venne in mente di praticare il Buddismo da soli. Sara ci sconsigliò e ci esortò invece a inserirci in quel gruppo e a cercare di trasformarlo, portando quella freschezza che forse mancava. All’inizio fu molto dura sia per la lingua (io non parlavo e non capivo lo spagnolo), sia per il “clima” che si faceva sempre più pesante. Dall’ Italia mi giunse la notizia che a febbraio avrei preso il Gohonzon, decisi che da quel momento non avrei perso neppure una riunione anche se dovevo fare 100 km per tornare a casa dalla zona nord dell’ isola dove si svolgevano tutte le attività. Nel sud, infatti, a praticare il Buddismo eravamo solo io, Paolo, Armando e una signora francese che teneva il Gohonzon come un oggetto di sua esclusiva proprietà. Continuavamo a nutrire perplessità...
Nonostante tutto io e Paolo, in risposta ai nostri sforzi, ottenevamo molti benefici, di tutti i generi. Pensate che un giorno, non avevamo niente da mangiare, tantomeno denaro per comprare qualcosa: ero talmente disperato che avrei potuto anche mollare tutto se non fosse stato per Paolo che mi fece capire che in fondo questi erano piccoli ostacoli. Mi tranquillizzai, recitai Daimoku con il desiderio di avere più fede nel Gohonzon e quindi in me stesso. Non ci crederete ma quella mattina, uscendo di casa, mi piovve tra le braccia uno scatolone di fette biscottate; un camion che andava un po’ “fortino” perse quella scatola in una curva dove “per caso” c’ero proprio io. Immaginatevi la mia gioia, anche se per una settimana mangiai fette biscottate tutti i giorni: le feci anche all’aglio, olio e peperoncino, tanto per variare.
Nel movimento buddista di Tenerife a gennaio successe l’imprevedibile. In seguito alle divergenze tra Nikken e la SGI io, Paolo e alcune decine di persone decidemmo di rimanere nella Soka Gakkai vicini al maestro Daisaku Ikeda. Gli altri 50/60 membri lasciarono la Soka Gakkai per unirsi a colui che fino a quel momento era stato il responsabile di tutta l’isola e che era passato alla setta Nikken (guarda caso insieme a quei responsabili più distanti). A Tenerife seguirono attività sfrenate: arrivarono responsabili dal Giappone, dall’Italia arrivò il signor Kaneda che ci aiutò molto; spiegò lo spirito di alzarsi da soli e quello di “ora è l’ultimo giorno”. Io in quel periodo mi detti molto da fare avendo tempo a disposizione: cercavamo delle occasioni per avere un colloquio con chi si era staccato, (anche se spesso senza troppo successo). Ho avuto poi una serie infinita di occasioni importanti, incontri che non si scordano come quello con Daisaku Ikeda avvenuto a Trets. Nelle Canarie poi sono cresciute tante persone validissime: sono nati due Centri culturali uno a Gran Canaria (Las Palmas) e l’altro a Tenerife (S. Cruz). Due Centri culturali in Spagna: uno a Madrid, l’altro a Barcellona dove si svolgono attività culturali, spettacoli, mostre sull’ambiente e corsi di Buddismo.
Io e Paolo accettammo una proposta di lavoro che ci portò a Ibiza nelle Baleari. Fu una stagione di lavoro memorabile. Ad ottobre eravamo di nuovo in Italia; la società per la quale lavoravamo ci aprì un mega-ufficio senza che noi ci mettessimo una lira. Immediatamente entrammo in un gruppo, dove facemmo attività mettendo a disposizione la nostra casa. E questa è stata una fase meravigliosa. Nonostante ciò non capivo perché mi trovassi ancora una volta in Italia insieme a Paolo, ma dopo poco capii che stavo mettendo a posto tutte quelle cose che avevo lasciato a metà fra le quali la causa che mi portò alle Canarie: il nostro fallimento. Messe a posto tutte queste cose, la società per cui lavoravamo ci propose di nuovo di tornare a Ibiza e noi accettammo. La stagione è stata un successo, una prova che ha dimostrato anche alle nostre famiglie che stavamo percorrendo la strada giusta. A Ibiza abbiamo anche acquistato una piccola casa. Inutile dirvi la mia felicità nel poter vivere un’altra volta in Spagna.
Il mio desiderio di diffondere il Buddismo in questo paese sta, a poco a poco, divenendo realtà. Spero che questa mia esperienza possa servire a tante persone che come me non credevano in se stesse. Ho cambiato questo modo così “scomodo” di sentirmi, affidandomi completamente al Gohonzon seguendo e cercando di approfondire sempre di più questa mia fede. (P. G. dati modificati)

Commenti

  1. ciao,sono Mario, un praticante reiki di 2° livello che a breve partirà per l'isola di Tenerife. in quest'ultimo periodo ( da agosto ad ora ) non sono stato molto determinato a seguire giornalmente le pratiche reiki e di meditazione..e devo dire che quando ci si allontana da se stessi si sente subito. non sono mai riuscito a seguire qualcosa fino alla fine, a volte a causa mia a volte perchè le persone con cui inizio qualcosa lasciano perdere..mi sono aperto alla natura da quando circa due anni fa ho incominciato a leggere libri e blog sui nativi americani e da li ho cominciato a interessarmi del buddismo e della filosofia orientale per risvegliare la mia mente addormentata..mi piacerebbe incontrare a Tenerife delle persone da frequentare per parlare e condividere esperienze,idee e qualsiasi cosa possa essere d'aiuto a migliorare se stessi e pian piano cio che ci sta attorno, per poter donare il proprio amore senza barriere. ringrazio tutti quelli che condividono la loro vita perchè tutti abbiamo sempre qualcosa da insegnare! namaste

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  2. Ciao, mi chiamo Simone. Ho vissuto 2 anni a Gran Canaria e adesso, dopo un anno in Italia per una offerta di lavoro, dovrei tornare alle Canarie ma questa volta a Tenerife a vivere con il mio compagno. Lui è originario di Santa Cruz. Mi sto avvicinando al buddhismo e alla Soka. Una mia amica italiana a Gran Canaria lo praticava ed era in contatto con persone della Soka Gakkai di Las Palmas. Sinceramente la realtá descritta della situazione a Tenerife mi ha un po scoraggiato, spero che le cose siano un po cambiate. Comunque ti faró sapere, cosí giusto per curiositá! Buona vita e grazie per aver condiviso la tua esperienza.

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