Le tre grandi Leggi segrete

Nelle tre grandi Leggi segrete è condensato l’insegnamento di Nichiren Daishonin. Esse sono: l’oggetto di culto (honzon), cioè il Gohonzon; l’invocazione (Daimoku), cioè Nammyoho-renge-kyo e il santuario (kaidan), cioè il luogo di culto.
Si dicono “segrete” perché vanno al di là della comprensione della gente comune e perché né Shakyamuni né i suoi successori in India e in Cina le rivelarono, benché ne fossero a conoscenza.
Più precisamente si chiamano oggetto di culto, santuario e invocazione del vero Buddismo o di Honmon.
Honmon designa la seconda parte del Sutra del Loto, ma nel caso del Buddismo di Nichiren indica l’insegnamento montei, “celato sotto le parole”, per distinguerlo da monjo, l’insegnamento letterale, “sopra le parole”, di Shakyamuni.
Il capitolo Juryo dice: «Adesso lascio questa buona medicina qui per voi. Dovreste prenderla e non preoccuparvi se vi curerà o meno (Ze ko royaku. Kon ru zai shi. Nyo ka shu buku. Mot-tsu fu sai)». Dal punto di vista di montei, la “buona medicina” è il Gohonzon, “lascio” indica il luogo, “dovreste prendetela” significa recitare Daimoku al Gohonzon.
Le tre grandi Leggi segrete includono le tre discipline buddiste: meditazione, saggezza e precetti (giapponese: jo, e, kai - sanscrito: dhjana, prajina, sila). Il Gohonzon equivale alla meditazione, il Daimoku alla saggezza e il Santuario ai precetti.

SEI GRANDI LEGGI SEGRETE
Ognuna delle tre Leggi si divide in due a formare le sei grandi Leggi segrete.
L’oggetto di culto si divide in oggetto di culto della Legge e oggetto di culto della Persona.
Il santuario si divide in santuario reale, ove è conservato il Gohonzon originale iscritto dal Daishonin per tutta l’umanità e in santuari virtuali, tutti i luoghi ove si trovano gli altri Gohonzon copiati dai patriarchi e dove i credenti recitano Daimoku.
L’invocazione si divide in Daimoku della fede e Daimoku della pratica.

UNICA GRANDE LEGGE SEGRETA
È il Gohonzon perché include sia il Santuario, il luogo in cui è custodito e in cui la gente pratica, sia l’Invocazione, Nam-myoho-renge-kyo che è la Legge stessa.

OGGETTO DI CULTO - GOHONZON
Al centro del Gohonzon è scritto Nam-myoho-renge-kyo - Nichiren. Il Gohonzon è la materializzazione della Legge e della Persona: il Budda illuminato alla Legge e si chiama perciò Gohonzon di “unità di Persona e Legge” (ninpo ikka, dove nin =persona, po è modificazione eufonica di ho, Legge, e ikka = una cosa sola).
Ai lati di Nam-myoho-renge-kyo - Nichiren si trovano tutti i dieci mondi, dal mondo di Budda al mondo d’Inferno. È quindi la ”realtà di ichinen sanzen”, in contrapposizione alla “teoria di ichinen sanzen”, la teoria esposta da T’ien-t’ai.

INVOCAZIONE
L’invocazione o Daimoku del vero Buddismo è Nam-myoho-renge-kyo. La recitazione del Daimoku include fede e pratica, pratica per sé e pratica per gli altri.
Nam-myoho-renge-kyo è l’espressione della verità fondamentale della vita. Indica anche la vita illuminata del Budda.
Il Daishonin proclamò che l’invocazione di Nam-myoho-renge-kyo è la pratica corretta per la nostra epoca, il 28 del quarto mese del 1253, al tempio Seicho-ji. L’insegnamento del Daishonin non esige pratiche complicate come le austerità dell’epoca di Shakyamuni e le meditazioni di T’ien-t’ai. Tutti, infatti, possono recitare Daimoku.
L’invocazione può essere intesa superficialmente come la devozione della propria vita al Sutra del Loto di Shakyamuni.
Namu o nam, deriva dal sanscrito namas, devozione e significa fondere la propria vita con la verità eterna e, nello stesso tempo, attingere da essa infinita energia e saggezza, da utilizzare nelle varie circostanze della vita. Questa verità eterna è Myoho-rengekyo, che è anche il titolo cinese del Sutra del Loto.
Myoho letteralmente significa mistica Legge, dove myo indica la reale entità della vita, eterna e invisibile, quindi anche la morte, e ho indica tutti i fenomeni mutevoli in cui essa si manifesta, quindi la vita.
Renge è il fiore di loto che simboleggia la legge di causa ed effetto. Poiché il loto produce i fiori e i semi allo stesso tempo, rappresenta la simultaneità di causa ed effetto (inga guji, per cui nelle cause presenti sono già presenti gli effetti futuri. Tuttavia, poiché la nostra vita più profonda (la nona coscienza) è libera dal karma, possiamo ottenere l’illuminazione e creare vera felicità, indipendentemente dal karma. Un’altra qualità caratteristica del loto è che i suoi puri fiori sbocciano nell’acqua stagnante e torbida, senza essere macchiati dal fango. Ciò significa che la Buddità può emergere anche dalla vita piena di illusioni e di impurità di un comune mortale.
Kyo, letteralmente sutra, indica la voce e l’insegnamento del Budda e, in senso lato, tutti i suoni della vita, le attività di tutti gli esseri e di tutti i fenomeni dell’universo. L’ideogramma cinese ‘kyo’ indica anche l’ordito di un tessuto e quindi simboleggia la continuità della vita dal passato, al presente e al futuro.
Ma il Daimoku del vero Buddismo è qualcosa di molto più profondo: è il seme della Buddità piantato dal “Budda della vera causa”, celato “sotto le parole” del Sutra del Loto.
Chiunque abbia fede nel Gohonzon e reciti Nam-myoho-renge-kyo, può sicuramente raggiungere l’Illuminazione in questa esistenza.

SANTUARIO
Kaidan, in giapponese, era il santuario in cui si svolgeva la cerimonia di ordinazione dei monaci. Letteralmente kai sono i precetti che i monaci dovevano osservare e dan è il luogo sacro in cui giuravano di seguirli, prendendo i voti. Esistevano kaidan del Piccolo veicolo (Hinayana) e del Grande veicolo (Mahayana). Il Piccolo veicolo prescriveva un gran numero di precetti, fino a 250 per i monaci e 500 per le monache. Il Grande veicolo dava maggiore importanza allo spirito dell’insegnamento del Budda, che non ai precetti.
Nel Buddismo di Nichiren Daishonin esiste un solo precetto, il “precetto di diamante”: abbracciare il Gohonzon e recitare Nam-myoho-renge-kyo per tutta la vita.
Per questo il luogo dove recitiamo Daimoku con fede nel Gohonzon costituisce un santuario virtuale (ri-no kaidan), mentre il luogo ove è conservato il Dai-Gohonzon è il santuario reale (ji-no kaidan).
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