Compagno di vita

Quando conobbi il Buddismo di Nichiren Daishonin mi “innamorai” del Gohonzon: il mio cuore mi diceva che finalmente avevo trovato un punto fermo nella mia vita. E come una perfetta innamorata percorrevo ogni giorno parecchia strada o compivo sforzi incredibili incurante di tutto e di tutti, pur di poter recitare davanti al Gohonzon. Ero contenta sia della cosa in sé, sia perché mi avevano detto che questa era la forma migliore per iniziare a praticare il Buddismo. Perciò di questo “sentimento” non mi vergognavo, anzi era un motivo per trasmettere agli altri la mia gioia.
In seguito, quando il Gohonzon entrò nella mia casa, io, separata da molti anni, in segreto lo sentivo come il compagno della mia vita con cui finalmente dividere sofferenze, ansie, progetti, gioie. Ma questo mio sentire, questa volta non lo comunicai, temendo di essere considerata fanatica e forse matta.
Un bel giorno, mentre leggevo alcune considerazioni del presidente Ikeda, sobbalzai. Ritornai a leggere, era chiaro, era scritto proprio così: «Considera il Gohonzon come tuo marito». Allora io non ero proprio matta, il mio cuore, sorretto da una fede pulita aveva sentito in modo esatto!
E così nel silenzio notturno (solo a tarda sera potevo fare Daimoku) abbiamo intessuto un fittissimo dialogo, io e il Gohonzon, sul filo ritmato di Nam-myoho-renge-kyo. Inginocchiata davanti al Gohonzon talvolta confusa, altre ridendo e con senso di sfida, ho scoperto il mio valore e la mia dignità di essere umano. 
Al Gohonzon confidavo le mie preoccupazioni e molte volte recitando vedevo il Gohonzon con un velo di lacrime. Adesso capita spesso che conoscenti mi chiedano con meraviglia dei risultati raggiunti: la mia serenità e la famiglia unita e felice pur senza “un uomo in casa”.
Per me il Gohonzon è una presenza sacra che mi comunica fiducia, calma, rispetto, gioia e inoltre guardandolo e ricordando alcuni Gosho avverto la compassione di Nichiren, la sua attenzione lieve, la sua preoccupazione paterna verso le donne, e in particolare le vedove.
E così, io che ho avuto un padre padrone, un marito “non marito”, adesso mi sento come avvolta da attenzione e protezione e perciò sono sicura di me e felice. (A. P. I.)
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