La terra della luce tranquilla

La drammatica esperienza della perdita quasi totale della vista le ha fatto scoprire la capacità di vedere non solo il mondo fisico, ma anche la sofferenza delle persone. E da lì partire per sostenere gli altri e per costruire una terra del Budda.

Tutto era iniziato nel 1996. Una mattina appena alzata, senza nessun preavviso, ebbi improvvisamente il distacco di retina totale con lesione profonda e la conseguente perdita della vista da un occhio, mentre l'altro risultava seriamente compromesso. Le conseguenze furono molto gravi, non solo la privazione della vista, ma anche la perdita del lavoro, in quanto facevo la decoratrice su ceramica da moltissimi anni... un dramma!
La conseguenza immediata fu una profonda disperazione che mi portò alla depressione. Non accettavo questo gravissimo deficit visivo, che i medici definirono un "handicap permanente". La mia esistenza cambiò in un attimo e diventò un problema fare qualsiasi cosa, anche la più banale. Obbligata a portare gli occhiali scuri, non potevo leggere né guidare. Una parte della mia vita stava scivolando via. Anche il mio fidanzato, con cui stavo felicemente insieme da otto anni e con il quale condividevo la grande passione per il ballo, appesantito da questa situazione mi lasciò, e così anche gli amici piano piano si defilarono; due anni dopo anche la mia mamma, per me unico conforto, venne a mancare: non avevo più voglia di vivere.
Infatti, proprio a causa della mia incapacità di reagire mi ritrovai successivamente a combattere altre malattie, come una operazione al fegato e due ernie al disco non operabili. Ero diventata l'ombra di me stessa, arrivando a pesare solo quarantaquattro chili. La mia vita si svolgeva ormai negli ospedali e fu inevitabile ricorrere a tranquillanti e antidepressivi. Ma un giorno incontrai un amico che vedendomi così distrutta mi accompagnò a una riunione buddista. Era il 12 ottobre del 1999, che poi scoprii essere la ricorrenza dell'iscrizione del Dai-Gohonzon... fu un bellissimo inizio! Mi rasserenai immediatamente avvertendo la gioiosità dei partecipanti e il giorno dopo iniziai a recitare Daimoku.
Fu come se la mia vita esplodesse di calore, di gioia, di luce che allontanava le ombre, dandomi la possibilità di vedere oltre. I benefici della pratica non tardarono a manifestarsi. Da persona triste e deperita ero rifiorita, il cambiamento era visibile agli occhi di tutti e tante persone mi chiedevano cosa mi stesse accadendo.
Ormai pensavo a guarire e a non farmi sconfiggere dal demone della malattia. In maniera del tutto naturale smisi di fare uso degli psicofarmaci e decisi di affrontare la vita vincendo sulle difficoltà grazie alla preghiera. In breve tempo riacquistai parte della vista e ciò mi consentì di poter leggere senza l'ausilio della lente d'ingrandimento. L'oculista rimase attonito constatando l'aumento delle diottrie e non si rendeva conto di come fosse stata possibile una tale trasformazione.
Grazie a questa esperienza mi sono resa conto di quante persone avessero bisogno d'incoraggiamento per non sentirsi soli ed emarginati nel loro dolore. Mi precipitavo a raccontare la mia esperienza a chiunque avesse un problema di salute, incoraggiandoli ad avere fiducia nel Gohonzon. Così facendo sette persone hanno iniziato a praticare e hanno ricevuto il Gohonzon. Provo una profonda gratitudine per la persona che mi ha parlato del Buddismo di Nichiren Daishonin e rabbrividisco al pensiero che lui, quel giorno, avrebbe potuto non fermarsi a parlare con me.
Ho ricevuto il Gohonzon il 7 novembre 2000 e nonostante siano passati diversi anni, conservo fortemente la consapevolezza che non avrei potuto farcela senza la preghiera, la fede, il sostegno dei compagni di fede e senza le frasi di Gosho che mi hanno accompagnato lungo questo percorso di rinascita che si è concretizzato fisicamente attraverso la guarigione, ma che ha agito più profondamente consentendomi di aprire gli occhi per far emergere la mia Buddità e riconoscerla negli altri. (G. G.)(dati modificati)
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