Non fermarsi mai

«Le grandi sfide che affrontai rappresentano ancora le solide basi della mia vita. Mi considero molto fortunata ad aver passato la mia gioventù allenandomi alla creazione di valore».

Prima di praticare questo Buddismo ero una ragazzina triste e chiusa. Mio fratello maggiore era tossicodipendente, mia mamma piangeva sempre e io non sapevo cosa fare per aiutarla. Poi mio padre morì: avevo dieci anni e la mamma subentrò nel suo posto di lavoro. La solitudine che ne seguì fu schiacciante e passai gli anni successivi cercando l'affetto che mi era mancato nelle relazioni con i ragazzi. Ma quando mio fratello cominciò a praticare il Buddismo, grazie al cambiamento che vidi in lui e al tempo che finalmente mi dedicava, mi avvicinai anch'io alla pratica buddista sfidando l'opposizione dell'altro mio fratello. A sedici anni, la speranza si affacciava nella mia vita. Subito mi sentii più leggera, felice e più sicura di me stessa. A Pescara, la mia città, cominciai a fare attività di protezione (byakuren) e presto divenni responsabile di gruppo, concentrandomi sulla pratica per gli altri prima di ogni altra cosa. Nei cinque anni che seguirono, le grandi sfide che affrontai rappresentano ancora le solide basi della mia vita. Mi considero molto fortunata ad aver passato la mia gioventù allenandomi alla creazione di valore nella Soka Gakkai.
Nel 1990, dopo aver superato grandi ansie e paure, andai in Inghilterra a studiare inglese, realizzando un grande sogno; una volta arrivata cominciai a partecipare all'attività buddista. Furono tre anni di grande crescita e mi mantenevo con dei lavoretti mentre studiavo. Dopo aver ottenuto un certificato per l'insegnamento dell'inglese decisi di rimanere in Inghilterra per insegnare italiano in una scuola privata. Nel 1995, ottenuto un sussidio dal governo britannico, mi iscrissi all'università per studiare lo spagnolo e il francese. Ero la prima della famiglia ad andare all'università e mi sentivo orgogliosa di questo. Continuavo a fare tanta attività per gli altri; sono stata anche responsabile byakuren di territorio a Londra, e sento che è stata proprio questa attività che mi ha permesso di accumulare tanta fortuna. Nonostante tutto ciò, le mie relazioni sentimentali andavano di male in peggio.
Il terzo anno d'università è obbligatorio andare a imparare la lingua studiata in un paese dove si parli questa lingua. Dopo essere stata cinque mesi in Francia, nel 1998 partii per il Cile. Appena arrivata, andai al Centro culturale di Santiago e cominciai a partecipare alle attività e lì conobbi il mio futuro marito. Lui mi offriva ciò che io avevo sempre cercato: una relazione duratura, una famiglia e un amore incondizionato.
Finiti gli studi, tornai a Londra per terminare l'ultimo anno d'università. Mario venne a trovarmi e io rimasi incinta del nostro primo bambino, Mario jr. Capii l'importanza di questa relazione e decidemmo con lui che sarei andata in Cile una volta finiti gli studi. Furono sei lunghi mesi, durante i quali, studiando, affrontavo la mia prima gravidanza e fu in questo periodo che mio fratello, che non praticava più, andò a vivere in Scozia e decise insieme a sua moglie di tagliare i contatti con noi, la sua famiglia.
A trent'anni mi sono laureata, mi sono sposata, ho fatto un figlio e sono andata a vivere in Cile! I primi due anni sono stati difficilissimi, la mia pratica ristagnava già da un po', e in più a Viña del Mar, una cittadina di circa cinquecentomila abitanti, vi erano solamente sei membri, di cui io ero la più giovane di età ma con più esperienza. Stavo bene con mio marito, non ero pentita della scelta, però non capivo questa nuova cultura e mi lamentavo molto e ogni volta che partecipavo alle attività tornavo a casa frustrata perché non riuscivamo neanche a recitare Gongyo in armonia.
Nel 2002 rimasi incinta del secondo figlio e con mio marito ci trasferimmo per due anni negli Stati Uniti dove lui avrebbe studiato per un master. Per cui, un altro bambino, un altro paese, un altro trasloco! Per me vivere due anni negli Stati Uniti è stato molto significativo, sento di aver realizzato la grande trasformazione della mia vita. Di nuovo entrai in un'organizzazione strutturata, dove si facevano belle attività, cominciai a sentirmi meglio, a sfidarmi di nuovo, a recitare tanto Daimoku. In quel periodo smisi di fumare dopo venti anni, affrontai la mia terza meravigliosa gravidanza e presi la decisione di contribuire alla realizzazione di kosen-rufu in Cile. In questi due anni ho imparato che il Buddismo serve davvero per realizzare l'impossibile.
Tornare in Cile fu come tornare a casa. Durante il primo anno di assestamento continuai a recitare Daimoku con alti e bassi e facevo poca attività. In fin dei conti avevo tre bambini piccoli che richiedevano molto tempo. Alla fine del 2005 determinai che avrei praticato correttamente e che anche se fossi stata l'unico membro, dovevo basarmi su me stessa ed essere il centro per gli altri, non il contrario. Sapevo di avere molto da offrire, molte esperienze da condividere e che avrei partecipato a tutte le attività, anche con i bambini se fosse stato necessario, che avrei partecipato allo zaimu (offerta) e rinnovato l'abbonamento alle riviste della nostra organizzazione.
In quel periodo desideravo contribuire all'economia familiare: un'amica mi chiamò e mi disse se volevo aiutare una sua amica a fare una traduzione in italiano. Mi buttai con tutta me stessa, fino a quel momento avevo fatto traduzioni non per lavoro, ma solo per l'organizzazione buddista. Oggi lavoro come traduttrice, un lavoro che mi permette di restare a casa con i miei bambini. Ma non mi sono fermata perché il Buddismo mi ha insegnato che non bisogna mai smettere di cercare e che non abbiamo limiti.
Ho parlato di Buddismo ogni volta che mi è stato possibile e voglio continuare a mostrare agli altri il potere del Gohonzon.
All'inizio degli anni '90, come ci esortava a fare sensei, avevo deciso un grande scopo da realizzare entro il 2001: costruire una famiglia felice. Oggi ho una bella famiglia, con un marito che mi rispetta molto, sembra fatto a pennello per me.
Quando nel 1987 ricevetti il Gohonzon, mi lessero questa frase di Gosho: «Il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell'oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiro infido, il Gohonzon ti proteggerà [...] dovunque tu vada» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 203). Ecco, adesso io vedo che il Gohonzon mi ha illuminato la strada e grazie al potere della mia pratica sono riuscita a sfidarmi e vincere. C'era un filo conduttore che mi stava portando a realizzare il mio sogno, però interiormente non lo vedevo. Oggi sento molta gratitudine per sensei, per la Soka Gakkai e per la pratica. Vorrei dirvi di apprezzare questa bella organizzazione che avete in Italia senza darla per scontata. Il presidente Ikeda afferma: «Il nostro cuore deve essere vivo se desideriamo condurre un'esistenza che sia di stimolo anche per gli altri, deve essere pieno di passione ed entusiasmo. In tal senso, come diceva Toda, abbiamo bisogno del coraggio di vivere in coerenza con noi stessi. Per far ciò dobbiamo avere una mente forte, non essere sviati dal nostro ambiente né ossessionati dalla vanità e dalle apparenze esteriori. Invece di imitare gli altri, dobbiamo pensare da soli e agire partendo dal nostro stesso senso di responsabilità» (D. Ikeda, Esperia, Giorno per giorno, 31 dicembre).
Ringrazio profondamente mia madre, anche lei praticante da tredici anni, per avermi sempre sostenuto nelle mie scelte. Ho un fratello che non ha mai voluto sapere niente del Buddismo, però ha una grande qualità: il rispetto delle scelte altrui. Con l'altro fratello non è successo ancora niente, però non soffro più della sua lontananza. Dal punto di vista dell'eternità della vita ha fatto il massimo per me: mi ha fatto shakubuku. Adesso ha compiuto una scelta e io ho imparato a rispettarla. Sono sicura che riusciremo a rincontrarci, fino ad allora non mi resta che proseguire sulla mia strada e inviargli Daimoku ogni volta che penso a lui.
Da ora in avanti continuerò a propagare il Buddismo in Cile. Il nostro piccolo gruppo è già cresciuto e oggi siamo circa dieci membri. Proseguirò anche nella mia missione di far crescere i miei bambini affinché diventino persone di valore. (A. Q.)(dati modificati)
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Commenti

  1. Meravigliosa esperienza

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  2. Esattamente ciò di cui avevo bisogno oggi. Grazie infinite, bellissima esperienza.

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  3. Esattamente ciò di cui avevo bisogno oggi. Grazie infinite, bellissima esperienza.

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