La vita di Nichiren Daishonin #3/3

(segue) 
I preti delle altre sette, non soddisfatti dell’esilio, meditavano di uccidere il Daishonin, il gran nemico del Budda Amida, e si rivolsero a Homma Shigetsura, il governatore di Sado, ma questi li dissuase e li convinse a confrontarsi con lui in un dibattito. Questo è il dibattito di Tsukahara, svoltosi il 16 gennaio del 1272, in cui il Daishonin ridusse al silenzio tutti i suoi oppositori.
Un mese dopo, nel febbraio del 1272, fu scoperto un complotto ordito da Hojo Tokisuke, fratellastro del reggente Tokimune, per impadronirsi del potere. Si combatté a Kamakura e a Kyoto e i congiurati furono sconfitti e messi a morte. Ma l’episodio scosse tutto il paese: si era verificata la profezia di guerre intestine contenuta nel Rissho ankoku-ron e le autorità presero a considerare con maggior rispetto il Daishonin. Nell’aprile fu trasferito a Ichinosawa una residenza abbastanza confortevole.
A Sado il Daishonin dedicò tutto il suo tempo a scrivere e a porre le basi dottrinali del suo insegnamento. Nei suoi scritti vi è una grande differenza fra il periodo precedente e quello succesivo all’esilio a Sado. Prima di Sado, aveva insegnato solo il Daimoku, Nammyoho-renge-kyo, non aveva accennato alle tre grandi Leggi segrete, né alla sua vera identità di Budda originale di Mappo. A Sado iniziò anche a comporre dei Gohonzon personali per i discepoli più fedeli. Nella Lettera a Misawa affermò: «I miei insegnamenti precedenti l’esilio a Sado devono considerarsi come i sutra predicati dal Budda Shakyamuni prima del Sutra del Loto. La notte del 12 settembre 1271 fui a un passo dall’essere decapitato a Tatsunokuchi. Da allora ho provato compassione per i miei discepoli perché non avevo ancora rivelato la verità a nessuno di loro. Pensando a ciò, ho scritto questo insegnamento riservato ai miei discepoli dall’isola di Sado».
Fra i molti scritti di Sado, ricordiamo Aspirazione alla terra del Budda e Lettera da Sado, inviati a Toki Jonin; Eredità della legge fondamentale della vita, Illuminazione delle piante, La vera entità della vita, L’entità della mistica Legge, inviati a Sairen-bo, un monaco Tendai in esilio a Sado; Risposta a Kyo’o Dono, La legge causale della vita, I desideri terreni sono Illuminazione, inviati a Shijo Kingo, Lettera a Gijo-bo nella quale si trovano citate per la prima volta le tre grandi Leggi segrete. Ma i due scritti più importanti sono L’apertura degli occhi (Kaimoku-sho) e Il vero Oggetto di culto (Kanjin no Honzonsho).
Nel primo, terminato nel febbraio del ‘72, fornì la prova documentaria dell’apparizione del vero Budda dell’epoca di Mappo. Con le parole «Nichiren è il sovrano, il maestro, il padre e la madre di tutto il popolo giapponese» definì l’oggetto di culto nei termini della Persona, cioè nei termini del Budda che eternamente protegge, guida e alleva tutte le persone per mezzo della Legge suprema. Il vero Oggetto di culto terminato nell’aprile del 1273 spiega dal punto di vista della Legge l’Oggetto di culto che permette a tutti di raggiungere l’Illuminazione. Questi due trattati costituiscono la base teorica per l’iscrizione del Dai-Gohonzon.

TERZO AMMONIMENTO ALLE AUTORITÀ
Nel febbraio del 1274, ottenuto il perdono, Nichiren tornò a Kamakura dove giunse in marzo. L’8 aprile fu convocato dalle autorità. Hei-no Saemon questa volta trattò il Daishonin con gran rispetto. Gli chiese quando riteneva che i Mongoli avrebbero attaccato il Giappone e inoltre se fosse possibile raggiungere l’Illuminazione per mezzo dei sutra predicati prima del Sutra del Loto. Nichiren rispose citando passi dei sutra e predisse che i Mongoli avrebbero attaccato entro l’anno. Poi ammonì ancora una volta a non contare sulle preghiere dei preti Shingon e di altre sette per scongiurare il pericolo. Ma ancora una volta non fu ascoltato.

RITIRO A MINOBU
Venuto a sapere che il governo aveva ordinato preghiere ai preti Shingon, capì che non avrebbe ottenuto nulla. Seguendo l’antica consuetudine cinese secondo la quale se un saggio ammonisce il sovrano tre volte e non è ascoltato, deve ritirarsi fra le montagne, decise di ritirarsi.
Nikko Shonin scelse un luogo appartato lungo il corso superiore del fiume Fuji, in una gola presso il monte Minobu, nel feudo di Nanbu Sanenaga, signore di Hakiri, da lui convertito. Qui il Daishonin visse fino agli ultimi giorni della sua vita in una piccola abitazione di tronchi d’albero costruita dai discepoli, dedicandosi a istruire i discepoli e a comporre opere importanti come.La scelta del tempo e Ricambiare il favore del Budda.
Nell’ottobre del 1274, come Nichiren aveva predetto, le forze mongole occuparono le isolette di Iki e Tsushima nello stretto fra la Corea e Kyushu, e da lì partirono verso la costa settentrionale del Kyushu.

PERSECUZIONE DI ATSUHARA E ISCRIZIONE DEL DAI-GOHONZON
Nel distretto del Fuji sotto la guida di Nikko Shonin il movimento di propagazione progredì rapidamente. Il vero Buddismo si fece strada fra molti contadini del luogo, per gli sforzi di Takahashi Rokuro Hyo, zio di Nikko, di Nanjio Tokimitsu, signore del villaggio di Ueno, e dei monaci Nisshu, Nichiben e Nichizen del tempio Ryusen-ji nella pianura di Atsuhara.
Nel settembre del 1279 venti contadini di Atsuhara vennero arrestati, sotto la falsa accusa di furto, e condotti in carcere a Kamakura. Qui furono minacciati di tortura e di morte se non avessero abiurato la loro fede. Ma i contadini resistettero coraggiosamente anche alla tortura.
Nei no Saemon fece allora decapitare i capi del movimento, i fratelli Jinshiro, Yagoro e Yarokuro; gli altri diciassette furono banditi da Atsuhara.
La Persecuzione di Atsuhara, non aveva colpito personalmente il Daishonin, ma persone convertite dai suoi discepoli, segno della volontà dei suoi seguaci di diffondere attivamente il vero Buddismo. Inoltre, mentre dopo la persecuzione di Tatsunokuchi e l’esilio a Sado la fede di molti discepoli aveva vacillato, ora la prova di una pura e incrollabile fede offerta dai contadini, convinse Nichiren Daishonin che il tempo per realizzare lo scopo della sua vita era maturo: il 12 settembre del 1279 iscrisse il Dai-Gohonzon del Grande Santuario del vero Buddismo. In precedenza aveva affidato il Gohonzon solo alle persone dalla fede più salda; ora sapeva di poter affidare il Dai-Gohonzon a tutta l’umanità.
Nel novembre del 1281 si trasferì in un tempio chiamato Minobu-san Kuon-ji. Qui era occupato soprattutto a istruire nel vero Buddismo i monaci giovani. Fra questi c’era Renzo-bo Nichimoku che sarebbe diventato il terzo patriarca. Si dice che egli avesse il compito di scendere ogni giorno dalla montagna per riempire un mastello d’acqua e che lo trasportasse sulla testa sulla via del ritorno. Dopo alcuni anni scoprì che la sommità del capo si era appiattita.
Anche molti seguaci laici facevano pellegrinaggi a Minobu. L’anziano Abutsu-bo affrontò più volte le fatiche e i pericoli del viaggio da Sado per visitare il Daishonin e, quando morì nel 1279, il figlio Tokuro Moritsuna portò a Minobu le ceneri del padre.

MORTE DEL DAISHONIN
Frattanto la salute del Daishonin, già compromessa dalle privazioni dell’esilio a Sado, andava peggiorando rapidamente. Il clima rigido di Minobu e l’alimentazione insufficiente precipitarono la situazione. Dal 1277 soffriva di una dissenteria cronica che lo debilitava. In una lettera a Nanjo Tokimitsu del gennaio 1282 scrive: «La voce che recita il sutra si è affievolita e la concentrazione vacilla». Nella primavera sembrò recuperare la salute, ma egli stesso sapeva che non sarebbe durata a lungo.
Nell’estate accettò il consiglio di recarsi alle terme di Hitachi. Prima di partire redasse l’Atto di trasmissione della Legge insegnata da Nichiren in tutta la sua vita, conosciuta come Atto di successione di Minobu, con cui nominava Nikko Shonin suo legittimo successore.
Durante il viaggio, presentendo la fine imminente, si fermò nella residenza dei fratelli Ikegami. Qui diede le ultime disposizioni per assicurare la continuità dei suoi insegnamenti: nominò i “Sei preti anziani”, Nissho, Nichiro, Nikko, Niko, Nitscho e Nichiji. Il 13 ottobre del 1282, dopo aver compilato l’Atto di trasferimento del tempio di Minobu o Atto di successione di Ikegami, morì all’età di 61 anni.
stampa la pagina

Commenti