La vita di Nichiren Daishonin #7/10

Esilio a Sado

Fallito il tentativo di giustiziarlo, fu condotto nella residenza del signore di Homma a Echi in attesa delle decisioni del governo. Alla fine giunse l’ordine di esiliarlo a Sado, una fredda e inospitale località nel nord del Giappone, abitata in prevalenza da credenti nembutsu da dove era difficile che qualcuno tornasse vivo. Ma anche qui, alloggiato in una cappella diroccata, privo di vesti e cibo sufficienti, e con la sola compagnia del fedele discepolo Nikko, il Daishonin fu protetto. Nonostante i severi divieti governativi di prestare assistenza all’esiliato, Abutsu-bo e la moglie Sennichi Ama, che si erano convertiti, lo rifornirono dei generi di prima necessità, permettendogli di sopravvivere. In quel periodo affrontò in dibattito i preti delle altre sette, che sconfisse con facilità. Fu il dibattito di Tsukahara, svoltosi il 16 gennaio del 1272.
Un mese dopo, nel febbraio del 1272, fu scoperto un complotto ordito da Hojo Tokisuke, fratellastro del reggente Tokimune, per impadronirsi del potere. La congiura fu sedata e i suoi artefici giustiziati. Si era verificata la profezia di lotte intestine contenuta nel Rissho ankoku-ron e le autorità cominciarono a considerare con maggior rispetto il Daishonin. A Sado il Daishonin si dedicò a scrivere lettere per incoraggiare i discepoli, spiegandogli il significato e il valore profondo delle persecuzioni che stavano subendo e iniziò a porre le basi dottrinali per la diffusione del suo insegnamento nel futuro. Qui scrisse due fra i suoi trattati più importanti, che costituiscono la base teorica del Gohonzon: L’apertura degli occhi e Il vero Oggetto di culto in cui spiega rispettivamente l’oggetto di culto dal punto di vista della Persona e della Legge. (continua)
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