Quei piccoli segni di libertà

Sono piccoli momenti di gioia, di allegria, di simpatia che caratterizzano le mie giornate di lavoro con i bambini. Si tratta di relazioni che continuamente si intrecciano, di sguardi rassicuranti, di carezze e di affettuosità. Di lunghi racconti e ascolti, di improvvisazioni, di conoscenza reciproca, di tuffi nella fantasia. Non c’è nulla di scontato in questo tempo trascorso insieme: è un continuo mettersi in discussione ponendo attenzione alle emozioni, ai sentimenti, alle paure, ai conflitti che nascono e poi si risolvono da sé.
La vita è un processo affascinante e inesplorato e i bambini ora ne stanno percorrendo le tappe fondamentali: stanno costruendo la loro identità. E nel fare questo hanno bisogno di esprimersi liberamente, di ridere, piangere, saltare, cantare, sognare, creare, esplorare, costruire un interesse, ma soprattutto di avere qualcuno vicino che è felice di poterli ascoltare, che li tiene per mano, che infonde fiducia e coraggio, che valorizza una loro traccia lasciata su un foglio da disegno, che ride e si diverte sinceramente con loro.
E noi “grandi”… forse anche noi “grandi” non abbiamo bisogno di tutto ciò? Di ridere a crepapelle, di cantare a squarciagola, di confortare e sentirci confortati nei momenti tristi, di ascoltare un bellissimo racconto o poterlo raccontare in prima persona e gioire quando c’è qualcuno che ne condivide con te le emozioni?
Inoltre, il processo di costruzione dell’identità non è forse un processo che ci accompagna per tutta la vita regalandoci, se lo desideriamo, ogni passo avanti, una nuova importante conquista?
Eppure a volte preferiamo rimanere nel nostro piccolo io, chiusi nel guscio, con tutto ciò che ci appartiene, positivo o negativo che sia, magari sentendoci un po’ freddi, tristi o annoiati.
Ci viene persino il dubbio di avere perduto la fantasia, la creatività, il senso della nostra esistenza.
E allora? E allora non dobbiamo fare altro che “vivere”, ma nel vero senso della parola, senza lasciarci influenzare da condizionamenti o inibizioni, ma sentendoci liberi e padroni della nostra felicità. Basta farlo. Basta prendere la bici dopo una giornata di lavoro e uscire dalla periferia della città, percorrere le strade di campagna, sentire il profumo della terra, godere della luce e della vastità che ci circonda e poi guardarsi intorno: i campi di grano appena tagliati, alcuni alberi solitari, un cane ostinato che abbaia in un cortile… e sentirsi un tutt’uno.
E poi contenti di questa giornata appena trascorsa, ritornare tra le nostre cose, ritrovare gli oggetti familiari e le persone care e poi andare davanti al Gohonzon. E qui saranno sufficienti poche parole: «Grazie per averti incontrato».
Nadia Fornasari
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Commenti

  1. La pienezza che ti dà la consapevolezza è incredibile. Arrivi a fine giornata che ti sembra di essere un supereroe, davvero! :)

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