La vita di Nichiren Daishonin #1/10

Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222 a Kominato, una località marina nei pressi di Tojo, provincia di Awa, sulla penisola che delimita a est la baia di Tokyo. Il padre, pescatore, si chiamava Mikuni-no Tayu e la madre Umegiku-nyo. In Lettera da Sado Nichiren afferma di essere nato «povero e umile in una famiglia chandala». Nella società indiana, chandala era la classe più bassa, quella dei fuoricasta o intoccabili, individui che facevano lavori ritenuti impuri come i macellai o i becchini. Poiché i pescatori vivono uccidendo i pesci, il Daishonin si definì di famiglia chandala.
Alla nascita ricevette il nome di Zennichi-maro e a dodici anni entrò nel tempio Seicho-ji per ricevere un’istruzione religiosa e generale. Al Seicho-ji e pregò davanti alla statua del bodhisattva Kokuzo e fece voto di diventare l’uomo più saggio di tutto il Giappone. E, come egli stesso racconta, a sedici anni “ricevette” un “gioiello di saggezza”, cioè una prima Illuminazione alla realtà della vita e dell’universo.
A sedici anni fu ordinato prete dall’abate Dozen-bo, il suo maestro, e prese il nome di Zesho-bo Rencho. Quindi, recandosi in vari templi si dedicò a studiare tutte le scritture e le dottrine delle varie scuole buddiste, spesso in contraddizione tra di loro, alla ricerca di un modo per alleviare le sofferenze delle persone del suo tempo. Infine si convinse che l’insegnamento fondamentale di Shakyamuni è il Sutra del Loto e che nella profondità di questo sutra è nascosta la grande Legge di Nam-myoho-renge-kyo. Ciò non fece che accrescere il suo “grande desiderio” di condurre tutte le persone alla felicità e lo portò a formulare dentro di sé un secondo voto, di portata ancor più vasta, quello di dedicare la vita alla propagazione di Nam-myoho-renge-kyo, cioè la decisione di realizzare kosen-rufu che accrebbe ulteriormente la profondità della sua illuminazione. (continua)
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