L’illimitato potenziale della vita #2/4

I dieci fattori

I dieci fattori vengono enunciati nel brano del capitolo Espedienti del Sutra del Loto, che fa parte della pratica giornaliera di Gongyo, per descrivere il “vero aspetto di tutti i fenomeni”, un concetto che qui verrà solo accennato: «Il vero aspetto di tutti i fenomeni può essere compreso e condiviso solo tra Budda. Questa realtà consiste di: aspetto, natura, entità, potere, azione, causa [interna], relazione, effetto [latente], retribuzione e della loro coerenza dall’inizio alla fine».
Nel testo del sutra, ognuno dei dieci fattori è preceduto dalla parola giapponese nyoze, che significa letteralmente “tale è”, intendendo con ciò che ciascuno dei dieci fattori è il “vero aspetto di tutti i fenomeni”, e cioè Myoho renge kyo. Questo brano dichiara che tutte le vite sono intrinsecamente dotate del potenziale di diventare Budda e che sono in grado di manifestarlo concretamente. «Il principio del “vero aspetto di tutti i fenomeni” – scrive Daisaku Ikeda – è la base teorica per il conseguimento universale della Buddità».
Torniamo ora al principio dei dieci fattori: esso fornisce una struttura per l’analisi dei fattori della vita che sono sempre presenti in tutti i fenomeni mutevoli. La vita in ognuno dei dieci mondi possiede sempre tutti i dieci fattori, in qualunque condizione essa si trovi, da Inferno a Buddità.
Il primo fattore, l’aspetto (giapp. nyoze so), indica ciò che può essere percepito o distinto dall’esterno. Nell’aspetto sono incluse caratteristiche come il colore, la forma e il comportamento; negli esseri umani l’aspetto indica l’esteriorità della nostra esistenza, cioè il corpo e le sue varie funzioni.
Il secondo dei dieci fattori è la natura (in giapponese nyoze sho), che indica quelle qualità interiori che non possono essere percepite dall’esterno. In relazione all’esistenza umana, la natura denota gli aspetti spirituali della vita, come la mente e la coscienza.
Il terzo fattore è l’entità (giapp. nyoze tai), cioè l’entità della vita che si manifesta sia come aspetto esterno sia come natura interna ma non è di per sé né l’uno né l’altra. Entità è ciò che una persona è, la sua unicità e peculiarità che si manifesta sia nel suo aspetto fisico visibile, sia nei pensieri e nelle emozioni invisibili.
Il potere (giapp. nyoze riki), il quarto, è la forza interiore di cui la vita è dotata, la capacità della vita di vivere cioè di agire. Ad esempio, la vita nello stato di Collera ha il potere di agire con prepotenza e sopraffazione, la vita nel mondo di Umanità ha il potere di agire in base a valori etici e la vita del Bodhisattva ha il potere di alleviare la sofferenza degli altri.
Il quinto fattore, l’azione o influenza (giapp. nyoze sa), è la manifestazione concreta o l’efficacia visibile del potere.
L’azione si esplica nei pensieri, nelle parole e nelle azioni propriamente dette.
La causa interna (giapp. nyoze in), il sesto fattore, è la causa latente nella vita creata per mezzo dell’azione, che fa nascere simultaneamente un effetto latente. «La causa interna è ciò che fa sorgere l’effetto latente. Viene anche chiamata karma».
La causa interna e l’effetto latente esistono contemporaneamente nella vita umana.
La relazione o causa esterna (giapp. nyoze en), il settimo fattore, è la condizione che attiva la causa interna. È una sorta di catalizzatore e fa sì che la forza vitale si muova in risposta alla causa interna. Una causa interna attivata attraverso una relazione produce una nuova causa interna e un nuovo effetto latente; ed è egualmente attraverso la relazione che l’effetto latente diventa manifesto. La relazione può essere quindi vista come la connessione tra la vita e le influenze esterne e contribuisce sia alla creazione di una causa sia alla manifestazione di un effetto.
«Immaginate – scrive Ikeda – una persona a cui sia stata diagnosticata una forma incurabile di tumore. È molto probabile che l’effetto di una causa esterna di questo tipo sia il mondo d’Inferno; la maggior parte delle persone, infatti, dopo una simile notizia sprofonderebbe nell’angoscia più totale.
Se invece una persona ha raggiunto una condizione molto elevata, potrebbe anche essere in grado di pensare: “Questa è una grande prova. Devo superarla per completare la mia rivoluzione umana”. Se riesce a pensare in questo modo, una causa esterna tragica diventa l’occasione per crescere ulteriormente e diventare più felice. Il modo in cui la causa esterna viene assimilata nelle cause interne in costante mutamento (e di conseguenza negli effetti latenti) è il punto fondamentale. Il principio della rivoluzione umana sta nel fatto che noi costruiamo e cambiamo di continuo le nostre cause interne reagendo alle relazioni tra noi e gli altri e tra noi e l’ambiente».
L’ottavo fattore, l’effetto latente (giapp. nyoze ka) – già più volte citato – è l’effetto prodotto nella profondità della vita quando una causa interna è attivata dalla relazione. «Come abbiamo già detto – continua Ikeda – la causa interna e l’effetto latente esistono contemporaneamente. Ma allora, cosa li distingue? Essenzialmente, penso che si possa dire che la causa interna è la tendenza che si è creata dentro di noi fino al momento attuale, mentre l’effetto latente è la direzione futura della nostra vita considerata in questo preciso istante. [...] Poiché in realtà non possiamo percepire questa condizione, ma solo vederne le manifestazioni, la causa e l’effetto ci sembrano separati da un intervallo di tempo, mentre invece sono creati ed esistono contemporaneamente. Sono le due facce di una stessa medaglia. Nel momento in cui una causa viene in essere, tramite l’assimilazione di una causa esterna nella causa interna, un effetto corrispondente prende forma in una condizione latente».
Il nono fattore è la retribuzione o effetto manifesto (giapp. nyoze ho). Nichikan Shonin dice: «L’effetto manifesto è una reazione visibile alla causa interna e all’effetto latente». «C’è un evidente intervallo di tempo – commenta Ikeda – tra la creazione della causa interna e l’apparizione dell’effetto manifesto.
Tuttavia, l’effetto manifesto viene in realtà in essere nello stesso momento della causa interna, anche se ciò non è immediatamente evidente. [...] Lo sviluppo della retribuzione può essere paragonato alla crescita di un bambino. I bambini crescono ogni secondo di ogni giorno, di ogni mese di ogni anno, ma noi ne notiamo la crescita solo dopo un certo intervallo di tempo. Analogamente, la retribuzione comincia ad apparire nello stesso istante in cui la causa interna viene creata, ma occorre del tempo prima che noi riusciamo a percepirla».
Il presidente Ikeda spiega in maniera molto chiara il principio della trasformazione del karma attraverso i quattro fattori (causa interna, relazione, effetto latente, effetto manifesto) che abbiamo appena analizzato: «Le persone tendono a identificare la causalità, scientifica o karmica, con il determinismo, cioè con l’assenza del libero arbitrio, sulla base dell’idea che una data causa debba inevitabilmente produrre un dato effetto, e che ciò non possa in alcun modo essere evitato.
Tuttavia il punto di vista deterministico non prende in considerazione il nostro potenziale di modificare il senso delle nostre azioni del passato tramite le cause create dalle azioni che intraprendiamo da adesso in poi. Il Buddismo spiega che per far emergere la rete causale che esiste in latenza nella profondità del nostro essere è indispensabile un ulteriore elemento, ovvero la relazione che unendosi alla causa interna produce un effetto manifesto. Senza l’appropriata relazione, la causa interna e l’effetto latente coesistente con essa rimarrebbero per sempre latenti. Per di più, la forma con cui gli effetti latenti divengono manifesti varia ampiamente a seconda della natura della relazione, cioè della nostra interazione con l’ambiente.
Quando dalla nostra vita facciamo emergere la suprema condizione della Buddità, l’intera rete di cause ed effetti che costituisce il nostro karma personale si trasforma radicalmente, cominciando a basarsi sull’illuminazione anziché sull’illusione e a operare dunque per favorire il nostro progresso e il nostro sviluppo come esseri umani».
Il decimo e ultimo fattore è la coerenza dall’inizio alla fine (in giapp. nyoze hommatsu kukyoto). Questo fattore integra e unisce gli altri nove in ogni momento della vita: dove è presente un fattore sono presenti anche tutti gli altri, che operano in perfetta armonia e coerenza per esprimere la condizione vitale di quel momento.
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Commenti

  1. meraviglioso leggerti.
    Se passi dalle mie parti, fammi un fischio in qualche modo.
    Con tutto ilg ruppo di Gela saremo felicissimi di passare del tempo con te.
    Paolo

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