I nodi del cuore


«Non potendo cambiare madre dovevo cambiare la mia tendenza cioè la mia causa interna che si manifestava in lei. Capii che era solo un’illusione pensare che noi possiamo cambiare le persone, noi abbiamo un potere più grande, cambiare il nostro karma».

Nel 2008 mia sorella per la prima volta mi disse: «Perché non provi a ripetere questa frase: "Nam-myoho-renge-kyo"?» Io come sempre pensai: «Le sue solite cavolate...». Il mio rapporto con lei è sempre stato conflittuale, non approvavo il suo stile di vita e quindi per me era normale non ascoltarla. Io sono di Modena, mi ero appena trasferita a Pisa ed era un periodo di grande solitudine e sofferenza. Una sera, spontaneamente, mi ricordai della frase di mia sorella e con mia grande sorpresa mi trovai davanti al muro a ripeterla. Iniziai per la prima volta a sentirmi sollevata, fu come un nodo che cominciava a sciogliersi. Non ho più smesso e ho capito che mia sorella tante cavolate non ne diceva. Dopo un anno ricevetti il Gohonzon e cominciai a fare molta attività buddista. I benefici arrivarono subito e la mia situazione lavorativa finalmente si sbloccò.
Il mio desiderio più grande era di avere una vera professione, ma la confusione era tanta e non avevo nessuna idea di cosa fare. Ho praticato perché uscisse il lavoro più adatto a me, sapevo di essere legata al mondo dello spettacolo perché avevo fatto tanto teatro e mio padre è un attore, ma non sapevo dove indirizzare le mie capacità, soprattutto perché non riuscivo a vederle. Di base c'era una forte mancanza di fiducia in me stessa. Non avete idea di quanto Daimoku ho recitato per far emergere il mio potenziale. La mia buona fortuna si materializzò in un produttore in pensione che mi indicò una strada che la mia mente non riusciva a vedere e, più gli dicevo che avevo fatto l'assistente alla regia occasionalmente in un film di terza categoria, più lui diceva: «Vuoi fare la segretaria di edizione?» Dentro di me pensavo: «Mah, forse è sordo?». Da quel momento ho sempre lavorato da professionista come segretaria di edizione nel mondo del cinema e della fiction e da una condizione finanziaria bassa sono arrivata a guadagnare benissimo e soprattutto ad avere una vera professione. Tutto questo grazie a un cambiamento profondo che con la pratica avevo realizzato.


Col "passare" dei Daimoku sentii che la mia sofferenza più grande, il nodo centrale della mia vita, era la mia situazione familiare. Nel Gosho di Capodanno, si legge: «L'inferno esiste nel cuore di chi disprezza suo padre e non si cura di sua madre» (SND, 4, 271), frase che rispecchiava esattamente la condizione in cui mi trovavo e che non riuscivo a cambiare, nascondendomi dietro l'impossibilità di prendermi cura di chi mi aveva creato molto dolore. La mia infanzia è stata molto traumatica, stavo sempre da sola, mia mamma non riusciva a trasmettermi la tranquillità di cui avevo bisogno, mi faceva odiare mio padre, che ci aveva lasciato quando avevo due anni, parlandomene in maniera distruttiva. Il suo comportamento sempre incentrato su se stessa, incurante di proteggere me e mia sorella fece sì che all'età di sei anni subissi degli abusi sessuali. All'età di ventiquattro anni trovai la forza per scappare di casa. Con la distanza e la maturità presi coscienza che mia mamma era seriamente alcolizzata e conduceva una vita ai margini della povertà e della disperazione. Non aveva lavoro, i pochi soldi che riusciva ad avere li spendeva nel vino, il suo compagno di allora beveva più di lei, la casa dove vivevano era una baracca. Ogni volta che tornavo a Bologna non riuscivo a starle vicino per la sua crescente decadenza e soprattutto per la certezza che non ci fosse più nessuna speranza che potesse riprendersi.
Iniziai a recitare Daimoku col desiderio che smettesse di bere, che cambiasse. Recitavo, facevo attività e studiavo il Buddismo, ma le cose non cambiavano. Sono anche andata dagli ALANON, i familiari degli alcolisti anonimi, i quali mi hanno spiegato cos'è l'alcolismo. Ho cercato di farla partecipare alle loro riunioni, ma mi rispondeva che io ero una psicopatica, che lei non aveva bisogno di nessuno e che non aveva nessun tipo di problema. Per me era diventato fondamentale che smettesse di bere, era la sola possibilità per eliminare un passato troppo doloroso. Ma, studiando più approfonditamente i testi buddisti, finalmente capii: soffrivo per avere una madre alcolizzata, ma non potendo cambiare madre dovevo cambiare la mia tendenza cioè la mia causa interna di soffrire a causa di mia madre. Capii che era solo un'illusione pensare che noi possiamo cambiare le persone, noi abbiamo un potere più grande, cambiare il nostro karma. Iniziai a recitare con vigore diverso, facevo due ore di Daimoku al giorno e svolgevo l'attività di byakuren che è stata per me fondamentale.
A dicembre del 2010 tornai a Modena e questa volta fu diverso, non soffrivo più nel vedere mia madre in quelle condizioni, riuscii anche a portarla al Centro culturale di Bologna dove recitammo insieme: questa era la causa più importante che potessi farle mettere nella sua vita. Due giorni dopo a Pisa incontrai la persona più straordinaria che potessi trovare con cui ho un rapporto di grande amore e con cui sto costruendo giorno per giorno una famiglia di valore. Non solo pratica lui, da sedici anni, ma anche la madre, il fratello, la cognata, la nipote e... il cane. Ero arrivata alla conclusione di avere risolto finalmente tutto, ma mia madre continuava a bere, e l'alcolismo è una malattia che porta alla morte. Era inutile che cercassi razionalmente una soluzione e materialmente non potevo fare nulla. Per la prima volta capii che dovevo rafforzare la mia fede e decisi di affidarmi completamente a Nam-myoho-renge-kyo. Non sapevo come, quando e in che maniera ma mia madre doveva smettere di bere.
Sei mesi dopo, ero all'estero per lavoro, telefonò mia sorella dicendomi in lacrime che mia madre stava per morire. Aveva avuto un ictus cerebrale, dovuto alla mancanza di cura verso se stessa e naturalmente all'alcool. Tornai a Modena. Il dottore ci disse che c'erano poche speranze e che se si fosse salvata sarebbe rimasta paralizzata perdendo anche l'uso della parola. Recitai Daimoku accanto al suo letto d'ospedale col desiderio che ogni singolo Daimoku andasse a ogni sua singola cellula. Dopo pochi giorni mia madre si riprese riportando solo un'invalidità al lato destro del corpo. Questa situazione è stata l'occasione per riavvicinare mia madre ai suoi fratelli con i quali aveva chiuso drasticamente da tempo i rapporti. Grazie a questa malattia mia madre ha ottenuto una pensione d'invalidità riconosciuta al 100% e presto avrà una casa tutta sua con un affitto bassissimo essendo case del comune. Inoltre come pittrice è riuscita a fare una mostra dipingendo i quadri con la mano sinistra. È un'esperienza molto forte pensare che da una grande sofferenza possa scaturire un grande cambiamento; è proprio vero che «il veleno si trasforma in medicina».
Mia madre aveva smesso di bere, aveva avuto una seconda possibilità nella vita, praticamente era rinata ma purtroppo nella mia mente continuava il risentimento profondo nei suoi riguardi e il dolore per le sofferenze passate continuava a riemergere. A dicembre io e il mio fidanzato siamo tornati a Modena decisi a trasformare i rapporti con i miei familiari. I miei sentimenti erano d'indifferenza, non avevo nemmeno voglia si sentirli al telefono. Il primo impatto fu di rabbia nel rivedere sempre le stesse tendenze che si ripetevano fra noi da sempre e, alla prima lite, stavo per andarmene infuriata. Ma questa volta la mia decisione era più forte. Avevo scelto di vincere contro me stessa e contro il mio karma, così guardai la situazione da un punto di vista diverso, cercando di vedere la sofferenza dell'altra persona. Ci siamo sedute, io e mia mamma, e ci siamo confessate i nostri reali sentimenti dicendoci veramente tutto. Per la prima volta ho sentito sciogliersi la sofferenza legata al passato e ho sentito il grande legame d'amore che ci unisce. Lei ha avuto la forza di scusarsi per il male che poteva averci causato, confessando a sua volta la sua grande sofferenza che non le permetteva di vivere con serenità. Per me è stata un'immensa vittoria perché sentivo che tutto quel dolore così radicato nella mia vita non mi permetteva di vivere appieno.
Adesso ho voglia di sentire mia madre molto spesso e ciò mi rende felice. E la mia vita ha cominciato ad avere una spinta diversa. Con il mio fidanzato abbiamo deciso finalmente di avere una casa tutta nostra, perciò ci siamo imbarcati a recitare un mare di Daimoku e in meno di due mesi abbiamo trovato una casa bellissima, con tutte le caratteristiche che avevamo deciso, anche col giardino! Sono sempre più consapevole che con il Daimoku e con una forte decisione si può trasformare qualsiasi situazione, così sono pronta ad affrontare con forza il mio futuro. (E. B.) (dati modificati)
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Commenti

  1. grazie per questa testimonianza , la sento così vicina alla mia vita che non posso che riconoscerne il grande valore e gioire per la grande vittoria. vincenzo

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