Una strada in salita

Ho conosciuto il Buddismo nel 2000. In quel periodo frequentavo con alcuni amici un gruppo di Reiki. Le stavo provando tutte per uscire da un forte esaurimento nervoso che mi portava a rimanere a letto con le finestre rigorosamente chiuse per giornate intere. E così passava il tempo... alternavo psicofarmaci a droghe di diverso genere nel fine settimana, il tutto condito da cure omeopatiche, sedute dalla terapeuta, sfrenato consumismo per colmare i vuoti e liti giornaliere con mia madre. Mio padre mancava da quattro anni a causa di un tumore ai polmoni e io non sapevo più a chi dare la colpa, ero arrabbiata con il mondo intero.
Ma torniamo all'incontro "curioso" con il Buddismo. Un giorno la mia insegnante di Reiki mi mostrò un oggetto formato da un filo e tante palline, dicendomi: «Questo lo tengono tra le mani i buddisti mentre ripetono un mantra... una strana frase!». Fui subito incuriosita, ed è così che mi feci accompagnare a una riunione da un amico che da poco aveva iniziato a praticare questo Buddismo. Mi dissero di mettermi uno scopo per me impossibile e provare. Provai.
Da un po' di tempo volevo partire per un'esperienza di lavoro all'estero e chiudere una relazione che durava da qualche anno, che sentivo essere distruttiva e incentrata sulla dipendenza. Nel giro di due settimane trovai (senza capire come!) il coraggio di lasciare il mio ragazzo e di partire per gli Stati Uniti. Ogni giorno però era una lotta con la paura di non farcela e scappare, sì, perché io volevo scappare; in un posto chissà dove avrei potuto finalmente sentirmi felice e a mio agio. Solo dopo diverso tempo avrei capito grazie al Buddismo di Nichiren Daishonin che quel posto era più vicino e più a portata di mano, dentro di me. Non lo sapevo allora, ma recitavo Daimoku, sempre, anche nelle "tipiche lavanderie americane", mentre aspettavo che i vestiti si asciugassero!
Tornata in Italia decisi di trasferirmi a Padova, dove già da un anno ero iscritta alla facoltà di psicologia e avevo dato alcuni esami; in breve tempo trovai anche il lavoro che desideravo, perché mi permetteva di avere il tempo per me e per studiare. Sia nel lavoro che nello studio non ho mai avuto grandi difficoltà, anche se ogni esame era comunque una grande occasione per sfidarmi e riuscire a credere di nuovo in me stessa, che potevo farcela; già, perché la mia autostima vacillava spesso e questo si manifestava chiaramente nel mio uso compulsivo delle droghe.
Le relazioni invece continuavano a essere un disastro, collezionavo sberle o insulti e anche il rapporto con mia mamma non andava benissimo, spesso mancandole di rispetto; ma come dice il Daishonin: «[...] l'inferno esiste nel cuore di chi disprezza suo padre e non si cura di sua madre» (Gosho di Capodanno, SND, 4, 271). Anche questo era un desiderio che avevo nel cuore e ogni giorno rinnovavo la mia determinazione di migliorare il rapporto con lei perché la situazione sembrava non cambiare. Spesso può sembrare che i nostri desideri non si realizzino, ma ho capito che basta un solo Daimoku sincero per poter volgere la nostra vita nella giusta direzione e far sì che quel desiderio sia già realizzato, anche se ancora non vediamo l'effetto manifesto.
A novembre del 2003, durante una riunione, ho conosciuto un ragazzo ed è iniziata una profonda relazione; ogni volta che sorgeva una difficoltà era un'occasione per andare davanti al Gohonzon; noi crescevamo e il nostro legame si rafforzava. A settembre del 2004 lui si trasferì a Padova per studiare e io ero felice e innamorata; sentivo che comunque fosse andata quella relazione, qualcosa dentro di me era cambiato: non più distruzione ma costruzione.
A maggio dell'anno seguente "la buona novella"... scoprii di essere incinta; entrambi rimanemmo frastornati. L'unica cosa che potevamo fare era recitare Daimoku e non permettere alla mente di prendere il sopravvento. Vennero fuori tanta sofferenza e due decisioni completamente diverse; io non volevo abortire e lui mi disse con fermezza che se avessi tenuto il bambino la responsabilità sarebbe stata unicamente mia e che non l'avrei più visto.
Mi crollò il mondo addosso; passavo ore nel letto a piangere e recitavo Daimoku, ma questa volta con dei dubbi enormi. Mi sentivo piccola piccola davanti a un problema grande grande. Ero arrabbiata con lui perché mi aveva lasciata in quella situazione, con la sua famiglia che non ne voleva sapere, con mia mamma che si disperava e mi diceva che le avevo creato un dispiacere troppo grande da sopportare!
Mi sentivo sola, con una decisione enorme da prendere. A fianco a me tante persone a sostenermi e vicino al Gohonzon un brano del mio maestro Daisaku Ikeda che dice: «Secondo un proverbio un cuore piccolo si abitua all'angoscia e diventa docile, mentre un cuore grande domina alto sopra la sfortuna. L'autentica felicità non è l'assenza di sofferenze, così come il cielo non può essere sereno tutti i giorni. L'autentica felicità sta piuttosto nel costruire un io che si erga come un edificio maestoso. Sempre. Anche quando piove, quando nevica o soffia un forte vento» (D. Ikeda, Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, esperia, pag. 167). E così continuavo a recitare Nam-myoho-renge-kyo con tanta fatica, ma con l'unico desiderio di percepire la mia Buddità, per riuscire a prendere una decisione profonda e non condizionata dall'ambiente, che in quel momento avevo completamente contro.
Una mattina mentre andavo a lavorare, passai davanti all'ospedale dove pochi giorni dopo sarei dovuta andare per interrompere la gravidanza; senza accorgermene mi fermai, dentro di me un'incredibile serenità, la consapevolezza che Valeria e Maurizio (mio figlio) ce l'avrebbero fatta comunque, un sorriso e una gioia che è difficile spiegare a parole. A novembre mi sono laureata, con un bel pancione e una grande vittoria: ho scritto la tesi che volevo ed è stata premiata con un punteggio alto e davvero inaspettato. Ricordo un'altra cosa del primo meeting sei anni fa: mi dissero che l'impossibile poteva trasformarsi in possibile... già! A gennaio, con tantissima gioia anche della mia mamma, è nato Maurizio.
In questi anni ho avuto l'occasione di fare molta attività buddista e di conoscere persone fantastiche che mi hanno sempre sostenuto e incoraggiato.
Attualmente sono a La Spezia. È una grande sfida per me stare qui perché non mi sono mai sentita "bene" in questa città, ma questa volta, anche se il mio desiderio è di tornare nella "mia amata Padova", ho deciso di non scappare e di affrontare tutte le paure, messe in un cassetto diversi anni fa. Il mio grande desiderio adesso è creare una famiglia per kosen-rufu. Certo è iniziato tutto in una strada un po' in salita, ma sono consapevole che gli ostacoli sono delle grandi occasioni per fare la nostra rivoluzione umana! (V.L.)(dati modificati)(foto di Giulietta)
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