Vent'anni di battaglie

Di fronte a enormi disagi e difficoltà di ogni tipo, è il tipo di reazione che genera la differenza. Grazie all'insegnamento buddista si può imparare a utilizzare anche le difficoltà più estreme in occasioni per trasformare se stessi e la propria famiglia.

Nel 1992 partecipai per la prima volta a una riunione. Rimasi molto colpita dagli insegnamenti buddisti che erano in perfetta sintonia con le mie idee sulla vita, così iniziai subito a praticare. Molto naturalmente scelsi il presidente Ikeda quale mio maestro e da quel momento le sue parole divennero il mio punto di riferimento. Avevo tante situazioni irrisolte: a diciannove anni ero andata via dalla mia città natale, Palermo, per trasferirmi a Novara. I miei genitori sono separati da tanti anni e mio padre con il quale vivevo in quel periodo, dopo la mia partenza non voleva più saperne di me. Ma il mio desiderio più grande restava "l'amore": amare e poter essere riamata senza limiti! Così, quando un ragazzo conosciuto da poco mi fece la classica dichiarazione, fui travolta dalle illusioni e in breve lo sposai, pur non amandolo, o meglio, ero innamorata dell'amore che lui provava per me. All'inizio della pratica può capitare di pensare: «Siccome pratico questo Buddismo andrà tutto bene», ma presto bisogna fare i conti con la realtà. Nel frattempo avevo parlato a molte persone di questo Buddismo e nel 1993 ricevetti il Gohonzon insieme a quattro miei shakubuku, tra cui anche mia madre e mio marito.
Un anno dopo la nascita di nostra figlia, nel '96, decisi di separarmi. Presto dovetti affrontare un altro problema: mi innamorai, per davvero questa volta, dell'unico uomo che non avrei dovuto neanche guardare: il fratello di mio marito, pregiudicato, separato con un figlio, appena uscito di prigione e quindi con nessuna prospettiva. Aveva da poco iniziato a praticare anche lui e prima di rendere ufficiale la nostra relazione facemmo molto Daimoku insieme. E quando uscimmo allo scoperto... ci trovammo il mondo contro. Le avversità, se si affrontano determinati a risolverle, fanno crescere e creano gioia. Infatti sono state proprio queste battaglie contro le nostre sofferenze che hanno rafforzato il nostro rapporto. In quel periodo la frase che mi ha più incoraggiato e sostenuto è stata: «Sto pregando intensamente come se dovessi accendere il fuoco con legna bagnata o estrarre acqua dal deserto» (Cancellare le colpe denunciando le offese alla Legge, SND, 7, 172). Ma i problemi non erano finiti. Nel maggio del '99, pochi giorni dopo aver versato la caparra per l'acquisto della nostra casa, Rosario, il mio compagno, fu arrestato. Mi crollò il mondo addosso! Per fortuna c'erano i miei compagni di fede a incoraggiarmi e il mio maestro, il presidente Ikeda, che attraverso le sue parole mi ha insegnato a non arrendermi mai. Mi rimboccai le maniche: l'azienda commerciale del mio uomo, diventò il mio lavoro. Misi in vendita i nostri due appartamenti e seguii i lavori di costruzione della nostra casa, contemporaneamente mi occupavo di mia figlia, saltuariamente di suo figlio; seguivo la situazione giuridica di Rosario e ho fatto sempre in modo che lui non si scoraggiasse scrivendogli una lettera al giorno e andandolo a trovare ogni volta che era possibile. Una sera, nel febbraio 2000 seguendo un programma televisivo realizzai che dai cinque ai tredici anni avevo subìto un abuso sessuale da parte di uno zio paterno. Non avevo mai cancellato dalla memoria quell'esperienza infantile ma solo a trentadue anni ho capito che si trattava di abuso. Ho reagito con tanta rabbia: finalmente capivo perché la mia vita avesse preso una piega così diversa da quella dei miei fratelli e delle mie vecchie amiche. La mia adolescenza, infatti, è stata particolarmente turbolenta causando tanta sofferenza a chi mi voleva bene.
Sostenuta dal Daimoku sono andata a Palemo per mettere al corrente anche i miei della mia nuova consapevolezza. Attraverso questa mia presa di coscienza mio padre e io ci siamo ritrovati e capiti, appena pochi mesi prima che gli fosse diagnosticato un tumore che l'avrebbe portato alla morte. Tornata a Novara mi impegnai ancora di più nell'attività di gruppo, recitando Daimoku con forza. Le previsioni non erano rosee: per un grave errore della magistratura Rosario e altri ragazzi rischiavano fino a venti anni di reclusione. Ma noi decidemmo di perseguire lo stesso i nostri sogni. E così è stato! Ho scritto più di trecentosettanta lettere, ho venduto proficuamente i nostri due appartamenti e portato a termine i lavori della nostra casa, gestito come meglio ho potuto l'attività commerciale, ricevuto la responsabilità di gruppo e naturalmente... facendo la mamma ai nostri figli. Nel maggio del 2000 Rosario fu scagionato e a luglio ci siamo trasferiti nella nostra nuova casa. In seguito si rivelò un aspetto del mio compagno che avevo sottovalutato: era collerico e violento! Ma, non avendo mai smesso di aver fede nel Gohonzon e nella possibilità di trasformare l'impossibile in possibile, "macinando" due o tre ore di Daimoku al giorno, Rosario decise di ricevere un consiglio nella fede per trasformare quell'aspetto negativo. Nel gennaio 2003 abbiamo avuto un bellissimo bambino e a febbraio dello stesso anno ci siamo sposati e il lato violento del suo carattere non si è più ripresentato.
Purtroppo l'arroganza con cui ho così accuratamente coperto le mie fragilità ha ripreso il sopravvento. Finché un giorno ho avuto il crollo, trovandomi sull'orlo di una crisi depressiva e l'unica cosa che riuscivo a fare, oltre piangere, è stata quella di recitare Daimoku con tutte le mie forze.
«Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall'oscurità innata è come uno specchio appannato che però, una volta lucidato, sicuramente diverrà chiaro e rifletterà la natura essenziale di tutti i fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, BS, 119, 13). E così feci. Cercai, per la prima volta, una psicoterapeuta e trovai la migliore nel campo degli abusi, che nel tempo si rivelò un'amica e una persona straordinaria. Nell'aprile del 2006 iniziai la terapia che si concluse in pochi mesi! Nel frattempo si spalancò il cassetto dove custodivo i miei "irrealizzabili" sogni. Fin da adolescente sognavo di diventare psicologa in un carcere minorile. Nel 1988 mi ero iscritta alla Facoltà di pedagogia a Bologna ma, nonostante gli ottimi risultati, dopo sei esami avevo abbandonato gli studi. Così, all'età di trentotto anni, con due figli e una famiglia da seguire mi iscrissi al corso di laurea in psicologia a Firenze. Ho sostenuto quaranta esami e mi sono laureata nel luglio 2010, prima delle mie colleghe ventenni! In questi quattro anni ho ricevuto la responsabilità di un vastissimo settore, assistito mia madre che ha subìto tre interventi al cranio, continuando a occuparmi da sola della mia splendida famiglia e della casa. E finalmente nel 2010 ho potuto svolgere il tirocinio post-laurea nel carcere minorile di Bologna. Oggi, nel mio ventesimo anno di pratica, posso serenamente dire che ho realizzato la mia vita al di là di ogni aspettativa. Quella che era una vita devastata da sbagli continui si è trasformata in un percorso denso di trasformazioni e realizzazioni impensabili. Anche il mio rapporto con Rosario è in continua crescita. Da quando è entrato il Gohonzon nella mia vita è tornato a splendere il sole "riscaldando" anche i miei undici shakubuku. (C. S.)(dati modificati)
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