La giungla della vita

"Dopo quarant'anni di lavoro, decisi di cessare ogni attività e pensai che così sarei andato in pensione e tanti saluti a tutti. Volevo dedicare tutto il mio tempo libero all'attività buddista, al Centro culturale e alla pratica ma il karma negativo bussava ancora una volta alla mia porta".

Mi chiamo F. ma non sono in molti a saperlo a Firenze e, anche se lo sanno, continuano lo stesso a chiamarmi T.   Chissà, forse per una vecchia storia risalente agli anni Trenta... sì, perché di anni ne ho tanti. Sono nato nel 1923 in un sobborgo di Firenze, ultimo di cinque figli trascorrevo quasi tutto il giorno sull'Arno: capelli lunghi, niente costume ma un semplice straccio lì, come un selvaggio... ero giovane e volevo imitare Johnny Weissmuller, il famoso Tarzan.
Facciamo un salto in avanti di sessant'anni e andiamo al 1983, anno durante il quale mio figlio Mauro con alcuni amici buddisti e insieme alla mia seconda moglie Anna, una sera mi spinsero a partecipare a una riunione. A nulla valse la mia opposizione! Però devo dire che alla fine di questo incontro rimasi impressionato positivamente. Continuavo a chiedere a mia moglie e a mio figlio: «Ma siete sicuri che qualunque tipo di problema, sia di relazioni con gli altri che di salute, si possa risolvere con questa pratica?», e loro: «Parola di moglie e figlio! Non ti rimane altro che provare!». E così feci.


Avevo ormai da più di venti anni un fastidioso mal di testa e, cosa assai strana, mi veniva solo il sabato. Per i medici era una questione di autosuggestione per cui: niente medicine. Accusavo inoltre un dolore lancinante alla spalla destra, tanto che non ce la facevo nemmeno ad alzarla e nonostante le innumerevoli cure, il dolore c'era sempre e mi dava terribili crampi notturni. A causa di questi malanni a sessant'anni iniziai a praticare il Buddismo.
In quel periodo i rapporti con mia moglie facevano acqua e si parlava sempre più spesso di separazione. Recitai da subito molto Daimoku, facevo varie attività buddiste, studiavo il Gosho e seguivo anche un corso per soka-han (l'attività di protezione). Ma il "demone della pigrizia" mi teneva sempre d'occhio e mi sorprendevo a pensare: «Se non fosse per questi fastidiosi disturbi fisici, chi è più fortunato di me? Il lavoro fila alla perfezione, la salute quasi, non ci sono problemi di soldi, ho quattro figli sani e bravi... ma chi me lo fa fare?». Era una battaglia mentale, mi stavo scontrando con me stesso, ma continuavo... ormai ero in discesa! Infatti alla fine del 1984 ricevetti il Gohonzon e mi fu affidata la responsabilità di un gruppo. Cercavo di approfondire la mia fede giorno per giorno, recitavo tanto Daimoku concentrandomi su alcuni conflitti che mi portavo dentro fin da giovanissimo e di cui volevo liberarmi a tutti i costi. Partecipavo alle attività e da lì sentii che non mi sarei più fermato, mi piaceva quello che facevo, mi appassionava.
Scorreva così il 1985 e con non poco stupore iniziavo a suonare la campana con il braccio destro, cosa prima impensabile, il mal di testa del sabato se n'era andato su un altro pianeta, dei dolorosissimi crampi notturni nessuna traccia e con mia moglie un giorno ci siamo sorpresi a dire: «Ma noi non ci separiamo più? Cosa ci sta succedendo? Non litighiamo più?». Tutto questo dopo solo un anno di pratica e anche i miei vecchi conflitti interiori erano spariti. Forte di questi risultati mi buttai dentro con ancora più energia ed entusiasmo. Gli anni passarono veloci e tutto andò per il meglio fino al 1990.
Forse è nella natura dell'uomo sentirsi appagati e rallentai la mia attività buddista pensando che tutto procedeva regolare e che qualche ricompensa mi spettava di diritto. Errore. Agli inizi del '90 fui arrestato dai carabinieri con l'accusa di presunta ricettazione, rimasi in prigione per quindici giorni e poi venni prosciolto al processo; ebbi un accertamento fiscale con una multa di un miliardo; un incendio doloso al mio cantiere di autodemolizioni e molte delle mie auto storiche danneggiate o distrutte: ce n'erano circa cinquanta. Ebbi anche un incidente con la bici, mia grande passione, in cui riportai la frattura del femore che mi costrinse a letto due mesi: introvabili l'investitore e la macchina.
Mi sentivo amareggiato e chiesi un consiglio nella fede a Mitsuhiro Kaneda, allora direttore generale, che mi fece riflettere sul fatto che essere usciti indenni da un incendio di vaste proporzioni era già una fortuna, e che quindi non mi dovevo scoraggiare né arrendere e che i problemi sono utili e necessari. «È probabile - mi disse - che siano offese passate alla tua vita, pertanto devi lodare il Gohonzon e chiedere scusa non una sola volta. Usa la strategia del Sutra del Loto, cerca di essere costante e sincero nelle tua pratica per te e per gli altri».
Tornai al cantiere di lavoro. Era un vero disastro. Ma io, mio figlio e alcuni operai ci rimboccammo le maniche e con tanta fatica e tanto Daimoku ci rimettemmo in piedi. La frattura del femore si era perfettamente saldata e la battaglia con la Finanza l'ho sistemata con il tempo. Alle sfortune si susseguono le fortune, alle perdite i guadagni. Tutto sommato devo dire che le cose e gli affari avevano ripreso a girare come prima e anche meglio.
Nel 2001, quando tutto era tranquillo e dopo quarant'anni di lavoro, decisi di cessare ogni attività e pensai che così sarei andato in pensione e tanti saluti a tutti. Volevo dedicare tutto il mio tempo libero all'attività buddista, al Centro culturale e alla pratica ma il karma negativo bussava ancora una volta alla mia porta.
Nel 2002 il mio medico mi consigliò un controllo alla prostata presso un centro oncologico e dalla biopsia viene fuori la diagnosi: "adenocarcinoma prostatico", in poche parole un tumore maligno. Il medico che mi fece l'analisi mi informò che «esistono delle iniezioni bomba e per un po' di anni si va avanti...». Ma io non le volevo fare, avevo sentito parlare degli effetti negativi che provocano e così in fretta e furia salutai, presi la mia bicicletta e andai verso casa. Per fare il tragitto ci misi ben tre ore, ero sconfortato ma non scoraggiato e mentre pedalavo pensavo a tutte le persone che avevo incontrato durante i miei anni lavorativi perché appassionati come me di auto storiche e tra questi: medici generici, urologi, ortopedici, dentisti ecc, così ricorsi alla loro consulenza e tra questi ecco la persona e la cura giusta al momento giusto. Sono convinto che questo è un risultato di quando si pratica correttamente e sinceramente il Buddismo. E così invece dell'iniezione "da cavalli" come la chiamò questo nuovo medico, mi prescrisse delle piccole pillole, dicendomi di tornare dopo un anno.
Torno a parlare con Kaneda, che mi ha sempre dato dei consigli preziosi, il quale mi dice: «Non hai ancora chiuso il conto con il tuo karma negativo, ma non devi nemmeno per questo scoraggiarti. Devi sempre recitare tanto Daimoku, ma devi proprio desiderare di farlo e non saltare mai Gongyo, come accade ad alcuni membri quando si trovano in difficoltà. Non dimenticare di lodare il Gohonzon e di dedicarti a kosen-rufu, sono occasioni per alleggerire il tuo karma. Per quanto riguarda la tua malattia sforzati di proiettare il tuo Daimoku immaginando che raschierà via tutta la "sporcizia" proveniente dal tumore. Potenzia il "ruggito" per poter paralizzare e annientare la tua malattia».
Quando uscii ero un'altra persona, ero sempre più convinto di farcela e tenendomi sempre sotto controllo medico passò un anno. Da quel colloquio ho sempre recitato dalle due alle tre ore di Daimoku al giorno: volevo a tutti i costi sconfiggere il demone "maligno" e così al fatidico controllo, questa volta il risultato fu ben diverso: "ipertrofia prostatica di grado medio" - non presenti altre alterazioni! Rimango incredulo e balbetto qualcosa come: «Ma dottore io l'anno scorso avevo...» e lui mi risponde «Sì, sì, lo hai già detto... qui non risulta niente puoi andare e non tornare più. Va bene così!».
Non insisto più di tanto, prendo i risultati delle analisi, inforco la bicicletta e questa volta in mezz'ora sono a casa. Ringrazio il Gohonzon dal profondo del cuore e sento dentro di me un'immensa gratitudine. Comunico l'esito dell'esame anche al mio medico di famiglia che, incredulo, mi dice che non finirò mai di stupirlo con le mie "diavolerie"! E rincara la dose dicendomi: «Sicuramente c'è un errore da qualche parte. Mi dia retta vada a fare un controllo». Lo faccio, ma va tutto bene. Ma il mio medico continua a pensare che anche lì hanno sbagliato e mi consiglia di farmi una scintigrafia in un'altra clinica così finalmente sapremo la verità..., ma il risultato è sempre lo stesso: niente! Allora mi spedisce al Centro spinale di Careggi, ma del tumore nessuna traccia! Anzi un professore lì presente ammette che può essere vero che sia guarito grazie a una forte preghiera, perché nel frattempo gli avevo detto che sono buddista.
E così la storia del tumore "contestato" è finita. Non avrei mai immaginato che il signor "carcinoma maligno" fosse sconfitto definitivamente in così poco tempo... e a questo punto potrei anche pronunciare la frase del Gosho: «Considera prodigiosa la tua sopravvivenza. Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra. Allora, come afferma il sutra, "Tutti i nemici saranno annientati"» (SND, 4, 195). Vorrei rivolgere una sincera e calorosa preghiera a mia moglie Anna affinché riprenda la pratica buddista, poiché si sta "riposando" da più di sei anni. (F.S.)
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Commenti

  1. Mi hai emozionato. Grazie. Io ho ricominciato a praticare dopo 8anni, e prenderò il Gohonzon. Mai dire mai.

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  2. Grazie.... la tua esperienza mi ha dato la carica.... per rialzarmi....

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  3. Stefania Torino7 novembre 2013 11:38

    Grazie per la tua testimonianza. Io ho 37 anni e da due mesi mi è stato diagnosticato un cancro al seno . Poche settimane dopo la notizia ho conosciuto il Buddismo. Ho affrontato l'operazione con una donna che lavora nell'ospedale dove sono andata (che ho conosciuto tramite il buddismo) che pratica da 23 anni che mi ha dato la mano fino a quando non mi sono addormentata con l'anestesia e fino alla fine abbiamo detto Nam myoho renge kyo.... Aspetto l'istologico e nel frattempo pratico come se lo facessi da una vita..........come posso e come riesco.... Grazie alla pratica questo periodo di vero sconforto è diventato un'esperienza di vita............... Grazie grazie................

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  4. Stefania Torino8 novembre 2013 13:03

    ----Fare tutto ciò che posso è normale, fare al di là delle mie capacità è una sfida, dove finiscono le mie capacità comincia la mia fede, e una forte fede vede l'invisibile, crede l'incredibile, riceve l'impossibile.
    Daisaku Ikeda
    Sono di nuovo Stefania da Torino. Il mio istologico conferma: linfonodo non intaccato, capezzolo non intaccato, tumore in sito...........Non faccio le chemio..............
    Per tre mesi ho praticato con questa frase
    Ho ricevuto l'impossibile..........
    Grazie

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  5. Sono davvero contento Stefania. Grazie a te!

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