Il Sutra del Loto #26

La condizione del  Capitolo Rivelazione della Vita del Budda

Per cominciare, cosa insegna? In una parola spiega l’eternità della vita. Il termine Juryo nel titolo (Nyorai Juryo) significa prevedere la durata della vita (Nyorai significa “Così giunto”). Il capitolo chiarisce che il Budda vive in eterno, ed è degno di nota che Shakyamuni spieghi l’eternità della vita in termini della sua stessa esistenza, esponendola come esperienza vissuta, non in termini astratti o immaginari. Eccone il succo: egli comincia col dire che i più credono che lui abbia rinunciato al mondo da giovane, abbia praticato e ottenuto la Buddità sotto l’albero di bodhi, presso la città di Gaya; ora confuta questa idea, chiarendo che, in realtà, ha raggiunto l’Illuminazione nel passato inconcepibilmente remoto di gohyakujintengo, e che da allora ha insegnato a innumerevoli persone in questo mondo di saha1, e in molte altre terre. In questo modo indica che la durata della sua vita è incalcolabile, in quanto eterna e immortale.
[Questa rivelazione che Shakyamuni ottenne la Buddità in un passato inconcepibilmente remoto – nel sedicesimo capitolo dell’insegnamento essenziale (seconda parte) del Sutra del Loto, è in netto contrasto con l’idea dell’Illuminazione ottenuta nella sua vita attuale sotto l’albero di bodhi, idea mantenuta per tutto l’insegnamento teorico. Quanto alla relazione fra l’insegnamento teorico e quello essenziale, l’uno è paragonabile al riflesso della luna su uno specchio d’acqua e l’altro alla luna in cielo, n.d.r.].
Ci si potrebbe chiedere: «Diciamo che la vita di Shakyamuni è eterna, ma non è anche vero che alla fine morì?
Ciò non significa che la vita del Budda ha termine?» È una domanda naturale, ma la risposta ce la dà lo stesso capitolo Juryo.
Esso spiega che lo Shakyamuni che ottenne l’Illuminazione per la prima volta in India è un Budda provvisorio, mentre quello che la ottenne nel remoto passato, e la cui vita è eterna, è un vero Budda. L’espediente, come abbiamo già imparato, è un mezzo con cui il Budda guida le persone. Benché la sua vita sia eterna, egli appare in forma transitoria ed entra poi “nell’estinzione” come mezzo per sviluppare negli altri lo spirito di ricerca. Ecco la risposta del capitolo Juryo.
Ma, pur accettando l’eternità della vita del Budda, ci si potrebbe chiedere se questa rivelazione valga anche per noi persone comuni. È una questione fondamentale, dal momento che il Budda che ottenne l’Illuminazione nel remoto passato in ultima analisi non è altro che noi stessi, persone comuni che abbracciamo la Legge mistica. Nichiren dice: «“Così giunto” (nel titolo del capitolo) si riferisce a tutti gli esseri viventi» (Gosho Zenshu, pag. 752). L’eternità non è attributo esclusivo della vita del Budda, ma il vero aspetto della vita di tutti gli esseri viventi.
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