Il racconto dei miei primi tre mesi di pratica

Finalmente mi sono deciso a mettere mano a carta e penna. In quest’ultimo periodo sono successe troppe cose, decisioni, prese di coscienza troppo importanti per lasciarle in disparte. Scrivere mi aiuterà a monitorare un cammino che spero mi porterà alla felicità.
Fino ad ora non ho mai voluto scrivere perché temevo che qualcuno potesse leggere le mie riflessioni, lati di me che solo io conoscevo. Ora non dico che la situazione si sia ribaltata ma mi sento più sicuro e forse potrei io stesso un giorno far leggere ad altri questi pensieri. In questi ultimi mesi, settimane e giorni sono stato molto male.
Sempre più spesso mi ritrovavo a piangere per la profonda insoddisfazione sul lavoro e per il fatto di non intravedere ora concretamente la possibilità di costruire una vita affettiva, di amore e condivisione con un’altra persona.
Fino a due settimane fa queste crisi si manifestavano solamente il mattino e la sera quando, prima di iniziare la giornata o la sera quando mi fermavo, avevo la possibilità di riflettere. Poi è successo anche sul lavoro e quindi mi sono deciso ad andare a fare una visita specialistica. Un amico tempo fa aveva avuto problemi analoghi e me ne aveva parlato (cosa che mi aveva fatto molto piacere) per cui gli ho chiesto a chi si era rivolto. Così il 3 settembre scorso sono andato dallo psicanalista. Ho parlato liberamente per circa tre quarti d’ora rispondendo alle sue domande. Diagnosi: depressione che può essere (o va) curata. Tornando a casa in macchina tuttavia ripensandoci mi dissi: «...e se buttassi tutte le medicine nel cesso e provassi a uscirne con le mie gambe?». In altre occasioni della vita mi sono trovato in momenti molto tristi e ne sono uscito. Prendere quelle medicine voleva dire una piccola, o meglio, una grande sconfitta.
Voglio provare. Devo trovare il mio equilibrio. Questi pensieri si intrecciavano con alcune sensazioni/concetti che Martin mi aveva trasmesso sul Buddismo. Non so nulla di questa religione ma quel poco che ho percepito mi ha trovato in perfetta sintonia.
Anche lui mi ha detto di aspettare ad iniziare con le medicine come anche alcuni altri amici. Mi consigliò di provare a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Ero molto imbarazzato a prendere questa iniziativa. Mi sentivo molto a disagio al pensiero di fare una cosa senza sapere quello che facevo. Anche se lui mi diceva di non razionalizzare troppo, io avevo bisogno di trovare un aggancio.
Sabato mattina, sfogliando dei numeri arretrati del Nuovo Rinascimento, ho buttato l’occhio su un articolo che diceva che occorrono quindici anni di pratica per raggiungere la felicità. Come il tempo che occorre ad un piccolo seme per diventare una grande pianta.
Questo pensiero mi mise subito in angoscia: quindici anni per essere felice. Poi però ho “stoppato” i miei pensieri: felicità non è solo punto di arrivo, felicità è nascita, crescita, cambiamento. Un equilibrio fra la propria natura ed il mondo che la ospita. Dietro Nam-myoho-renge-kyo, da quanto avevo intuito ci stava qualche cosa di analogo; un desiderio di equilibrio/rispetto tra la persona ed il mondo sia in ambito spaziale che temporale. Questo è quello che voglio anch’io e così ho recitato Nam-myoho-renge-kyo.
È durato solo cinque minuti, ma sono stati momenti molto intensi con sensazioni forti.
Nella mia mente si è formata l’immagine di un bambino che veniva messo fuori dalla porta di casa/città; la porta si chiudeva dietro le sue spalle e lui doveva camminare da solo. Non c’era angoscia o smarrimento in tutto questo. Solo una sensazione di leggero vacillamento dovuto al fatto di dover stare da solo sulle proprie gambe.
Così mi sentivo io, avevo eliminato tutti i “puntelli” che mi sostenevano, mi ero “denudato” ed ora, per quello che ero, dovevo cominciare la mia storia.
Era una bella sensazione, nonostante l’incertezza delle gambe, e la “nudità”, sentivo che mi aspettava qualche cosa di bello.
Ora non riesco ad andare avanti a scrivere. Rifletto e sorrido lasciando correre nella mente le immagini. Credo che questa sia la strada, mi auguro che le gambe “tengano” perché la felicità passa per di qua. (E. R.)
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Commenti

  1. Sei appena uscito di casa e già ci hai riscaldato il cuore col tuo breve racconto. Grazie. Attendiamo il seguito.

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  2. Grazie per aver condiviso, la felicità è la che ti attende.buona vita ��

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  3. Grazie per le belle parole........anche per me e' un momento difficile e sto cercando di rimanere a galla!!!!!!!!

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  4. Grazie per le belle parole........anche per me e' un momento difficile e sto cercando di rimanere a galla!!!!!!!!

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