Arrendermi? Mai

La sofferenza della morte è sicuramente, tra tutte, quella più difficile da affrontare e superare. Ma anche in questo caso il Buddismo permette di ricominciare da capo, di ricostruirsi un futuro, di non fermarsi, e di continuare a cambiare la propria vita. Ma soprattutto permette di essere felici a dispetto degli eventi, anche dei più negativi.

Ho conosciuto il Buddismo nel 1997 grazie a un collega che mi invitò a una riunione a casa sua. Non ero alle prese con particolari problemi da risolvere, avevo un ottimo lavoro e vivevo da qualche anno una bella relazione sentimentale. Cominciai a praticare perché, nonostante apparentemente mi sentissi bene, ero in fondo insoddisfatta: sentivo che la mia vita mancava di uno scopo e che, benché avessi molti amici, i rapporti con loro erano superficiali. Ciò che sentii subito alla prima riunione buddista fu di avere incontrato finalmente delle persone con le quali avrei potuto costruire un legame profondo.
Negli anni successivi ebbi soprattutto benefici invisibili, cambiando notevolmente il mio carattere e i miei rapporti con gli altri, soprattutto grazie alla consapevolezza, finalmente raggiunta, che per ogni problema che sorge occorre guardare prima se stessi anziché incolpare l’esterno. Comunque realizzai anche scopi concreti molto importanti: acquistai una casa – in occasione di Gojukai, perché volevo avere finalmente un’abitazione mia per aprirvi il Gohonzon – ed inoltre, nel 2000, mi sposai. Non avrei mai pensato di giungere a un matrimonio, perché tutte le mie relazioni precedenti erano sempre state inconcludenti.
Ma i risultati più straordinari li ho raccolti recentemente. Due anni fa mi venne proposto, per l’ennesima volta, di recarmi in Giappone per partecipare a un corso. Era una decisione che avevo sempre rimandato per paura del lungo viaggio aereo, così recitai moltissimo Daimoku per riuscire finalmente a realizzare questo desiderio. Incontrai diversi ostacoli per problemi di denaro e di lavoro, ma mantenni la mia determinazione e il 9 ottobre del 2007 diedi conferma della mia partecipazione. Tre giorni dopo mio marito morì, improvvisamente. Un infarto lo fulminò in ospedale dov’era ricoverato per una banale operazione di ernia inguinale. Provai un dolore atroce e l’unico punto fermo fu il Gohonzon. Mi veniva spontaneo pensare: «Per fortuna ho il Gohonzon», e sentii tutto il Daimoku accumulato in dieci anni di pratica trasformarsi in una grande forza vitale. Riuscii ad affrontare con coraggio e decisione tutti i problemi pratici derivanti dalla situazione e fui di sostegno sia ai familiari di mio marito che ai miei. In quei momenti ho capito cosa significhi dare valore alla sofferenza. Provavo dolore ma non ne ero schiacciata. Al funerale incoraggiai parenti e amici: ero molto serena perché stavo percependo il senso della morte e l’eternità della vita. Mentre recitavo Daimoku sentivo la vita di mio marito molto vicina alla mia e ho avuto la certezza che il nostro legame trascendesse questa esistenza. Credo che sia difficile comprendere questa esperienza se non vivendola di persona. Mio marito non praticava il Buddismo ma sono certa che, anche solo recitando Daimoku qualche volta, e incoraggiandomi nella attività, abbia creato quella relazione con il Gohonzon che gli consentirà di incontrarlo di nuovo. La data della sua morte, 12 ottobre, è la stessa dell’iscrizione del Dai Gohonzon.
Esattamente un mese dopo, il 12 novembre, partii per il Giappone. Ovviamente durante il viaggio la sofferenza per la scomparsa di mio marito era ancora fortissima. Appena giunta al Centro della Soka Gakkai di Tokyo partecipai ad una riunione e d’improvviso fu come se il mio dolore si sciogliesse: cominciai a piangere e diedi sfogo a tutte le lacrime trattenute fino a quel momento. Questo corso fu un’esperienza meravigliosa a coronamento del mio decimo anno di pratica buddista. Avevo sentito dire che il decimo anno è una tappa importante e per me certamente lo è stata: il mio atteggiamento ha fatto un salto di qualità, sono ripartita dal Giappone con scopi ben chiari in mente e con la determinazione di realizzarli. Il mio primo obbiettivo era quello di ricreare una famiglia, non volevo tornare alla mia antica tendenza ad avere storie d’amore senza importanza, evitando di impegnarmi fino in fondo. Un altro scopo era quello di costruirmi una solida base nell’ambito del lavoro. Anche in questo campo avevo a lungo combattuto contro la tendenza a mollare tutto cambiando attività lavorativa non appena incontravo ostacoli. Circa un mese dopo il ritorno dal Giappone, mentre stavo recitando Daimoku, mi sono accorta all’improvviso di sentirmi attratta da un uomo arrivato da poco nel mio gruppo e che in precedenza mi era parso piuttosto antipatico. Stavamo recitando insieme ad altri e, quando terminammo, lui mi si avvicinò, si complimentò per i cambiamenti che aveva notato in me dopo il mio rientro dal Giappone e mi propose di uscire insieme per vedere un film. Così iniziammo a frequentarci e quel che mi stupì fu la naturalezza con la quale tutto accadde. Sembrava che ci conoscessimo da molto tempo, tanto era profonda la nostra intesa. Continuammo comunque a vivere ognuno a casa propria e non mancarono di sorgere nel nostro rapporto vari problemi che ogni volta decidevo di superare. Anche perché dal momento che il Gohonzon mi aveva dato subito un’altra opportunità sentivo che non potevo lasciarla cadere.
Quanto alla mia professione, lavoravo in un’agenzia di trasporti internazionali. Il proprietario austriaco aveva dato a me e alla mia collega l’incarico di gestire la sede italiana. Dopo la morte di mio marito la situazione della sede principale austriaca si era rivelata disastrosa, la ditta era sull’orlo del fallimento e rischiava di coinvolgere anche la filiale italiana. Ero riuscita a partire per il Giappone anche grazie alle mie colleghe che durante la mia assenza si erano barcamenate tra difficoltà sempre maggiori. Ma ormai i nodi stavano venendo al pettine e dovevamo prendere decisioni precise. Io ero amministratrice della filiale italiana insieme a una collega, andai in Austria con lei con lo scopo o di rilevare la ditta al prezzo più basso possibile, o di lasciarla fallire aprendone poi una nuova. La seconda soluzione avrebbe comportato costi parecchio superiori. Ebbene, abbiamo rilevato la ditta austriaca per un prezzo insignificante, riuscendo a convincere il proprietario che cederla a noi era l’unica soluzione possibile per evitare sia che la sua ditta fallisse sia che noi venissimo coinvolte nel fallimento. Quindi avevo realizzato i due grandi scopi che mi ero prefissa in meno di due mesi! Per me è stata un’altra conferma straordinaria. Praticando sinceramente ed essendo determinati si può davvero realizzare qualsiasi cosa.
Da dieci anni partecipavo intensamente alle attività dello staff segreteria. Anche se sono tecniche e a volte noiose (un po’ come il mio lavoro, del resto), mi hanno sempre dato benefici e gioia. 
Quanto alla mia relazione sentimentale, avevo deciso che avesse la svolta migliore per la mia vita: stava proseguendo discretamente, tra alti e bassi, da più di un anno e mezzo, ma non ci risolvevamo a prendere la decisione, ormai matura, di vivere insieme. Ero alle prese con paure già sperimentate altre volte – quella di soffrire, di sentirmi limitata nella mia libertà – ma ero consapevole che erano tutte scuse per non affrontare il mio karma.
Devo dire che sono molto soddisfatta di come quella attività si è svolta, molto meglio di come mi aspettassi, e ogni problema è stato risolto con la determinazione e con molto Daimoku. E anche i risultati nella mia vita non si sono fatti attendere.
 In quei giorni ho così creato legami con le persone con le quali ho svolto attività, ci siamo raccontati le nostre esperienze incoraggiandoci a vicenda e ho superato molte delle difficoltà che avevo di comunicare con gli altri. Infine l’8 giugno il mio fidanzato è venuto a vivere nella mia casa vincendo le mie titubanze, convinto soprattutto dalla mia determinazione a risolvere con il Daimoku ogni eventuale problema che si fosse presentato in futuro.
Mi sono resa conto che nell’arco di due anni la mia vita ha assunto una sua armonia naturale, è come vedere finalmente composto un puzzle i cui pezzi erano sparsi disordinatamente. Sono certa che questo sia il risultato della mia costante pratica quotidiana e della convinzione che non mi ha fatto retrocedere anche nei momenti più bui, quando mi sembrava impossibile che esistesse una soluzione ai miei problemi e alla mia sofferenza. C’è una frase del Gosho Il vero aspetto del Gohonzon che porto sempre nel cuore: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada». (O. G.)(dati modificati)
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