La vita di Nichiren Daishonin #3/6

Le persecuzioni

I capi del governo ignorarono l’appello di Nichiren Daishonin e alcuni seguaci della Pura terra, col tacito sostegno di notabili del luogo, si prepararono per attaccare direttamente Nichiren. La sera del 27 agosto del 1260 presero d’assalto la sua dimora con l’intenzione di ucciderlo. Questo incidente è noto come la persecuzione di Matsubagayatsu.
Nichiren riuscì a scampare all’assalto e, per un certo periodo, si allontanò da Kamakura.
Quando vi ritornò nell’anno seguente il governo ordinò il suo arresto e, senza avere seriamente indagato sulla veridicità delle accuse mosse contro di lui, lo condannò all’esilio.
Così il 12 maggio 1261 Nichiren partì per Ito, nella penisola di Izu. Nel febbraio del 1263 ottenne la grazia e ritornò di nuovo a Kamakura.
L’anno seguente Nichiren si recò nella sua provincia natale per occuparsi della madre, gravemente malata. Come scrisse in seguito, grazie alle sue preghiere la donna non solo guarì dalla malattia, ma prolungò la sua vita di quattro anni. L’11 novembre dello stesso anno Nichiren Daishonin e un gruppo di suoi discepoli caddero in un’imboscata tesa dal sovrintendente della regione Tojo Kagenobu e dai suoi guerrieri.
Nello scontro un seguace restò ucciso e Nichiren stesso riportò una ferita di spada alla fronte e una frattura al polso sinistro. L’incidente è noto come la persecuzione di Komatsubara.
Nel 1268 l’impero mongolo minacciò di invadere il Giappone se non si fosse sottomesso. Nichiren si rese conto che l’invasione straniera, predetta nel suo trattato Adottare l’insegnamento corretto per la pace del paese, stava per avverarsi. Nell’ottobre di quell’anno scrisse nuovamente a undici influenti personalità governative e religiose (secondo ammonimento), ricordando loro la sua predizione e chiedendo che venisse indetto un dibattito religioso pubblico tra lui e i rappresentanti delle principali scuole buddiste per dimostrare i loro errori dottrinari. Ma né il governo né i capi religiosi presero in considerazione tale richiesta.
Nonostante il crescente pericolo per la sua vita, Nichiren continuò a indicare gli errori delle principali scuole buddiste e, dopo la seconda serie di messaggi di ammonimento, iniziò il periodo più difficile della sua vita.
Il 10 settembre del 1271 il capo della polizia Hei no Saemon, incitato dal prete Ryokan, capo della scuola dei Precetti-Vera parola, convocò Nichiren per un interrogatorio. Il Daishonin non perse l’occasione per spiegare di nuovo quale fosse, dal punto di vista degli insegnamenti buddisti, il corretto atteggiamento che i governanti della nazione avrebbero dovuto adottare per assicurare la pace e la sicurezza dei cittadini.
Due giorni dopo fu arrestato con l’accusa di fomentare disordini e condannato all’esilio nell’isola di Sado, nel mar del Giappone.
Hei no Saemon, però, aveva progettato di giustiziarlo in segreto prima che arrivasse a Sado. Così il 12 settembre, poco prima dell’alba, ordinò a un drappello di soldati di condurre Nichiren in un luogo chiamato Tatsunokuchi (la Bocca del drago), una spiaggia nei pressi di Kamakura dove venivano eseguite le condanne a morte. Ma proprio quando Nichiren stava per essere decapitato, un oggetto luminoso apparve in cielo. In seguito il Daishonin lo descrisse così: «Una sfera brillante quanto la luna, proveniente da Enoshima [una piccola isola al largo della spiaggia], attraversò il cielo da sud-est a nord-ovest». I soldati, terrorizzati, rinunciarono all’esecuzione. Questo evento è noto come la persecuzione di Tatsunokuchi.
La mancata decapitazione di Tatsunokuchi è stata estremamente significativa per la vita di Nichiren perché, come dice nel Gosho L’apertura degli occhi, a Tatsunokuchi abbandonò il suo stato transitorio di comune mortale e rivelò la sua vera identità di Budda originale. Questo rappresenta il punto di svolta cruciale nella vita di Nichiren.
Dopo il fallito tentativo di decapitazione, il governo confermò la condanna all’esilio nell’isola di Sado. Qui Nichiren prese alloggio nella dimora assegnatagli, una piccola cappella in rovina, senza tetto, all’interno del cimitero di Tsukahara. Era pieno inverno e dovette affrontare la neve, la scarsità di cibo e di vesti nonché l’ostilità dei seguaci della Pura terra, che costituivano una seria minaccia alla sua vita.
Il 16 gennaio dell’anno successivo, 1272, diverse centinaia di preti e di seguaci laici delle varie scuole buddiste di Sado e delle province vicine si riunirono per sfidare Nichiren in un dibattito religioso. Egli accettò la sfida e in quell’incontro, noto come il dibattito di Tsukahara, confutò gli argomenti dei suoi avversari e le dottrine erronee delle scuole che essi rappresentavano; molti – preti e laici – divennero suoi discepoli. Tra questi Abutsu-bo, sua moglie Sennichi-ama e il prete Sairen-bo.
Durante l’esilio a Sado Nichiren scrisse molte lettere di incoraggiamento ai suoi discepoli e alcuni importanti trattati, tra cui L’apertura degli occhi e L’oggetto di culto per l’osservazione della mente, che rappresentano le basi teoriche e dottrinali per la successiva iscrizione del Dai Gohonzon, l’oggetto di culto per tutta l’umanità (che avverrà il 12 ottobre del 1279).
Nel febbraio del 1274 anche l’esilio a Sado venne condonato e Nichiren poté tornare a Kamakura. Incontrò nuovamente Hei no Saemon e, in risposta a una sua precisa domanda, predisse che i mongoli avrebbero sicuramente attaccato il Giappone entro l’anno. Cosa che accadde effettivamente, nell’ottobre del 1274.
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