La Legge di causa ed effetto

Che differenza c'è tra karma e destino?
Gli esseri umani per lungo tempo hanno attribuito al fato, al destino o alla volontà divina quelle situazioni che li facevano sentire impotenti. Il Buddismo insegna che la causa dell'infelicità non risiede all'esterno, ma negli esseri umani stessi. La parola sanscrita karma significa azione: come in una catena ininterrotta, ogni azione produce un'azione futura, sia essa fisica (comportamento), verbale (parole) o mentale (pensieri). Ogni azione umana positiva o negativa, una volta compiuta, non svanisce con il passare del tempo: ogni atto permea la vita sotto forma di energia potenziale, influenzando il corso dell'esistenza da quel momento in poi. Non si tratta quindi di una forza esterna: il karma è l'insieme degli effetti di cause che abbiamo stabilito nel passato e che continuano a esercitare una profonda influenza sulle nostre azioni presenti.


Che cos'è la tendenza karmica?
Immaginiamo di aver imparato fin dai primi anni della nostra vita a non mostrare le nostre debolezze o la nostra fragilità di fronte al comportamento degli altri. Forse i nostri genitori si aspettavano troppo, forse ci sognavano perfetti. Questo atteggiamento interiore, questa reazione alle richieste dell'esterno gradualmente ci spinge a simulare una forza che in realtà non abbiamo nell'affrontare la vita e ci impedisce di chiedere aiuto e di confrontarci con gli altri. Scrive Richard Causton: «Quando si recita Daimoku affiorano alla coscienza quelle tendenze karmiche che sono la causa della nostra sofferenza: a quel punto la chiave per diventare felici consiste nel decidere profondamente di cambiare queste tendenze» (DU, 51, 17). Una sfida che si può vincere solo richiamando la nostra Buddità innata per superare quei limiti che a volte sembrano insormontabili e rompere quelle che il Buddismo definisce le "catene del karma".

Come posso influenzare il mio futuro?
Noi creiamo il karma tramite le nostre azioni, perciò abbiamo anche il potere di cambiarlo, recitando Nam-myoho-renge-kyo e agendo in sintonia con la Legge mistica. Questo significa che le nostre decisioni, anche se sono facilmente influenzate dalle nostre tendenze karmiche, possono prendere una direzione diversa, come vogliamo noi. Se compiamo - o rifiutiamo di compiere - una certa azione sapendo di avere un'alternativa facciamo una scelta: la tendenza karmica può benissimo averci spinto a scegliere una soluzione piuttosto che un'altra, ma non ha determinato la nostra azione. Recitare Daimoku ci mette in sintonia con la nostra natura di Budda e ci permette di far emergere la saggezza necessaria ad affrontare il problema, prima di agire con determinazione per risolverlo.

Perché recitare per i propri desideri se l'obiettivo è la Buddità?
Nichiren spiega che le illusioni e i desideri sono illuminazione (in giapponese bonno soku bodai, cfr. DB, 332). Shakya­muni aveva praticato l'ascesi e il digiuno e aveva compreso che il distacco dai desideri terreni non portava al raggiungimento della Buddità. Nichiren va oltre: spiega che possiamo ottenere l'Illuminazione e manifestare la Buddità proprio passando attraverso i desideri terreni, non prendendone le distanze o ignorandoli. Egli è consapevole che l'essere umano è fatto di desideri, speranze, paure, ansie, e che non è possibile eliminarli, né auspicabile farlo. I desideri sono l'espediente per andare ogni giorno davanti al Gohonzon, recitare Nam-myoho-renge-kyo, sviluppare la fede, sperimentare l'efficacia della pratica. Manifestare la Buddità tramite i desideri che animano la vita non si limita alla purezza della mente o alla gioia spirituale del cuore, comunque importanti: la Buddità rivitalizza la persona e l'ambiente, producendo cambiamenti prima interiori e poi esteriori, che portano a manifestare i benefici e a fare esperienze.

per approfondire:
W. Hochswender, G. Martin, T. Morino, Il Budda allo specchio, esperia, 2005.
La Legge meravigliosa, esperia, 2003.

dal Gosho

«La vita degli esseri umani è incatenata dal karma negativo, dai desideri terreni e dalle sofferenze innate di vita e morte. Ma grazie alle tre cause della Buddità - l'innata natura di Budda, la saggezza per divenirne consapevoli e l'azione per manifestarla - la nostra vita può arrivare senza dubbio a rivelare i tre corpi del Budda».
L'unica frase essenziale
(SND, 4, 240)

Commenti

  1. grazie a tutti voi per aver scritto così chiaramente riguardo al karma.....da poco mi sono avvicinata al Buddismo e giovedi sarà la prima volta che introdurrò io l'argomento da discutere allo Zadankai: il principio di causa ed effetto.Sono un poco emozionata ma credo andrà tutto bene.Ancora grazie Marina da Napoli

    RispondiElimina
  2. alessandra bonaventura1 ottobre 2013 19:48

    Domani mattina parteciperò al mio primo zetankai (l'ho scritto bene?), l'argomento saranno le tendenze karmiche e mi fa piacere aver trovato questa pagina, aggiungo a preferiti! continuate vi prego, anche a distanza di due anni , qualcuno come me è passato e ha trovato ciò che cercava!

    RispondiElimina

Posta un commento