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Visualizzazione dei post da Agosto, 2011

Buddismo della semina e del raccolto

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E' il confronto fra la Legge di Nam-myoho-renge-kyo di Nichiren Daishonin (il Buddismo della semina) e il Sutra del Loto di Shakyamuni (il Buddismo del raccolto). Ne Il vero Oggetto di culto, il Daishonin dice: «L’insegnamento di honmon del tempo di Shakyamuni e l’insegnamento all’inizio dell’Ultimo giorno sono entrambi puri insegnamenti: quello di Shakyamuni è “un capitolo e due metà”, questo è solo i cinque ideogrammi del Daimoku». “Un capitolo e due metà” sono la seconda parte del quindicesimo capitolo (Yujutsu-hon), il sedicesimo (Nyorai Juryo-hon) e la prima metà del diciassetesimo (Funbetsu kudokuhon). Shakyamuni è il Budda del raccolto, Nichiren il Budda della semina. Quando gli uomini incontrano il Budda e ascoltano per la prima volta la Legge, ricevono il seme dell’Illuminazione: questa è la semina. Quindi le capacità degli uomini vengono coltivate a lungo e maturano: questa è la maturazione. Quando incontrano ancora il Budda conseguono la Buddità: questo è il raccolto. Semi…
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Le tre verità

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San = tre, tai = verità, ciò che è evidente. Esse sono: ke-tai, la verità che tutte le cose sono transitorie; ku-tai, la verità che tutte le cose sono prive di sostanza propria (vuoto), e chu-tai o chu-do, la verità della Via di mezzo. Negli insegnamenti precedenti il Sutra del Loto erano considerate separate; T’ien-t’ai, basandosi sull’affermazione del capitolo Hoben che la vera entità si manifesta in tutti i fenomeni (shoho jisso), sostenne che sono inseparabili e che fondamentalmente sono una sola cosa. Questo si chiama en’ yu santai, unificazione delle tre verità. Ku di ku-tai letteralmente significa vuoto o vacuità. Secondo il Buddismo tutte le cose sono semplici fenomeni e la materia non è altro che “forma”, costituita dall’unione temporanea degli elementi che la compongono. Anche questi elementi mostrano di non possedere un’esistenza stabile e assoluta, come ha dimostrato la scienza moderna. Per esempio, l’acqua è una “forma” temporanea dovuta alla combinazione di due atomi di idr…
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Le nove coscienze

Con le nove coscienze il Buddismo analizza i vari strati della coscienza, la facoltà di percezione, di discernimento e di conoscenza. La coscienza (shiki in giapponese, vijinana in sanscrito) fa parte dei cinque aggregati, le componenti dell’essere vivente. Esse si distinguono in: 1) visiva, 2) uditiva, 3) olfattiva, 4) gustativa, 5) tattile, 6) mentale, 7) manas, 8) alaya e 9) amala. Le prime cinque corrispondono alle funzioni degli organi di senso, vista, udito, olfatto, gusto e tatto, con le quali entriamo in contatto con il mondo esterno. Gli stimoli giunti attraverso gli organi di senso, vengono trasmessi al cervello che li coordina, li organizza e forma giudizi su ciò che ha percepito. Per esempio, se vediamo del cibo dall’aspetto piacevole e invitante, ma di odore sgradevole, lo respingiamo. Tutti gli esseri dotati di sistema nervoso centrale possiedono la facoltà della sesta coscienza. Da notare che ogni singolo organo di senso possiede una propria coscienza. A tutti è capitato …
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La vita di Nichiren Daishonin #3/3

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(segue)  I preti delle altre sette, non soddisfatti dell’esilio, meditavano di uccidere il Daishonin, il gran nemico del Budda Amida, e si rivolsero a Homma Shigetsura, il governatore di Sado, ma questi li dissuase e li convinse a confrontarsi con lui in un dibattito. Questo è il dibattito di Tsukahara, svoltosi il 16 gennaio del 1272, in cui il Daishonin ridusse al silenzio tutti i suoi oppositori. Un mese dopo, nel febbraio del 1272, fu scoperto un complotto ordito da Hojo Tokisuke, fratellastro del reggente Tokimune, per impadronirsi del potere. Si combatté a Kamakura e a Kyoto e i congiurati furono sconfitti e messi a morte. Ma l’episodio scosse tutto il paese: si era verificata la profezia di guerre intestine contenuta nel Rissho ankoku-ron e le autorità presero a considerare con maggior rispetto il Daishonin. Nell’aprile fu trasferito a Ichinosawa una residenza abbastanza confortevole. A Sado il Daishonin dedicò tutto il suo tempo a scrivere e a porre le basi dottrinali del suo in…
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La vita di Nichiren Daishonin #2/3

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PERSECUZIONE DI IZU Il Daishonin riuscì a sfuggire all’agguato e si rifugiò presso la residenza di Toki Jonin. Tornato a Ka-makura riprese a predicare e ad attirare molti seguaci. Preoccupati del suo successo, i preti Nembutsu presentarono false accuse contro di lui a Hojo Shigetoki, figlio del reggente in carica Nagatoki il quale l’anno seguente, il 12 marzo 1261, lo condannò all’esilio a Ito nella penisola di Izu. Questa è la seconda persecuzione, la persecuzione di Izu. A Ito egli fu protetto da Funamori Yasaburo, capo dei pescatori della regione, e da sua moglie. Nikko Shonin accorse al suo fianco per servirlo. Il signore della provincia di Izu, che era gravemente ammalato e aveva chiesto al Daishonin di pregare per lui, guarì completamente e si convertì. Nel febbraio del 1273 ottenne il perdono e tornò a Kamakura.
PERSECUZIONE DI KOMATSUBARA L’anno seguente, saputo che la madre era gravemente ammalata, tornò nella provincia natale di Awa. Con le sue preghiere la madre guarì e visse a…
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La vita di Nichiren Daishonin #1/3

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Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222 a Kominato, una località sulle coste della penisola di Boso che delimita a est la baia di Tokyo. Il padre si chiamava Mikuni-no Tayu e la madre Umegiku-nyo. Nel Dibattito sull’oggetto di culto dice: «Io vengo da una famiglia di pescatori, da un luogo chiamato Katami nel paese di Tojo, distretto di Nagasa, provincia di Awa». Nella Lettera da Sado dice: «Questo è successo anche a Nichiren che in questa vita è nato povero e umile in una famiglia chandala». Nella società indiana, chandala era la classe più bassa, quella dei fuoricasta o intoccabili, individui che facevano lavori impuri come i macellai o i becchini. Poiché i pescatori vivono uccidendo i pesci, il Daishonin si definì di famiglia chandala. Alla nascita ricevette il nome di Zennichi-maro e a dodici anni entrò nel tempio Seicho-ji per ricevere un’istruzione religiosa e generale. Nella Refutazione di Ryokan e di altri preti, dice che sin da ragazzo aveva un gran desiderio di apprende…
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Itai doshin

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L'unità d’intenti fra i praticanti è la condizione essenziale per la trasmissione della Legge e la sua diffusione. I = diversi, tai = corpi. Do = eguale, shin = mente.

Itai non indica semplicemente diversità di caratteri fisici, ma include personalità, tendenze, gusti, capacità, cultura, ambiente familiare e sociale. Nessuno è esattamente eguale a un altro e queste differenze individuali sono fondamentali per kosen-rufu. Non si può immaginare un kosen-rufu mondiale realizzato solo fra persone simili, della stessa estrazione sociale, della stessa razza. Doshin non significa avere la stessa opinione o la stessa mentalità, ma avere la stessa fede nel Gohonzon e condividere lo stesso desiderio di kosen-rufu. Nella nostra organizzazione il principio di itai doshin è essenziale per la felicità e lo sviluppo dei membri di un gruppo, un settore o un capitolo, ma è valido anche al di fuori del campo religioso, per l’armonia e il benessere di una famiglia, per il successo di una squadra sportiv…
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