Sonata a quattro mani #1/2

La voglia di ascoltare

Avevo frequentato le riunioni per diversi mesi, ma senza iniziare a praticare il Buddismo, perché ritenevo di non averne bisogno. Dopo tutto io stavo fondamentalmente bene: i miei genitori, i miei nonni e mio fratello erano in salute, la situazione economica della mia famiglia era buona, stavo per laurearmi in medicina e da vari anni frequentavo con passione una scuola di psicanalisi. Certo, avere la possibilità di studiare insieme ad altri il Buddismo era per me una bella occasione per approfondire ulteriormente la conoscenza dell’essere umano, e ritenevo che mi sarebbe comunque servito, insieme allo studio delle altre religioni e della filosofia, anche per la mia formazione professionale. Inoltre le riunioni di discussione erano incontri piacevoli e occasioni per conoscere belle persone; ma a che scopo avrei dovuto ripetere una frase, sempre la stessa, e autosuggestionarmi in quel modo? Dovevo però riconoscere di avere un problema: soffrivo perché alcune persone a me molto care stavano male e io non riuscivo assolutamente a trasmettere loro l’atteggiamento gioioso e attivo che a me era capitato in sorte di avere nella vita. Anzi: più cercavo di far stare bene quelle persone e più stavano male, ed io ero arrivato persino ad essere arrabbiato con loro perché continuavano a stare male nonostante tutti i miei sforzi per aiutarle.
Dunque ho iniziato a praticare il Buddismo nell’agosto dell’99 da un giorno all’altro, recitando Gongyo e un’ora di Daimoku e studiando con l’intenzione di utilizzare la pratica come mezzo per migliorare le mie capacità di ascoltare e incoraggiare gli altri. I primi anni mi sono serviti per rendermi conto di essere sempre stato estremamente impaziente, e quindi violento, proprio con le persone a me più care. Ma la svolta decisiva è avvenuta nel giugno dell’anno scorso, quando la mia ex corresponsabile di gruppo, da tempo depressa, si è suicidata. Decisi allora di recitare ogni mattina Gongyo e due ore di Daimoku per cento giorni, decidendo con tutto me stesso di diventare una persona in grado di sostenere chi soffre così tanto da desiderare di togliersi la vita. Poi dall’inizio di quest’anno fino all’arrivo del presidente Ikeda ho recitato ogni giorno tre ore di Daimoku con lo scopo di terminare la specializzazione in psichiatria, che avevo iniziato dopo la laurea in medicina, e cominciare a lavorare privatamente come psichiatra e psicanalista. 
Queste le cause, ora veniamo agli effetti.
Dopo un breve periodo si è verificata una svolta decisiva per il mio lavoro: un professore di psichiatria, che aveva uno dei più importanti studi privati della mia città, doveva lasciare l’attività. Ho rilevato immediatamente quello studio. Poi l’11 luglio ho dato gli ultimi esami di specializzazione e il giorno dopo ho iniziato a lavorare con decine di pazienti che fino a quel momento erano stati in cura da quel professore. Sono circa sei mesi che lavoro nel mio nuovo studio e mi trovo molto bene e, nel frattempo, sono diventato responsabile dei giovani uomini, cosa che mi ha reso molto felice, perché tenevo tanto ad assumermi la responsabilità di dedicarmi alle persone della mia città.
Ma l’esperienza più bella di questo ultimo anno di pratica è stata un’altra. In primavera, mentre recitavo per il lavoro, feci molto Daimoku con Anna, una ragazza di 28 anni affetta da linfoma (che le aveva ormai invaso il midollo osseo). In quel periodo, anche molti amici recitavano Daimoku per lei. Un giorno la convinsi a darmi una sua foto, e permettermi di copiare sul retro due sue poesie per mandarle al presidente Ikeda. Anna ha fatto il trapianto del midollo osseo il 7 maggio scorso. Ikeda ha ricevuto la foto e le poesie, e le ha risposto con una poesia. Le due poesie di Anna sono state pubblicate sul Seikyo Shimbun e dopo aver letto quell’articolo, un intero capitolo in Giappone ha deciso di dedicare parte delle sue attività ad Anna, e le ha inviato regali e lettere di incoraggiamento. Infine, dopo la mia partecipazione a una riunione di scambio tra italiani e austriaci a Vienna, la mia esperienza e le poesie di Anna sono state pubblicate sul periodico dell’associazione austriaca della Soka Gakkai.
La prima poesia è stata scritta nel 1989, prima che Anna iniziasse a praticare:

La vita / instancabile controversia /
insanabile incomprensione /
instancabile ricerca di consolazioni /
di illusioni / d’amore.

La seconda è stata scritta nell’aprile di quest’anno, ovvero nel periodo in cui stava recitando dalle sei alle dieci ore di Daimoku al giorno per lottare contro il linfoma:

Io comunque vado fino in fondo. /
Se non sono abbastanza forte, bene; /
Se invece lo sono, bene; / in ogni caso
ho vinto.

A proposito, a metà ottobre Anna ed io siamo andati a vivere insieme. Adesso è mia intenzione continuare a lottare per la pace e, in particolare, facendo riferimento a un’inclinazione che mi caratterizza e sulla quale ho preferito non dilungarmi qui, contribuire, in tutti i modi possibili, a liberare i rapporti umani da qualunque forma di gelosia. (R. A.)(dati modificati)
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Commenti

  1. grazie, vorrei anche io la ricetta per combattere la gelosia!

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