Per risolvere i conflitti

Vivere e credere in prima persona nella propria "rivoluzione umana" non è facile. Può sembrare un percorso troppo impegnativo, ma è l'unica strada da percorrere per poter operare per la pace nel mondo.

Ho iniziato a praticare nel 1998 senza un motivo preciso, attratto dall'ideale di rivoluzione umana e convinto che per cambiare la società fosse necessario partire dagli individui. La motivazione chiara, invece, arrivò due mesi dopo, quando ci fu un grave incendio nella mia fabbrica e le autorità, giudicandolo doloso, sequestrarono l'immobile e misero i sigilli.
La mia tendenza alla collera era alimentata dalla situazione: provavo una grande rabbia, oltre al danno anche la beffa. Recitai tantissimo Daimoku per vincere sulla mia collera e riuscii a farmi ascoltare dal procuratore della repubblica, convincendolo che non avevo nessuna responsabilità dell'accaduto. Dopo appena un mese ottenni il dissequestro, quando in casi analoghi possono occorrere degli anni, e dopo sei mesi riuscii anche a essere liquidato dall'assicurazione che inizialmente non voleva pagare. Successivamente ho ricevuto il Gohonzon e ho sperimentato tante volte il potere del Daimoku: quando mi sono trovato in situazioni difficili mi sono sempre affidato alla fede.
Nel 2006 l'Università di Bologna istituì un nuovo corso di laurea per operatori per la pace. Anna, un'amica, mi telefonò dicendomi: «Guarda ci siamo già iscritti in diversi buddisti, perché non ti iscrivi anche tu?». All'inizio mi sembrò un percorso troppo impegnativo per tutto quello che avevo da fare, poi mi lasciai convincere pensando che in fondo noi buddisti "operatori per la pace" lo siamo di fatto. Scrissi una lettera al presidente Ikeda dedicandogli la futura laurea, lettera che fu sottoscritta dagli altri iscritti al corso e fin dall'inizio decisi che nella tesi avrei parlato di Buddismo. Il primo esame, sostenuto dopo quarant'anni che non studiavo, superato con trenta, mi ha fatto prendere passione e mi son detto che, forse, piano piano ce la potevo fare. Durante tutto il percorso ho fatto molte esperienze, ma la cosa principale di cui mi sono reso conto è che quando mi sono affidato esclusivamente allo studio non ho dato il meglio di me; quando invece ho basato lo studio sul Daimoku mi sono trovato più in armonia con i professori per cui il risultato è stato il massimo. Esame dopo esame sono arrivato al 22 febbraio di quest'anno, giorno di discussione della tesi.
Avevo recitato molto per dare il mio massimo e per mantenermi calmo e lucido, volevo comunicare nella maniera migliore quello che avevo studiato, anche perché il titolo della tesi era La risoluzione dei conflitti attraverso il Buddismo di Nichiren Daishonin. Era insomma un'occasione per presentare il Buddismo di Nichiren a sei professori universitari e lo volevo fare bene. La discussione iniziò e, contrariamente alla mia natura, ero tranquillo e preparato. Riscontrai subito interesse da parte della commissione e un docente mi chiese di spiegare come l'eliminazione dei desideri possa essere compatibile con la nostra cultura occidentale, e quindi mi consentì di inquadrare la differenza di atteggiamento verso i desideri terreni tra il Buddismo hinayana e la nostra scuola che fa parte della corrente mahayana.
Un altro professore mi chiese come una pratica religiosa che tende alla propria esclusiva salvezza possa essere inquadrata in un mondo in cui la globalizzazione di tutti gli esseri umani sembra ormai un dato di fatto, e anche questa è stata l'occasione per introdurre i concetti di bodhisattva e di non dualità di vita e ambiente (esho funi). La valutazione finale è stata di centodieci e lode, ma c'è anche un beneficio invisibile che forse è più importante e la cui spiegazione richiede un salto indietro nel tempo.
Come molti di noi che non sono stati voluti dai propri genitori, o desiderati maschi invece che femmine o viceversa, mia madre visse la mia nascita come un grande affronto: un maschio già ce l'aveva, tanto che non volle vedermi fino al mattino dopo. Un episodio che probabilmente non avrebbe avuto conseguenze se lei non me lo avesse ricordato ripetutamente nel corso degli anni. Questo fatto unitamente al carattere, diciamo "un po' forte", di mia madre mi hanno fatto sviluppare, per reazione, antagonismo e conflittualità verso l'altro sesso.
Tutta la mia vita è stata caratterizzata da questo conflitto che mi portava a legarmi a donne che per loro natura alimentavano questo mio modo di sentire. Per tutti questi motivi, accettare un consiglio o un suggerimento da una donna era per me inconcepibile e leggo il fatto di aver accettato da Anna un consiglio così importante, come quello di frequentare l'università, come una prova della mia rivoluzione umana.
Dall'inizio della pratica le cose pian piano sono cambiate, e ho cominciato a percepire l'universo femminile in modo diverso, una maturazione nel rapporto che da conflittuale e antagonistico si è trasformato in collaborativo e cooperativo. Dalla mia compagna ho ricevuto il regalo più bello: Monica, che ha compiuto un anno da poco. Nel mio futuro c'è la laurea specialistica, e un rinnovato impegno nell'attività buddista per mettere a disposizione quello che ho studiato in questi anni e le esperienze legate a questo percorso. Dimenticavo... ho solo sessantun'anni. (W. S.)(dati modificati)
stampa la pagina

Commenti

  1. Mi hai commossa.
    Grazie

    RispondiElimina
  2. Come posso fare per leggere la tesi qui scritta? È possibile?
    Grazie grazie

    RispondiElimina

Posta un commento