Mai più in soffitta

Questo è l’insegnamento più importante. È l’insegnamento che i desideri terreni sono Illuminazione e le sofferenze di vita e morte sono nirvana.

Dal Gosho I desideri terreni sono Illuminazione

Da 18 anni vivo da single in una città diversa da quella dei miei genitori e della mia famiglia di origine e le occasioni d’incontro fra noi, ormai da molto tempo, si limitano alle feste canoniche: Pasqua, Natale e ad alcuni giorni trascorsi insieme durante le vacanze estive. Negli ultimi dieci anni, cioè da quando ho iniziato a praticare il Buddismo, i rapporti tra noi sono notevolmente cambiati, trasformandosi da dichiaratamente o velatamente conflittuali, in reciproco rispetto e amore.
Ma, nonostante da anni non attribuissi ai miei genitori né la responsabilità dei miei problemi, né quella della loro risoluzione e provassi gratitudine nei loro confronti, il desiderio che fossero felici e che la nostra relazione lo fosse, era ancora superficiale e saltuario.
Ero spesso insofferente durante i nostri incontri, non credevo di potermi divertire con loro, li consideravo troppo anziani e diversi da me, così non vedevo l’ora di andar via e trascorrevo il tempo pensando alle persone che avrei visto successivamente e in altri luoghi.
Durante le ultime vacanze di Natale, il clima si prevedeva teso, litigioso e sicuramente poco divertente per interessi diversi legati all’eredità e per una recente separazione coniugale in famiglia. Questa volta, però, prima di partire mi sono fermata a riflettere: quei giorni erano le mie vacanze e il desiderio di vivere allegramente e serenamente era diventato un vero bisogno, inoltre non potevo permettermi di sprecare un’occasione importante, una delle tre all’anno.
Non volevo più pensare che la mia fosse una visita di cortesia e che poi nei giorni successivi, chissà dove, come e quando mi sarei divertita.
Come ben descrive lo scrittore Borges: «…riflettei che ogni cosa, a ognuno accade precisamente, precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti, innumerevoli uomini nell’aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me…»
A casa dei miei, nei primi anni di pratica avevo incontrato notevoli difficoltà a recitare tanto da dovermi ricavare un posticino in soffitta, gradualmente però ho conquistato terreno, riuscendo a praticare senza sotterfugi.
Certamente non potevo chiamare tutti a raccolta per un vigoroso Gongyo, proposte del genere in precedenza avevano sortito inconcludenti discussioni, ma potevo fortemente desiderare la felicità di tutti, me compresa, e recitare per tutti.
Grazie a un Gongyo deciso, sereno e convinto sostenuto dal desiderio sincero della mia felicità e di quella degli altri, l’effetto è stato vivere sei giorni a tavola in nove, serenamente e con gioia, senza stupide discussioni al limite del litigio, dissolvendo vecchi rancori, senza alcun desiderio di scappare. Il rapporto familiare da allora è notevolmente migliorato e si è approfondito.
Il desiderio che ora sento profondamente è che la tensione verso la felicità e serenità nostra e di chi ci circonda si estenda a tutto il mondo, illuminandoci costantemente sulla vera natura delle cose. 
(di Teresa Caldarola)
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