Una sfida per il terzo millennio

Una storia cinese narra della lotta fra due clan: tanto disuniti i primi quanto uniti i secondi, che hanno ottenuto la vittoria finale. L’obiettivo odierno è di unire tutti gli uomini contro i nemici che loro stessi hanno creato.

l re Chou di Yin guidò in battaglia settencentomila soldati contro il re Wu di Chou con i suoi ottocento uomini. Tuttavia l’esercito del re Chou, a causa della disunità, fu sconfitto dagli uomini del re Wu grazie alla loro perfetta unità». (Itai doshin, Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 267).
Il re Chou è un personaggio realmente esistito e la sua storia è raccontata nello Shih Chi (Testimonianze dello storico). Vissuto attorno al dodicesimo secolo a.C. in Cina, è stato l’ultimo sovrano della dinastia Yin ed è passato alla storia per la sua immoralità e per la sua crudeltà. Governò il paese in modo pessimo, gravò di tasse i contadini e fu schiavo della moglie Tai-Chi.
Ne Il comportamento del Budda Nichiren dice di lui: «Si rifiutò di ascoltare gli avvertimenti del suo leale ministro Pikan e in uno scatto d’ira gli fece strappare il cuore. In seguito la sua dinastia fu rovesciata dai re Wen e Wu dei Chou» e ne L’apertura degli occhi: «Perfino un mendicante o un lebbroso, se venisse paragonato a … Chou, monterebbe in collera considerandola un’offesa». Il re Chou è un esempio di “disunità” che fatalmente porta alla rovina, in contrapposizione alla perfetta unità che univa il re Wu e i suoi ottocento uomini. Nichiren usa questo esempio per incoraggiare i suoi discepoli a mantenersi uniti di fronte alle persecuzioni e alle difficoltà: «Quando le persone sono in itai doshin – afferma nell’omonimo Gosho – queste realizzeranno tutti i loro scopi, mentre in dotai ishin non possono ottenere niente di notevole. I più di tremila volumi della letteratura confuciana e taoista sono pieni di esempi».
Mitsuhiro Kaneda, nella spiegazione del Gosho Itai doshin dice che siamo tutti consapevoli dell’importanza di questo principio, ma che abbiamo una grande difficoltà a dimostrarlo nella vita quotidiana e nella nostra attività buddista. Per questo indica due punti importanti su questo argomento: lo spirito di relazione tra maestro e discepolo e lo spirito di alzarsi da soli. Apparentemente queste tre cose non sembrano avere relazione tra loro, ma alla radice hanno un comune denominatore, quello della fiducia tra le persone che, una volta conquistata con il cuore, diventa un rapporto che non si rovina, qualunque cosa accada, e che ci permetterà di affrontare con successo le difficoltà che – inevitabilmente – si presenteranno sul nostro cammino.
Ne L’eredità della Legge fondamentale della vita è scritto: «Tutti i discepoli di Nichiren … dovrebbero recitare Nam-myoho-renge-kyo uniti nello spirito, superando tutte le differenze che esistono tra loro, per diventare inseparabili come i pesci e l’acqua in cui nuotano». Nella traduzione letterale il concetto di superare le differenze suona più o meno come “senza alcun pensiero di sé, di questo o di quello”. In pratica è lo sforzo di mantenere ben saldi gli scopi che ci uniscono, impedendo al nostro “pensiero razionale” di partire all’attacco con tutti i suoi giudizi e pregiudizi per stabilire da quale parte stiano la ragione e il torto e quindi il nemico da combattere. «Senza alcun pensiero…» vuol dire manifestare la jihi (compassione buddista), cioè l’azione di una persona che ama le proprie e le altrui “diversità” e che lotta con tutte le proprie energie per costruire una società migliore… a partire da se stessa.
Itai doshin è quindi il fondamento di ogni democrazia e la base più solida per la realizzazione di kosen-rufu. La sfida del terzo millennio è quella di superare la logica degli schieramenti contrapposti e di formare un unico esercito: non più la dinastia Yin contro la dinastia Chou, i bianchi contro i neri, le donne contro gli uomini, ma tutti gli esseri umani contro i nemici che noi stessi abbiamo partorito: la fame, l’inquinamento, le malattie, la guerra… In questa ottica i punti sottolineati da Kaneda diventano chiarissimi: alzarsi da soli vuol dire fare la propria rivoluzione umana e dare la prova concreta del valore del Buddismo; e vivere attivamente la relazione maestro-discepolo vuol dire mettere in pratica gli insegnamenti di Nichiren. Lo scopo? Far coincidere la vita con la Buddità.
di serena mete
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