Due ma non due

D. e Y. raccontano il cammino che hanno seguito e che le ha portate a scoprire che le loro storie, benché diverse, in comune avevano parecchio. Primo fra tutti, l'entusiasmo che ha contagiato l'intero settore.

Sono D. e ho iniziato a praticare il Buddismo nel 2002. Sono di Fondi, un paese in provincia di Latina, ma nel momento in cui mi hanno parlato della pratica lavoravo a Modena. Uno dei primi benefici, oltre al potermi risollevare da una sensazione interiore di impotenza, dolore e morte in seguito alla scomparsa di mia madre, fu il mio trasferimento in provincia di Latina. Ero di nuovo a casa! Andavo alle riunioni di discussione a Latina (a circa 60 km dal mio paese), cominciando da subito una pratica corretta: Daimoku, Gongyo e attività per gli altri. Tutto nella mia vita iniziò a muoversi velocemente. A seguito di una difficoltà con la responsabile di gruppo, decisi di partecipare alle attività per gli altri nel mio paese. Lì c'erano solo due gruppi: uno di quattro persone (a cui poi mi sono aggiunta io) e uno di tre, tutte accomunate da storie di vita pesantissime. Quando mi offrirono la corresponsabilità di gruppo cominciai a chiedermi perché mi trovavo in quel luogo, con pochi compagni di fede e tutti con gravi problemi. Mi resi conto che quello era il mio ambiente e che, in base al principio di non dualità della vita e del suo ambiante (esho funi), per trasformare quella situazione dovevo guardare dentro di me, cioè approfondire la mia fede.
Cominciai con la cosa più difficile per me: ricercare un rapporto con il maestro, Daisaku Ikeda. All'inizio i suoi discorsi mi sembravano troppo severi, incomprensibili; era una figura molto lontana dalla mia visione occidentale della vita. Ma poi trovai tante risposte, tanti incoraggiamenti e soprattutto molte "indicazioni" per l'attività con le persone. Provai un'immensa gratitudine per quest'uomo che aveva portato Nam-myoho-renge-kyo fuori dal Giappone e, quindi, nel mondo.
Mi colpì particolarmente l'attenzione che Toda e Ikeda dedicavano alle riunioni di discussione: le preparavano minuziosamente affinché potessero arrivare al cuore di ogni persona e incoraggiarla. Così iniziai a invitare le persone a organizzare la riunione insieme a me: studiavamo, preparavamo i regalini e le fotocopie per i principianti e le nuove persone. Ogni argomento era supportato dalla concezione buddista della vita e dai princìpi fondamentali, e ciò per me era importantissimo, perché nel gruppo c'era una tendenza al "secondo me", "la mia opinione", "il mio pensiero". Tale atteggiamento mi ha fatto guadagnare il soprannome di "Rottermaier" [la severa governante nel famoso cartone animato Heidi, n.d.r.].
Ho svolto quest'attività insieme a una mia compagna di fede, una giovane donna di nome Yvonne, che un anno fa si è trasferita a Fondi. Mi era stata offerta la responsabilità di settore e mi ero posta l'obiettivo di raddoppiare il numero dei gruppi. Facemmo attività con gioia, sperimentando grandi cambiamenti nelle nostre vite, rendendo concreto nel quotidiano il Buddismo di Nichiren Daishonin. Abbiamo avuto tanti benefici sia personali che nell'attività. Io ho introdotto al Buddismo due mie sorelle e tre nipoti. Le partecipazioni alle riunioni sono divenute numerosissime. Nel settore otto sono stati i nuovi Gohonzon consegnati, il gruppo dove facevo la corresponsabile si è diviso ed è nato un altro gruppo, l'Allegria, che è numerosissimo, con molte presenze di giovani. Ho addirittura superato l'obiettivo che mi ero posta, da due gruppi a cinque gruppi nel settore!

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Sono Y. Tralascio da dove vengo e le strade che ho percorso per arrivare fino a qui. Il presente vuole che da un anno io mi trovi a Fondi. È proprio a Latina che ho iniziato a fare attività con i giovani... che belle lotte e che benefici! Quando sono arrivata ho trovato pochi praticanti e un'attività giovani inesistente. Ma soprattutto non sentivo quell'unità, quel calore della Soka Gakkai, quella gioia di lottare e vincere insieme, con l'esempio del maestro come guida. Recitando Daimoku capii che il problema era mio, e compresi per la prima volta il "voto" di Nichiren Daishonin, facendolo mio, come un vero bodhisattva. Dovevo rafforzare la mia fede. Volevo fare le riunioni giovani, svolgere le attività con gioia e leggerezza, ma in modo serio, e proprio questa mia leggerezza riempita di valore mi ha permesso di realizzare molti obiettivi.
Qui a Fondi faceva già attività D., che avevo conosciuto nel gruppo di Latina, ed è stato facile trovarmi in unità con lei. Così iniziò la nostra lotta. Da subito, recitando Daimoku, il mio stato vitale migliorò veramente tanto e misi da parte tutti i pregiudizi che avevo: le persone non bisogna giudicarle ma sostenerle! Iniziai veramente a prendermi la responsabilità della felicità di quei pochi giovani che praticavano nella mia zona e così organizzai la nostra prima riunione. Con "Rottermaier" ci preoccupavamo di ogni singola persona, lei con tutta la sua precisione e serietà e io con un modo più spensierato. Desideravo che alle riunioni di discussione le persone si divertissero e che non vedessero l'ora di tornare... e così fu! Iniziammo a crescere, tanto che oggi nel settore siamo cinque gruppi, noi giovani siamo diventati circa venti, da cinque che eravamo, e nuove persone stanno partecipando alle riunioni.
Non è stato sempre semplice, anzi. Ho dovuto lottare contro la mia mente perché molte volte avrei voluto scaricare la responsabilità all'esterno e imprecare contro la sofferenza altrui. Ma più approfondivo il legame con il mio maestro più comprendevo che era mia la responsabilità di realizzare kosen-rufu, che dovevo affrontare la mia sofferenza e lottare con gioia per la mia felicità. L'ho fatto recitando Daimoku e agendo in maniera coerente rispetto ai princìpi del Buddismo di Nichiren.
Il risultato: ho incontrato tanti compagni di fede meravigliosi, ognuno con sensibilità diverse, e proprio questo ci permetterà di crescere ancora di più! Desidero che dieci giovani ricevano il Gohonzon e realizzino la loro felicità: questo è il regalo che farò a sensei per il suo ottantesimo compleanno. (D. M. e Y. M.)
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