L'infinito si coltiva dentro di noi

a cura di antonella guaia e serena mete

Fino a pochi anni fa il termine “Illuminazione” veniva usato per lo più per indicare il sistema elettrico che portava la luce nelle case e nelle strade; solo un’esigua minoranza di spiriti eletti la usava per riferirsi ad un improvviso lampo di genio che - squarciando le tenebre dell’ignoranza - permetteva di intuire una grande verità. Oggi il termine “illuminazione” è di gran moda e viene usato con disinvoltura per indicare quello che colpisce la nostra fantasia e che ci aiuta a sviluppare un’idea. È per questo che - prima di chiederci in che modo si ottiene - sarà bene chiarire che cos’è.
Il Buddismo insegna che esiste una Legge universale che regola il ritmo della vita e che racchiude, nelle sue misteriose profondità, il senso di tutto. Essere illuminati significa percepire questa Legge dietro gli eventi di ogni giorno, dietro i nostri desideri, pensieri, azioni. Significa percepirla e riconoscerla nel pulsare della nostra stessa vita. Nichiren Daishonin, nella sua lettera Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza afferma a questo proposito: «Quando una persona è illusa è chiamata comune mortale, ma una volta Illuminata è chiamata Budda... Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall’oscurità innata della vita è come uno specchio appannato, che però una volta lucidato, diverrà chiaro e rifletterà l’Illuminazione alla verità immutabile.»
Percepire dunque non basta: chi sceglie il Buddismo come insegnamento, e in particolare il Buddismo di Nichiren Daishonin, decide anche di concretizzare positivamente la propria Illuminazione. E di conseguenza cercherà di far tesoro delle intuizioni avute praticando e canalizzerà le proprie energie nella realtà quotidiana, con la determinazione di migliorare costantemente sia la propria vita che l’ambiente che lo circonda.
Nichiren Daishonin afferma che la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è, per la nostra epoca, il giusto mezzo per ottenere l’Illuminazione. È chiaro nel Buddismo che l’Illuminazione non proviene da un’“entità” superiore che la infonde nel comune essere umano, ma che è già insita come potenzialità in ogni creatura e che può emergere soltanto se ognuno la riconosce, la chiama, la coltiva e le permette di crescere e dare frutti, come un albero della terra.
Non si tratta di una conquista definitiva, ma di un continuo processo di crescita. Non esiste un traguardo, un punto d’arrivo, raggiunto il quale si è “illuminati”. Succede che, cominciando a percepire l’armonia della vita, ci si prova gusto e si impara a salire, gradino dopo gradino, la scala che ci permette di allargare la nostra consapevolezza, di sentire di più, di vedere meglio, per scoprire con il poeta Sandro Penna, che:
Il mondo, che par fatto di catene,
tutto è tessuto d’ armonie profonde.
Ma, per tornare alla nostra domanda, cosa si deve fare per avere queste piccole, successive illuminazioni? Praticare correttamente questo Buddismo. Il che implica conoscerne i princìpi, essere costanti nella recitazione di Daimoku e Gongyo, sviluppare quello spirito di ricerca che permetterà di sfruttare ogni dubbio, ostacolo, gioia e desiderio, per proseguire nel nostro cammino. Allora quello che sono illuminazioni parziali, intuizioni personali su ciò che la vita è, si trasformano in una più grande e profonda consapevolezza del mondo e del ruolo che scegliamo di svolgere all’interno della nostra e dell’altrui esistenza.
Quello che ci preme sottolineare è che il percorso di cui stiamo parlando è strettamente individuale, ovvero che di modi per ottenere l’Illuminazione ce ne sono tanti e diversi quanti sono gli esseri umani. Questo vuol dire che i princìpi buddisti vanno applicati alla realtà, che si manifesta in maniera diversa per ognuno di noi. In altre parole, nel Buddismo non è possibile tracciare delle regole su ciò che è giusto o sbagliato fare; ognuno può comprendere da solo ciò che è più giusto fare attivando la saggezza che accompagna lo stato di Buddità. Si può dire infatti che non esistono gerarchie di azioni che abbiano valore di per sé; il valore dipende dal modo in cui utilizziamo lo strumento che abbiamo scelto per esprimere concretamente le nostre potenzialità. In che modo usiamo la zappa, il pianoforte, la malattia, la bellezza e tutto quello che accade ogni giorno nella nostra vita? È proprio l’azione che sto compiendo ora a mettere in contatto concretamente il mio mondo interno (potenzialità) con il mondo esterno.
Per il Buddismo queste due dimensioni, esterna ed interna, non sono slegate, ma fanno parte di un tutto che ha un ritmo ed un’armonia. L’Illuminazione è nascosta in uno qualsiasi di questi momenti della vita quotidiana, a patto di usarli come carburante e non come spazzatura da buttar via. In un’altra lettera di Nichiren Daishonin, I desideri terreni sono illuminazione, si legge: «Il capitolo Hoben afferma: “Tutti i fenomeni sono manifestazione della Legge e sono eterni”. L’entità di tutti i fenomeni non è altro che Nam-myoho-ren-ge-kyo».
Alcuni princìpi base ci possono fare da guida: il primo precetto del Buddismo, ad esempio, ci invita a nutrire sempre un grande rispetto per la vita e a non offenderne la natura sacra, fermo restando che la responsabilità di scegliere il proprio comportamento, mo- mento per momento, è strettamente individuale.
Nel corso della pratica buddista scopriremo sicuramente, insieme agli altri, quali atteggiamenti mentali e quali comportamenti possono influenzare negativamente la nostra crescita e in questo saremo aiutati dalla conoscenza delle nostre tendenze ricorrenti. Ma il Buddismo è molto profondo e va “svolto” coerentemente ogni giorno; i nostri sforzi di comprensione e di umanità si esprimeranno nelle azioni che compiremo e i cambiamenti che riusciremo a cogliere saranno la traccia per i passi successivi. La pratica assidua e coerente, la verifica insieme agli altri del cam- mino che stiamo compiendo, sono quindi maestri infallibili. Questo processo di crescita che è il Buddismo non può essere ridotto ad una serie di regolette da seguire o - peggio ancora - distorto a seconda delle interpretazioni personali o dei periodi storici, in modo da imporre a chi lo segue rigidi rituali, che possono condurre alla superstizione piuttosto che alla serena pratica personale, volta all’Illuminazione e alla gioia.
Per questo nella nostra organizza- zione è costante l’appello alla consapevolezza individuale e al senso critico, così come l’invito alla discussione costruttiva e rispettosa. Nichiren Daishonin ci ha lasciato il grande compito di realizzarci come individui e come società, nel rispetto della nostra e delle altrui libertà. Per noi non esiste compito da svolgere più difficile e più appassionante allo stesso tempo.

Commenti

  1. Ciao,
    io sono Gio,
    arrivo su questo blog attraverso la rete, cercavo in un motore di ricerca il significato delle parole "Nam mioho renghe kyo"....
    Ieri mi è successa una cosa abbastanza singolare, premetto che il periodo che sto attraversando è il peggiore in assoluto di tutta la mia vita, peggiore sotto molteplici e ahimè importantissimi punti di vista...questo fino a ieri, perchè oggi ho avuto una notizia bellissima, che mi rende felice...e mi fa dimenticare in parte i miei problemi.
    So che è puo' essere solo una pura coincidenza, ma ieri sera tornando a casa da lavoro un ragazzo mi ha dato un bigliettino, un foglio di carta con su la scritta appunto Nam Mioho Renghe Kio.. senza dirmi niente senza parlare, me l'ha messo in mano, o forse sono stato io che l'ho preso, che l'ho voluto prendere....
    Tutto questo per chiederti se mi sai dire dove trovare materiale serio a proposito di questa frase, e di quello che c'e' dietro questa frase.
    Grazie infinite
    la mia mail è giosentenza@gmail.com
    Gio

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  2. Se la antonella guaia che ha scritto l'articolo è la prof. Antonella Guaia che ha insegnato inglese al Teresa Gullace, sono un suo ex alunno e volevo ringraziarla per essere stata tra le poche persone che mi hanno illuminato un sentiero di vita, o meglio che mi hanno fatto capire che era possibile incamminarmi verso le strade che il mio cuore voleva prendere perché quelle strade esistevano. Cmq se le puo far piacere continuo ad inventarmi le parole in inglese, però a differenza di 15 anni fa, adesso spesso ci azzecco.

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    1. Ciao! Solo ora vedo che esisto sulla rete! Grazie per avermi ricordato..vorrei sapere chi sei e mi piacerebbe che mi ricontattassi! La mia mail nellagua@tiscali.it

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