Adesso viene il meglio

Fino a quarant’anni aveva collezionato fallimenti. Oggi, dopo aver imparato ad affrontare le proprie responsabilità, ha sconfitto l’arroganza e l’egoismo e ha costruito una famiglia felice.

L’inizio della mia vita non è stato certo fortunato. A otto mesi ho perso la vista dall’occhio destro per un incidente, a tre anni una malattia mi ha provocato una grave infezione del sangue, che mi ha impedito di fare una vita normale fino all’età di 16 anni. Oltre a ciò l’esperienza della guerra e la separazione dei miei genitori mi hanno fatto crescere con dei grossi complessi e senza amicizie, con un carattere cupo ed introverso.
Crescendo cominciarono i rapporti con le ragazze e le cose andarono ancora peggio. Sembravo destinato a correre dietro a donne che di me non ne volevano sapere, o che mi usavano prendendomi in giro. Da parte mia non prendevo in considerazione persone con le quali avrei forse potuto costruire un buon rapporto, ma ero attratto solo da chi mi faceva soffrire. Di conseguenza non mi sono mai sposato e giunto alla soglia dei 40 anni mi ero rinchiuso in me stesso seppellendo dietro il mio orgoglio e la mia arroganza tutti i problemi che avevo. Dopo qualche tempo (dopo qualche anno!), mia sorella mi parlò del Buddismo. Dopo qualche titubanza cominciai a praticare più per curiosità che per vero interesse. In meno di sei mesi di pratica avevo realizzato due grosse esperienze: non avevo più il mal di testa periodico che mi trascinavo fin da bambino e avevo recuperato una forte somma di denaro, precedentemente investita in una società, e che consideravo persa.
Ormai la curiosità aveva lasciato il posto alla fiducia e alla fede nel Gohonzon. Dopo due anni di pratica volevo partecipare a qualche attività di staff all’interno della ISG, ma non trovavo uno spazio mio, finché durante un corso a Trets una signora mi propose di entrare a far parte del gruppo Diamante che si occupa delle pulizie del Centro culturale. Al momento la cosa non mi entusiasmò, non avendo mai fatto cose del genere e anche perché per il mio carattere mi sembrava una cosa umiliante per un uomo. Tuttavia riflettendoci decisi di accettare e mi trovai subito benissimo. Facevo attività con gli altri con uno spirito di collaborazione e con un senso di amicizia nuovo per me. In occasione della visita in Italia del presidente Ikeda, feci molta attività e mi prefissi lo scopo di fare chiarezza dentro me stesso. In quell’occasione mi resi conto di un mio limite: l’egoismo. Un egoismo così subdolo da farmi apparire esteriormente generoso, ma che inconsciamente mi frenava; capii che non avevo mai dato niente a nessuno di me stesso, cioè ero incapace di amare veramente e anche tutte le mie esperienze passate erano una fuga dagli impegni e dalle responsabilità. Decisi di cambiare. Recitavo molto Daimoku e facevo molta attività nel gruppo Diamante, ricordandomi le parole che Kaneda aveva detto durante una riunione: «Le azioni fatte per kosen-rufu produrranno senz’altro benefici». Impegnandomi in questa direzione piano piano la mia arroganza lasciò il posto ad un’apertura sincera nei confronti delle altre persone, ciononostante i rapporti con l’altro sesso non accennavano a migliorare. Non mi davo per vinto. Andavo avanti con fiducia e con speranza affidandomi alla fede, finché, per una serie di circostanze davvero “strane”, che soltanto grazie al Gohonzon possono verificarsi, ho conosciuto una donna che riassumeva tutto quello che potevo desiderare da una compagna. Siamo usciti come buoni amici per un paio di mesi, finché non ci siamo accorti di esserci innamorati l’uno dell’altra. È stato a questo punto che ho sentito di non voler più fuggire, così abbiamo iniziato la nostra relazione con lo scopo di costruire una famiglia. Tutto è andato benissimo e ci siamo sposati.
Adesso viviamo insieme ai figli di mia moglie e siamo una famiglia felice. Il mio impegno è di mantenere questa serenità e di fare in modo che anche altri possano sperimentare che con il Buddismo è veramente tutto possibile. (P. L.)

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