È la tua vita stessa #2/5

La Legge mistica e gli insegnamenti incompleti

Tuttavia, se reciti e credi in Myoho renge kyo ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica, ma un insegnamento inferiore. “Insegnamenti inferiori” sono quelli diversi da questo sutra, che sono tutti espedienti e insegnamenti provvisori. Nessun espediente o insegnamento provvisorio conduce direttamente all’illuminazione e, senza la diretta via all’illuminazione, non si può conseguire la Buddità, neanche praticando vita dopo vita per innumerevoli kalpa. Conseguire la Buddità in questa esistenza sarebbe dunque impossibile. Perciò, quando invochi myoho e reciti renge devi sforzarti di credere profondamente che Myoho renge kyo è la tua vita stessa.
Poiché il daimoku ha un significato profondo, quando recitiamo dobbiamo sempre ricordarci che Myoho renge kyo è la nostra vita. Se perdiamo di vista questo punto allora, per quanto daimoku possiamo recitare, saremo lontani dalla pratica che insegna Nichiren Daishonin.
Perciò nel Conseguimento della Buddità in questa esistenza il Daishonin ammonisce severamente: «Tuttavia, se reciti e credi in Myoho renge kyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento inferiore».
Inferiore qui significa incompleto. La Legge mistica è la verità fondamentale, perfetta e completa, mentre un insegnamento incompleto espone soltanto una verità parziale.
Il passo citato contiene una filosofia della fede determinante per realizzare un’autentica felicità, una filosofia profonda che permette di superare una delle trappole più gravi in cui le religioni tendono a cadere. La religione viene generalmente considerata l’impresa universale di collegare l’essere umano all’infinito, all’assoluto e al divino. In un certo senso questo è vero, eppure molte religioni sin dall’inizio postulano una separazione tra il secolare e il divino, tra gli esseri umani e gli dèi o i Budda, e ricercano di conseguenza un ponte per superare questa frattura.
Il Daishonin considera incompleti gli insegnamenti che vedono l’assoluto o il divino separato dagli esseri umani, e cita come esempi gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto esposti da Shakyamuni. Questi insegnamenti non espongono i principi o la pratica che permettono alle persone comuni di conseguire la Buddità in questa esistenza, e spiegano invece che prima di riuscire a ottenere l’illuminazione occorre sottoporsi a innumerevoli kalpa di pratiche austere.
Secondo gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto esiste un abisso sostanzialmente invalicabile tra I Budda e gli esseri umani. Solo un piccolo gruppo di credenti eccezionali, dopo aver praticato le austerità per innumerevoli kalpa, può forse cercare di raggiungere l’obiettivo dell’illuminazione.
Inoltre, secondo questi insegnamenti, è inconcepibile che chi è diventato un Budda ritorni a essere una persona comune. Normalmente il mondo in cui abitano i Budda non è il travagliato mondo di saha in cui vivono le persone comuni. Budda e persone comuni sono completamente separati; perciò, finché sussiste questa divisione tra il mondo di Buddità e I nove mondi (il regno degli esseri comuni), non può esserci alcun mezzo col quale tutte le persone possano ottenere l’illuminazione. Secondo questa visione del mondo le persone comuni e i Budda idealizzati stanno agli antipodi, e le persone comuni non possono aspirare alla salvezza se non attraverso l’assistenza e l’intervento di questi Budda.
Questa percezione di separazione tra i nove mondi e il mondo di Buddità viene di fatto annullata dalla dottrina del Sutra del Loto dei tremila regni in un singolo istante di vita, cioè dalla dottrina per cui «i nove mondi possiedono la Buddità e la Buddità possiede i nove mondi». Da ciò comprendiamo l’immensa importanza del principio contenuto nel Sutra del Loto del “mutuo possesso dei dieci mondi”.
Il Daishonin ha aperto la strada alla realizzazione concreta di questo principio, che è la chiave per raggiungere la Buddità in questa esistenza, istituendo la pratica della recitazione di Nam myoho renge kyo, la forma più matura e completa dell’insegnamento buddista che ricerca l’illuminazione per tutti gli esseri umani.
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