Buddismo: niente per caso #4/9

Se è solo il caso che conduce le persone alla sofferenza, queste non possono che risentirsi se il fato infierisce contro di loro, o essere contente se non lo fa. Comunque sono incapaci di cambiare le cose. Credere nel caso è logico se si nega l'eternità della vita e la continuità di causa ed effetto attraverso il passato, il presente e il futuro.
Dunque, sebbene il concetto di karma possa a prima vista apparire ingiusto o addirittura disumano, da un'altra prospettiva è estremamente positivo, perchè offre l'eterna possibilità di migliorare la nostra condizione. Afferma Arnold Toynbee: "Le azioni producono conseguenze, e tali conseguenze sono inevitabili. Non sono, però, inalterabili. Azioni successive possono migliorarle o peggiorarle". In altre parole, il karma riguarda sia il passato sia, forse in maggior misura, il futuro. Il Buddismo del Daishonin insegna che creiamo continuamente la nostra realtà futura: recitando Nam myoho renge kyo possiamo elevare la nostra condizione fondamentale e ricominciare da questo preciso momento a stabilire buone cause, basate sulla Buddità, per la nostra felicità futura.
Un simile comportamento può sembrare poco adatto a risolvere problemi come la guerra o la fame nel mondo, ma se verrà adottato da un numero sempre maggiore di persone si potrà, secondo il Buddismo, trasformare il karma collettivo che l'umanità stessa ha creato e che ha provocato l'odierna sofferenza nel mondo. Dice Nichiren Daishonin: "I ruscelli si riuniscono per formare il grande oceano e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone, ma poi, quando due, tre, dieci e alla fine diecimila miliardi di persone reciteranno il Sura del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di meravigliosa illuminazione, un grande oceano di nirvana! Non cercare nessun'altra via per ottenere la Buddità!" (Gli scritti di Nichiren daishonin, vol. II, pag.98) (continua) (Richard Causton)
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