La mia opportunità

Durante la mia carica ho proposto e seguito molti progetti fra cui la possibilità di prenotare il servizio taxi con veicoli adatti ai disabili e la presenza di eventuali accompagnatori, oltre a una importante campagna di sensibilizzazione per le disabilità.

Ho incontrato il Buddismo nel 1994 a trentun'anni. A parlarmene fu un'amica che, rivedendomi dopo molto tempo, rimase impressionata dalla malattia che mi aveva colpito e dall'amarezza che avevo nei confronti della vita. Fin da piccola avevo un carattere insicuro e pauroso, due eventi molto dolorosi influenzarono ancora di più questa tendenza: un gravissimo incidente stradale che coinvolse mia madre quando avevo tredici anni - e che mi portò per tutto il periodo della sua degenza e riabilitazione a fare da mamma al mio fratellino di due anni - e l'insorgere della mia malattia dopo i diciannove anni, anche questo evento scatenato in seguito a un incidente stradale. Negli anni successivi, nonostante mi rendessi conto che c'era qualcosa che non andava nel mio equilibrio motorio, negavo a me stessa la possibilità di avere qualcosa di serio e il calvario medico che ho affrontato per arrivare alla diagnosi è stato terribile, anche perché mio padre era assorbito dal lavoro e dalle costanti cure che mia madre continuava a richiedere.
Il 6 luglio 1996 ho ricevuto il Gohonzon ed è stato come rinascere perché da allora è iniziato un cambiamento radicale nella mia esistenza. In quell'anno altri due eventi importanti sconvolsero la mia vita: attraverso l'esame del DNA mi fu confermata la diagnosi di atassia di Friederich, malattia genetica rara e altamente invalidante, e, dopo sedici anni che lavoravo presso uno studio legale, nel giro di una settimana fui licenziata a causa dell'aggravarsi della mia patologia con la motivazione che non l'avevo al momento della mia assunzione.
Toccai l'inferno più profondo. Fu molto doloroso dare una spiegazione razionale a ciò che mi stava accadendo. Le uniche cose che mi sostenevano erano la mia fede nel Gohonzon e i miei compagni. Anche sul piano sentimentale la mia storia con Bernardo, iniziata nel 1995, conosceva più bassi che alti. Così chiesi un consiglio nella fede, che all'inizio non riuscii ad accettare perché il futuro programmato dalla mia mente era diverso. Mi venne suggerito di chiedere la pensione per essere indipendente economicamente e per avere la possibilità di far conoscere, attraverso l'AISA (Associazione italiana sindromi atassiche), di cui ero consigliera nazionale e rappresentante europea, questa malattia a più persone possibile per attrarre l'attenzione su questo problema. Da una parte non capivo come potevo arrivare a far conoscere questa problematica in campi per me sconosciuti, e dall'altra mi sentivo quasi ferita, perché indipendente da quando avevo sedici anni, mi sembrava che chiedere la pensione volesse dire rinunciare alla volontà di esserlo di nuovo. Solo recitando Daimoku capii in seguito che questo consiglio non solo era giusto per me, ma indispensabile. A distanza di alcuni mesi, però, mi sentivo ancora preda della negatività. Così tornai dalla persona che mi aveva consigliato in precedenza, e ancora una volta mi fu rinnovato l'invito a combattere innalzando il mio stato vitale. Dovevo sviluppare l'atteggiamento del leone all'attacco e vincere "a ogni costo", senza dire "difficile" o "però". Dovevo essere più coraggiosa nel compiere azioni e sfidare i miei limiti. Fu una dura battaglia con la mia oscurità che in ogni momento mi ricordava chi ero e da dove provenivo.
Attraverso l'AISA riuscii a inserirmi all'interno del "Forum del terzo settore delle associazioni pratesi" e venni proposta al sindaco di Prato di allora come consigliera per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Nel 2000 partecipai alle elezioni regionali come indipendente nelle liste di un partito politico e quando l'Istituto Buddista propose di portare nella mia città la mostra sui Diritti umani tenni i contatti con la pubblica amministrazione. Finalmente avevo chiara la mia missione che dava un senso al percorso che avevo intrapreso. Avevo l'occasione giusta per far conoscere il presidente Ikeda e la Soka Gakkai a tantissime persone. Fu un successo di pubblico grazie al lavoro e all'impegno di tutti. Ma sentivo che potevo fare di più e, per me fu una gioia immensa quando l'amministrazione comunale decise di assegnare un bellissimo premio al nostro presidente e a sua moglie Kaneko. Ricordo con grande emozione il giorno della cerimonia, avvenuta nella stanza del sindaco, alla presenza dell'allora direttore generale Mitsuhiro Kaneda, che diede a me l'onore di ritirare il premio per la signora Kaneko proprio nel giorno del suo compleanno. Non nego che per arrivare a questo risultato a volte la strada è stata irta e faticosa: sul piano personale questo ha voluto dire mettersi totalmente in gioco, anche nel non avere paura di dichiararmi buddista nell'ambiente politico. Ma il prodotto di tutto questo non si è fatto attendere molto perché, dieci giorni dopo, il sindaco mi nominò assessore alla "città dei diritti e delle pari opportunità". Non potevo credere a quello che mi stava accadendo!
Mi sentivo come una piccola "guerriera" che aveva la grande occasione e responsabilità di contribuire a kosen-rufu in un ambiente sconosciuto. Durante la mia carica ho proposto e seguito molti progetti fra cui la possibilità di prenotare il servizio taxi con veicoli adatti ai disabili e la presenza di eventuali accompagnatori, oltre a una importante campagna di sensibilizzazione per le disabilità. Questa grande opportunità, durata fino alle ultime elezioni comunali, è stata molto importante perché mi ha permesso sia di rafforzarmi e di credere un po' di più in me e nelle mie capacità, sia di imparare a muovermi in ambienti nuovi e di affrontare dinamiche prima sconosciute, cercando sempre di dare il meglio senza farmi influenzare.
Anche a livello personale ho potuto realizzare il mio sogno: nel 2001 mi sono sposata con Bernardo, quell'uomo che a volte mi sembrava così lontano e che mi ha costretto a lottare con tutte le mie forze contro quell'oscurità che spesso si "divertiva" a farmi sentire inadeguata a essere amata e desiderata al di là della sedia a rotelle. È stata proprio questa forte sofferenza che mi ha fatto tirare fuori la determinazione per costruire un rapporto forte e stabile e mi ha spinta a credere davvero che potevo formare una famiglia mia. E così è stato: solo dopo pochi mesi dalla mia nomina ad assessore, è nato mio figlio Pietro. Questa nascita ha per me un significato speciale: ogni volta che lo guardo vedo in lui la prova vivente della sconfitta di una parte del mio karma e ogni giorno ringrazio il Gohonzon perché lui mi ha scelto come madre. Pietro adesso ha cinque anni e al di là delle difficoltà oggettive e pratiche di gestione dei primi anni di vita, l'amore che provo per lui mi ricorda di continuare a sfidarmi perché la sua vita sia forte e straordinaria.
Sono stati anni intensi durante i quali la pratica buddista è stata sempre alla base della mia vita.
L'anno scorso le cose non sono andate troppo bene, sia fisicamente che psicologicamente; credo che sia normale dopo tanti successi avere delle pause, pratichiamo proprio per poter riuscire in ogni momento a trovare la forza di alzarsi da soli, soprattutto quando la tristezza e la paura ti pervadono e non ti permettono di vedere il futuro. Ma, come è scritto nel Gosho, «Il Sutra Shinjikan afferma: "Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente"» (L'apertura degli occhi, SND, 1, 192). Ho avuto il coraggio di vivere senza farmi schiacciare dalla malattia solo da quando ho incontrato il Gohonzon, anche se questo vuol dire affrontare in ogni momento l'accettazione di una parte di me che non mi piace. Se mi soffermo a pensare solo ai problemi rimango incastrata dai forti venti della mente oscurata e l'unico modo per non esserlo è continuare la mia lotta quotidiana aprendo la mia vita alla Buddità e superando i miei limiti. Nel mio cuore c'è il Gohonzon, e sicuramente continuerò ad andare avanti nella mia realizzazione. (M. B.)
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Commenti

  1. grazie x la tua esperienza!!!!

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  2. Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie....

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