La vita di Nichiren Daishonin #2/3

PERSECUZIONE DI IZU
Il Daishonin riuscì a sfuggire all’agguato e si rifugiò presso la residenza di Toki Jonin. Tornato a Ka-makura riprese a predicare e ad attirare molti seguaci. Preoccupati del suo successo, i preti Nembutsu presentarono false accuse contro di lui a Hojo Shigetoki, figlio del reggente in carica Nagatoki il quale l’anno seguente, il 12 marzo 1261, lo condannò all’esilio a Ito nella penisola di Izu. Questa è la seconda persecuzione, la persecuzione di Izu. A Ito egli fu protetto da Funamori Yasaburo, capo dei pescatori della regione, e da sua moglie. Nikko Shonin accorse al suo fianco per servirlo. Il signore della provincia di Izu, che era gravemente ammalato e aveva chiesto al Daishonin di pregare per lui, guarì completamente e si convertì.
Nel febbraio del 1273 ottenne il perdono e tornò a Kamakura.

PERSECUZIONE DI KOMATSUBARA
L’anno seguente, saputo che la madre era gravemente ammalata, tornò nella provincia natale di Awa. Con le sue preghiere la madre guarì e visse altri quattro anni.
Tojo Kagenobu quando venne a sapere della sua presenza nella regione, ordinò ai suoi uomini di ucciderlo. Mentre il Daishonin con un gruppo di seguaci era in viaggio verso la residenza di Kudo Yoshitaka, gli uomini di Kagenobu gli tesero un’imboscata. Kyonin-bo e Kudo Yoshitaka morirono per difendere il maestro e il Daihonin riportò una ferita di spada alla fronte e una frattura del braccio sinistro. Questa è la terza persecuzione, la persecuzione di Komatsubara (11 novembre 1264).
Nel gennaio del 1268 giunsero a Kamakura messaggeri di Kubilai Kan per intimare al Giappone di sottomettersi all’impero mongolo e pagare il tributo, pena l’invasione. Il governo si preparò alla difesa dell’isola di Kyushu e ordinò ai templi di pregare per sconfiggere il nemico.
Il Daishonin nell’ottobre inviò lettere a undici influenti personaggi del mondo politico e religioso, fra i quali il reggente Hojo Tokimune e il capo della polizia Hei-no Saemon, i preti Doryu della setta Zen e Ryokan della setta Ritsu, rinnovando gli ammonimenti contenuti nel Rissho ankoku ron e chiedendo che si tenesse un pubblico dibattito con i rappresentanti della varie sette. Poiché nessuno rispose al suo invito, egli scrisse ai suoi discepoli avvertendoli di prepararsi al peggio perché sicuramente si sarebbero scatenati i “tre potenti nemici”.
Nel 1271, una lunghissima siccità colpì il paese e il governo ordinò a Ryokan, abate del tempio Gokuraku-ji, di pregare per la pioggia. Quando ne fu informato, il Daishonin gli lanciò una sfida: se Ryokan fosse riuscito a far piovere entro sette giorni, Nichiren avrebbe ritrattato le sue accuse alle varie sette, sarebbe diventato suo discepolo e avrebbe abbracciato i duecentocinquanta precetti Se non fosse riuscito a provocare la pioggia, Ryokan doveva diventare discepolo di Nichiren. Dopo sette giorni Ryokan fu costretto a chiedere una proroga, ma, nonostante la collaborazione di centinaia di preti, non una goccia di pioggia cadde dal 18 giugno al 4 luglio, anzi si scatenarono violente bufere di vento che devastarono Kamakura. Ryokan, esasperato dallo smacco subito, complottò insieme a Doryu della setta Zen, per eliminare il suo nemico sobillando le vedove di funzionari della famiglia Hojo, che fecero pressioni sulle autorità.

PERSECUZIONE DI TATSUNOKUCHI
Il 10 settembre 1271 Hei-no Saemon convocò il Daishonin il quale ribadì le sue ammonizioni contro la condotta del governo. Due giorni più tardi fu arrestato come ribelle e condotto a Tatsunokuchi per essere decapitato. Lungo la strada si fermò davanti al tempio di Hachiman ed esortò il bodhisattva e le altre divinità che avevano fatto voto di proteggere il praticante del Sutra del Loto, ad intervenire in suo favore. Poi riuscì a inviare un messaggero a Shijo Kingo che accorse al suo fianco con i tre fratelli, e lo accompagnò fino al luogo dell’esecuzione reggendogli le redini del cavallo e dichiarandosi deciso a morire insieme al maestro. Il Daishonin lo rassicurò dicendo: «Stanotte sarò decapitato. Questo è il desiderio che ho accarezzato in questi ultimi anni... Ora presenterò al Sutra del Loto il mio capo reciso e ne condividerò il merito con i miei genitori e quindi con i discepoli e credenti laici, come ti ho promesso».
Ma Nichiren Daishonin non poté essere decapitato. Quando già il carnefice aveva sollevato la spada, una sfera brillante attraversò il cielo illuminando vividamente la scena e terrorizzando i soldati. Questa è nota come la persecuzione di Tatsunokuchi (12 settembre 1271).
A Tatsunokuchi gli dèi buddisti, gli shoten zenjin, protessero il Daishonin: la mistica Legge nella sua vita si fondeva con la Legge universale penetrando il sole, la luna e le stelle. In quel momento egli nacque a nuova vita, come dice in una lettera a Shijo Kingo: «Fra tutti i luoghi del mondo, in Giappone ... a Tatsunokuchi riposa la vita di Nichiren. Poiché egli dette la vita per il Sutra del Loto, Tatsunokuchi può essere chiamata la terra del Budda». A Tatsunokuchi egli, abbandonando lo stato di comune mortale e l’aspetto transitorio di bodhisattva Jogyo, manifestò la sua vera natura di Budda Originale di kuonganjo. Questo si chiama hosshaku kempon.

ESILIO A SADO
Fallito il tentativo di giustiziarlo, fu condotto nella residenza di Homma Rokurozaemon Shigetsura a Echi in attesa delle decisioni del governo. Alla fine giunse l’ordine di esiliarlo a Sado, l’esilio più severo dal quale era difficile tornare. Ne L’apertura degli occhi scrive: «Una persona chiamata Nichiren fu decapitata fra l’ora del topo e l’ora del bue (a mezzanotte) il dodici settembre dell’anno scorso e la sua anima è giunta a Sado». La “sua anima”, spiegò Nichikan Shonin, era l’anima del vero Budda, l’entità originale del bodhisattva Jogyo.
Giunse a Sado il primo novembre e fu confinato a Tsukahara nella cappella diroccata (Sanmai-do) di un cimitero in cui venivano abbandonati i cadaveri dei poveri e dei giustiziati. La neve e il vento gelido entravano dalle crepe della cappella e Nichiren e Nikko Shonin che lo aveva accompagnato non avevano fuoco, né coperte, né vesti, solo un mantello di paglia per ripararsi dal freddo. Inoltre era proibito parlare con gli esiliati, fornire loro cibo e aiutarli in qualunque modo. Tuttavia anche qui il Daishonin fu protetto: Abutsu-bo e sua moglie Sennichi Ama, che si erano convertiti, a rischio della propria vita lo rifornirono dei generi di prima necessità, permettendogli di sopravvivere.
(continua)

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