Mai smettere di ricercare

Le grandi sfide che affrontai rappresentano ancora le solide basi della mia vita. Mi considero molto fortunata ad aver passato la mia gioventù allenandomi alla creazione di valore.

Ho recitato Nam-myoho-renge-kyo per la prima volta a Firenze, durante una gita scolastica, e ritornata a Cagliari, dove abitavo, iniziai ad andare alle riunioni. Avevo diciannove anni e soffrivo per la recente perdita di mia madre; il rapporto con mio padre non era mai stato dei migliori per il suo carattere collerico. Recitando Daimoku, sin dalla prima volta, avevo sentito allontanarsi dalla mia vita quella tremenda sofferenza che non mi abbandonava mai, e quel senso di morte che si era impossessato di me era scomparso. Sentivo una grande gioia e fu per questo che dopo un mese andai da mio padre con il libretto di Gongyo per spiegargli che anche lui, proprio perché soffriva tanto, avrebbe fatto bene a seguirlo. Questo segnò l'inizio di una lunghissima guerra. Lui non capiva perché avessi cambiato religione e perché fossi così gioiosa, tanto da dirmi che "questo non andava bene, visto che la mamma non c'era più".
Ma più recitavo Daimoku e più diventavo felice e più mi attaccava fino a che mi proibì di praticare, di ospitare i compagni di fede a casa, di frequentare le riunioni. Partecipare ai corsi d'approfondimento era poi difficilissimo perché si tenevano a Roma o a Firenze, e partire per me era davvero come morire, ma andavo ugualmente. Lui con me era spietatissimo, un persecutore, e fu questo che mi portò a studiare costantemente un passo di un Gosho che dice: «Non dovete dubitare di aver offeso la Legge nel passato. Se dubitate, non riuscirete ad affrontare le avversità minori di questa vita e potreste cedere all'opposizione di vostro padre e abbandonare il Sutra del Loto anche contro la vostra volontà. Se ciò dovesse accadere, non solo voi cadreste nell'inferno di incessante sofferenza, ma vi trascinereste anche i vostri genitori, causando a voi tutti grandi sofferenze. Non dubitare di ciò richiede una salda fede» (Lettera ai fratelli, SND, 4, 111).
Ero giovane e gravava sulle mie spalle una responsabilità immensa: salvare la mia vita e quella di mio padre. Se non avessi fatto scorrere dentro di me questo insegnamento non ce l'avrei fatta. Era molto dura pregare per la sua felicità, soprattutto quando ero lontana da casa e non sapevo dove andare: allora sentivo nuovamente la mancanza di mia madre, mi sentivo un puntino nell'universo e riemergeva il senso di morte, piangevo per strada e recitavo Daimoku. Sono state esperienze durissime e i miei responsabili sono stati fondamentali perché pregavano per me e mi accoglievano a casa loro nei momenti difficili. Inutile dire che non mi è mai stato possibile ricevere il Gohonzon. Tutto questo è durato circa sei anni, finché mio padre, vista la mia testardaggine, finalmente depose le armi. La guerra pian piano lasciò il posto a una nuova fase della mia vita: quella del matrimonio. Ero fidanzata con Guido, ci amavamo e così decidemmo di sposarci e fu una vittoria su tutti i fronti. Potevo accogliere i compagni di fede a casa e finalmente recitare davanti a un Gohonzon, quello di Guido, partecipare ai corsi sul Buddismo con la certezza di poter rientrare a casa senza traumi. Eravamo felici di essere diventati indipendenti. E poi nacque Federica. La gioia fu immensa, condivisa anche da tutti i parenti perché era la prima nipotina. Un aspetto che però non andava bene c'era, quello economico: i lavori di Guido erano sempre precari e io ero disoccupata. C'era poi un altro aspetto della nostra vita insieme che mi preoccupava: Guido aveva spesso incidenti stradali, li aveva sempre avuti fin dai tempi del suo primo motorino, ma per fortuna negli ultimi anni, pur avendo distrutto più di una macchina, era sempre rimasto illeso. Purtroppo pian piano lui cominciò ad allontanarsi da me e dalla pratica e il nostro rapporto entrò in forte crisi. Ci sentivamo sempre più lontani e anche i problemi economici si aggravavano. L'unica cosa bella che avevamo ancora in comune era la nostra bambina. Io recitavo Daimoku e soffrivo molto, ma nulla cambiava. Una sera Guido fu vittima di un gravissimo incidente stradale, le sue condizioni risultarono subito disperate ed entrò in coma profondo, per i medici non c'erano speranze. Da quel momento senza esitare, dimenticando la mia vita e tutto il passato con i suoi dissapori e incomprensioni mi dedicai a salvare la sua vita. Recitavo costantemente Daimoku come una leonessa all'attacco: «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» e poi: «Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora che cosa non può essere realizzato?». (Risposta a Kyo'o, NR, 348, 18). Per me "raccogli tutta la tua fede" voleva dire far tesoro dell'esperienza precedente vissuta con mio padre, che ora si stava rivelando necessaria per questo momento difficilissimo. E c'era anche il sostegno dei compagni nella fede, senza il loro aiuto non ce l'avrei fatta.
Guido uscì dal coma e per tantissimo tempo siamo stati in vari centri di riabilitazione lontano dalla Sardegna. Le conseguenze fisiche e psichiche di un coma del genere sono da immaginarsi: in principio le sue funzioni vitali erano ridotte al minimo, non parlava, non camminava, la sua vita era tornata indietro di almeno vent'anni e lui non era più la stessa persona che avevo sposato. Negli anni i miglioramenti ci sono stati, ma sicuramente molti meno di quelli che ci aspettavamo. Infine Guido venne trasferito presso un centro di riabilitazione a lunga degenza vicino a casa perché ormai il suo stato di salute generale risultava stazionario. Sono certa che tutto il Daimoku dedicato a lui sia gelosamente custodito dentro la sua vita come un grande tesoro per la prossima, che sarà degna di valore, lo stesso valore che permea quella attuale, pur in condizioni di disabilità. Io iniziai e dedicarmi a nostra figlia, che per tanti anni aveva vissuto lontano da me e poi anche... a me stessa!
Nel frattempo mio padre diventò come lo avevo sempre sognato: premuroso, accomodante e presente. Mi sosteneva anche economicamente, arrivando a regalarmi persino una casa, con la quale arrivò il tanto sospirato (e mai ricevuto a nome mio) Gohonzon e infine anche mio padre iniziò a frequentare le riunioni: l'impossibile si era trasformato in possibile.
Inizialmente fu molto complicato cominciare a pensare a me stessa, ero troppo abituata a curare il prossimo e l'esperienza con Guido aveva rafforzato questa mia tendenza. Era difficile specchiarmi nel Gohonzon per capire chi ero e cosa desideravo, ma infine emerse un sogno che avevo da quando avevo vent'anni: studiare psicologia all'università. Iniziai a frequentare la facoltà con tanto entusiasmo e davo esami uno dietro l'altro con ottimi voti, ero felice come non mai: anche io tornavo alla vita.
A questa gioia si affiancò un forte desiderio, represso a causa delle vicissitudini della mia vita: trovare un compagno. Di fronte al Gohonzon la lotta è stata grande: nella mia mente c'erano pensieri contrastanti, tante illusioni e tante resistenze, e il dubbio doloroso che potesse accadermi veramente. Ma il Budda emerse toccando i tesori dell'esistenza. Conobbi Renato e tra noi nacque subito un sentimento delicato e profondo. Egli accolse me e Federica come due principesse, amandoci e proteggendoci. Sua figlia Cecilia e tutta la sua meravigliosa famiglia ci dimostrarono subito l'amore di cui noi avevamo bisogno. Poi la cosa più bella: è nato Niccolò.
Ogni anno ritorno in Sardegna a trovare Guido, parliamo di Buddismo e lui esprime il desiderio di fare Gongyo, che tra l'altro ricorda benissimo a memoria. Siamo stati al Centro culturale di Cagliari e spesso organizzo per lui degli incontri con i nostri amici.
Questo mio percorso nella fede buddista mi ha insegnato ad affidarmi al Gohonzon sempre e per qualunque difficoltà e a lottare perché il mio prossimo diventi ancora più felice. (F. S.) (dati modificati)
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Commenti

  1. Super esperienza! Non ho mai commentato le esperienze,eppure da anni frequento questo bellissimo sito, e ogni settimana fremo dla voglia di leggere esperienze per ricaricarmi... Ma la tua mi ha colpito davvero dentro,davvero tanto,e abbiamo delle cose in comune! Grazie grazie grazie! Un bacio da Erika.

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