La propagazione: Shakubuku #1/2

Shakubuku

Il termine shakubuku significa far conoscere la Legge alle altre persone apertamente e con coraggio, con lo scopo di metterle in grado di diventare felici.
L’azione di shakubuku è l’espressione concreta della nostra fiducia nell’esistenza della natura di Budda in noi e negli altri: è un atto umanistico che esprime il massimo rispetto dovuto a ogni essere umano. È l’azione fondamentale che consente di trasformare il karma individuale e quello dell’umanità.
«L’Ultimo Giorno della Legge» scrive il presidente Ikeda «è un’epoca di conflitto. […] L’impulso irresistibile che conduce al conflitto sorge dall' ignoranza”. Nel Buddismo “ignoranza” significa mancanza di consapevolezza o fede nel fatto che le persone posseggono la natura di Budda. È anche l’impulso oscuro che conduce a mancare di rispetto alla vita umana e a violarne la dignità innata […]. Proprio per questo la diffusione della pratica del Buddismo del Daishonin, che identifica la natura di Budda come nucleo essenziale della nostra umanità, è così importante. Solo il Buddismo del Daishonin può curare la profonda malattia dell’epoca attuale causata da un’assenza di umanità, dalla mancanza dell’impegno di porre al primo posto il benessere e la dignità delle persone».
Shakubuku rappresenta questa lotta incessante contro l’oscurità fondamentale inerente alla vita.


Lo stesso Nichiren Daishonin, subito dopo aver proclamato Nam myoho renge kyo, iniziò a insegnare la recitazione del daimoku ai suoi genitori e al suo maestro Dozen-bo, e non smise neanche per un momento della sua esistenza di portare avanti lo shakubuku. In seguito cominciò a incoraggiare energicamente i suoi discepoli a unirsi a lui in questa grande impresa per condurre le persone all’illuminazione.
La pratica di shakubuku non va intesa come una pratica fanatica, esclusivista o di proselitismo. Il presidente Ikeda scrive: «Nella pratica di shakubuku sono contenuti due elementi fondamentali: la compassione e la filosofia. La compassione è il desiderio del Budda di alleviare la sofferenza delle persone. Nella nostra pratica significa preoccuparci della felicità e del benessere dei nostri amici e si manifesta nel coraggio e nella perseveranza con cui continuiamo a parlare profondamente alle persone degli insegnamenti buddisti. La filosofia è un’incrollabile convinzione nell’insegnamento del Sutra del Loto secondo cui tutte le persone possono conseguire la Buddità e ognuno ha il diritto di diventare felice. [...] L’essenza di shakubuku è il desiderio del Budda di permettere a ogni persona di raggiungere la vera felicità e il voto dei veri discepoli è quello di far proprio questo spirito, lottando per kosen rufu. È il voto dei Bodhisattva della terra.
«La parola giapponese per compassione è jihi. Ji significa amore, significa guidare le persone come se fossero i propri figli, e hi significa dispiacersi delle loro sofferenze e condividerne il dolore come se fosse nostro.»
Parlare a qualcuno del Buddismo di Nichiren Daishonin è un’azione del massimo valore che crea la condizione necessaria affinché quella persona possa ottenere l’illuminazione. Perciò il beneficio di fare shakubuku è infinito, anche se quella persona non prenderà subito fede nella Legge.
Il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, osservò a proposito: «Ci sono due tipi di semina [nel Buddismo]: seminare permettendo alle persone di ascoltare l’insegnamento e seminare conducendo le persone a prendere fede nell’insegnamento. Poniamo che incontriate per la prima volta qualcuno e gli parliate del Buddismo del Daishonin ma quella persona non si converta. Questo è “seminare permettendo alle persone di ascoltare l’insegnamento”. Ma supponiamo che in seguito un altro praticante si avvicini a quella persona parlandole nuovamente della fede nella Legge mistica e questa decida di ricevere il Gohonzon. Questo è “seminare conducendo le persone a prender fede nell’insegnamento”. Si tratta sempre di seminare i semi della Buddità e il beneficio è lo stesso. È sempre la stessa nobile azione di insegnare la Legge mistica agli altri. In entrambi i casi il beneficio che si riceve, agendo come inviati del Budda, è illimitato».
Quando permettiamo agli altri di udire la Legge mistica, la natura di Budda che esiste profondamente nella loro vita viene immancabilmente attivata.
Reagire negativamente o decidere di convertirsi dipende da ciascuna persona; ma in ogni caso la sua natura di Budda latente viene senza alcun dubbio stimolata. Perciò, indipendentemente dal fatto che le persone prendano fede o meno, la cosa importante è pregare per la loro felicità e sforzarci sinceramente per il loro bene, spiegando loro coraggiosamente la grandezza del Buddismo.
La figura che nel Sutra del Loto e nella tradizione buddista meglio incarna tutte le caratteristiche della pratica di shakubuku è il bodhisattva Mai Sprezzante (giapp. Fukyo).
Questi aveva preso fede nel Sutra del Loto e ogni volta che incontrava una persona si inchinava riverendo la sua natura di Budda. Il bodhisattva Mai Sprezzante veniva deriso e scacciato per questo suo atteggiamento e spesso colpito con pietre o bastoni. Ma lui non si curava di tali reazioni: si metteva al riparo a debita distanza e continuava a ribadire la sua lode, convinto che ogni vita avesse inerente la Buddità. Grazie alla perseveranza in questo comportamento poté non solo prolungare la sua vita ma alla fine ottenne il rispetto di coloro che lo avevano maltrattato e rinacque come il Budda Shakyamuni.
Da ciò si comprende che la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante, cioè la pratica di shakubuku, è la via diretta per la trasformazione del karma negativo e per il conseguimento della Buddità nostra e degli altri.
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